Austria al voto, vincono i popolari di Kurz

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L’Austria chiamata al voto cambia pagina e vira a destra con il trionfo del conservatore e popolare, Sebastian Kurz (31 anni) ministro degli Esteri austriaco

kurzI dati sul voto in Austria hanno confermato le previsioni della vigilia: dopo 15 anni, i popolari (ÖVP) tornano primo partito del paese, mentre a contendersi il secondo posto, socialdemocratici (SPÖ) ed estrema destra (FPÖ).

Popolari e socialdemocratici hanno governato in una grande coalizione dal 2006 ad oggi. Ma l’idillio tra i due “tradizionali” partiti moderati è giunto al capolinea e dal voto appare probabile un’alleanza tra popolari ed estrema destra. Infatti, a partire dalla metà degli anni Ottanta il consenso di cui godevano popolari e socialdemocratici è calato: dal 93% dei seggi a disposizione nel 1983, al 54% del 2013. Il sistema elettorale austriaco, un proporzionale puro con soglia di sbarramento al 4%, non è efficace nel contenere la crescita delle alternative radicali, solitamente rappresentate dall’estrema destra del Partito della Libertà (FPÖ).
Una grande coalizione formatasi più per mancanza di alternative che per una reale convergenza di interessi tra i due partiti, rende oggi poco probabile che socialdemocratici e popolari tornino a governare insieme. Più probabile invece una convergenza a destra tra l’ÖVP, che negli ultimi tempi ha inasprito i toni del dialogo e FPÖ.
L’ascesa del giovane leader Sebastian Kurz (appena 31 anni) alla testa dell’ÖVP ha riportato il partito in vetta ai sondaggi. Grazie a Kurz i popolari sono tornati primo partito nel paese dopo 15 anni.

Già ministro degli esteri austriaco, Kurz è stato spesso paragonato a Emmanuel Macron. Entrambi hanno saputo “approfittare” della crisi di un partito moderato tradizionale ma, mentre Macron ha fondato un proprio movimento En marche! prendendo le distanze dal partito socialista, Kurz ha personalizzato un partito alla deriva, ribattezzando il partito popolare in “lista Kurz – il nuovo ÖVP”, conservando tuttavia apparati e legami con il “vecchio” partito. Anche per questo bisognerà vedere se Kurz cederà alle pressioni della vecchia dirigenza. Altra differenza con Macron, riguarda il programma: mentre il presidente francese ha scelto di fare una campagna europeista e antipopulista, Kurz ha assecondato paure e insicurezze degli austriaci, avvicinandosi alla destra sui temi della sicurezza e della emigrazione. Sulle tematiche migratorie, la politica austriaca è molto attenta (sono dello scorso agosto le tensioni con l’Italia a causa dello schieramento di un piccolo contingente di soldati al Brennero): l’Austria non solo è stata una delle principali destinazioni europee dei flussi di migranti provenienti dalla rotta balcanica (quasi 150.000 richieste d’asilo in due anni, l’1,7% della popolazione del paese), ma anche transito di centinaia di migliaia di persone che hanno attraversato il paese nel tentativo di raggiungere altri Stati europei come Germania e Svezia.

La percezione di una “invasione” di stranieri è stata strumentalizzata dal FPÖ, che ha accusato i partiti al governo di accondiscendenza nei confronti dell’Europa. L’ascesa di FPÖ ha spinto i partiti della grande coalizione al governo, inizialmente favorevoli ad aiutare Italia e Grecia nei ricollocamenti d’emergenza di richiedenti asilo, ad adottare politiche securitarie vicine ai paesi del gruppo di Visegrád (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia) che alla linea più morbida della Germania di Angela Merkel.

Dopo il voto, il presidente della Repubblica austriaca Alexander van der Ballen darà l’incarico a Sebastian Kurz di formare il governo, non prima di questo venerdì dopodichè inizieranno le consultazioni con i possibili partner di coalizione. Kurz ha già fatto sapere di voler parlare con tutti, prima di iniziare le trattative. L’ultima volta ci vollero 78 giorni per formare il governo, mentre nel 1999, 124 per la coalizione nero-blu (popolari e destra oltranzista Fpoe).

(di Alessandra Esposito)

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