Generazione Fake News: crolla la fiducia nei media

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Il Washington Post lancia l’allarme sulla mancanza di fiducia della popolazione nei confronti dei media. Le fake news diventano la regola, e la verità?

Un tempo per cercare informazioni si ricorreva all’Enciclopedia Britannica o, se si era particolarmente campanilisti, alla Treccani. Oggi che i dati e le notizie corrono veloci, il web è diventata la principale fonte informativa per la maggior parte della popolazione mondiale. Di certo questo ha portato un grande progresso in quanto tutti, o quasi, possiamo essere sul pezzo, su qualsiasi pezzo, nel giro di pochi secondi, con una spesa minima e con una grande democraticità. Per contro  le notizie false, le cosiddette fake news, stanno diventando un elemento ineludibile dell’informazione e riuscire a distinguere ciò che è vero da ciò che non lo è diventato complicato. Questo problema circa la veridicità delle notizie porta con sé effetti ancor più preoccupanti, quali la sempre minore fiducia dei cittadini nei confronti di ciò che leggono, ascoltano o vedono. E questo vale soprattutto per i giovani ormai identificati come la “generazione fake news”.

Secondo recenti studi e secondo The Washington Post, i cittadini sono sempre meno propensi a credere a ciò che affermano i media. La paura di incappare in una notizia falsa, in una bufala ben costruita, è talmente alta che per ovviare a questo problema la maggior parte delle persone etichetta tutto come fake news. Per certi versi sembra impossibile dar loro torto. La  quantità di notizie false, la massa di rumors e pettegolezzi venduti come verità assolute e scoop da prima pagina sta diventando talmente consistente che non si può fare a meno di essere sospettosi. E attenzione, qua non si tratta di quelle notizie eccezionali tipo lo sbarco sulla luna o l’attentato di Kennedy, sulle quali si è sempre discusso. Si parla piuttosto dell’ultima notizia di economia, delle news relative alla lotta al terrorismo, dell’annuncio dell’ennesima pandemia trasmessa da qualche volatile.

In pratica, la questione è talmente seria, che a essere messe in discussione non sono più le notizie di per sé, ma gli stessi media e le loro fonti. Se tutto è fake news allora i giornali, le TV, i siti di informazione sono dei portatori più o meno inconsapevoli di cialtronerie. Ma allora dobbiamo veramente tornare all’Enciclopedia Britannica? Dobbiamo davvero rinunciare alla rivoluzione portata da internet nelle nostre vite per inseguire quelle verità che la rete nasconde fra le sue maglie? Dobbiamo realmente fare un passo indietro per ripristinare un elevato standard informativo?

Probabilmente queste sono misure un po’ drastiche, ma la necessità di ridare fiducia ai telespettatori, ai lettori e a coloro che usano il web per informarsi è senza dubbio un obiettivo chiave dei media. Uno dei primi a essersi reso conto di questa necessità è stato Facebook, che ha dichiarato guerra ai fake già all’inizio del 2017. Il fatto che proprio la piattaforma creata da Mark Zuckerberg abbia deciso di prendere di petto questo problema la dice lunga su quanto sia grave la questione. Facebook è il più grande social network al mondo, dove le news, vere o false che siano hanno la possibilità di propagarsi con una velocità e dimensioni assai elevate. Per questo motivo a Menlo Park devono aver pensato che la lotta senza quartiere alle fake news sia un qualcosa di estremamente importante. Se passasse l’idea che Facebook dà voce alle bufale, la credibilità del social verrebbe meno anche in settori attigui a quelli dell’informazione propriamente detta. Questo vorrebbe dire meno inserzioni, meno scambi, meno utenti e meno Facebook.

Ma non c’è solo Facebook in prima linea nella battaglia contro i fake. Anche gli altri colossi dell’informazione e dei social media stanno correndo ai ripari per evitare di diventare dei porti franchi per le bufale. Sempre in casa Zuckerberg, anche Instagram sta studiando una strategia per combattere le immagini farlocche. Non meno aggressiva appare essere la battaglia portata avanti da Google, che ha addirittura modificato l’algoritmo di ricerca per rendere la vita più difficile ai siti che pubblicano abitualmente notizie false e non verificate. Twitter da parte sua sta studiando uno strumento che permetta agli utenti di segnalare i fake.

E i giornali, i siti di informazione e le emittenti radiotelevisive? Nei mesi passati in molti si spesi scaricando le colpe sui social media quali veri untori di notizie false. Tuttavia i social sono solo canali di propagazione di news già battute da agenzie stampa e spesso rilanciate dai media. Forse, un controllo più accurato di ciò che viene trasmesso e pubblicato potrebbe aiutare a ripristinare quella credibilità dell’informazione che ormai sembra essere sempre più risicata. Se il desiderio di far notizia prevale sul controllo delle fonti e di ciò che diamo in pasto al pubblico, è ovvio che alla lunga quello stesso pubblico tenderà a a non fidarsi. Risalendo alle fonti poi, non sarebbe male se prevalesse una certa moderazione dei toni. Sia sul piano politico sia su altre questioni quali la salute pubblica, la lotta al terrorismo o i temi etici, appare più consigliabile mantenere un low profile, che eviti titoli sensazionalistici e inutili inasprimenti del dibattito pubblico. Le notizie false non si combattono tornando all’età della pietra, ma piuttosto facendo sì che la filiera dell’informazione sia controllata e certificata. Se riuscissimo a far questo, probabilmente la generazione fake news e la sua disaffezione per ciò che rappresenta il mondo dell’informazione diventerebbero a loro volta dei semplici fake.

(di Christopher Rovetti)

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