Bambini e benessere nel il Rapporto Unicef : povero 1 bambino su 5

Studio Unicef sul benessere dei bambini nei paesi ricchi: 1 su 5 è povero; 1 su 13 è un NEET; 1 su 10 vive in famiglie senza genitori con impiego stabile

L’UNICEF ha pubblicato il rapporto Costruire il futuro – I bambini e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile nei paesi ricchi, un Report Card che offre una valutazione sul benessere dei bambini in 41 paesi dell’Unione europea (UE) e dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), paesi ad alto reddito o cosiddetti “paesi ricchi”.

Il concetto di “benessere” dei bambini è contenuto nella Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (1989) ed è stata ripresa sia dagli obiettivi di sviluppo del millennio (MDG) del 2000 sia dagli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) del 2015.
Rispetto agli MDG, gli SDG mirano a obiettivi più ambiziosi ossia universali e validi per le nazioni ricche e per quelle povere.

Secondo il rapporto, assicurare il benessere dei bambini (inclusi migranti e profughi) è fondamentale per raggiungere lo sviluppo di lungo termine. Investire nell’infanzia è importante: bambini sani e istruiti sviluppano il loro potenziale e danno il loro contributo personale alla società. Diversamente, i problemi di sviluppo nell’infanzia spesso – dice il rapporto – proseguono anche nell’età adulta: “Le condizioni di vita favorevoli dei bambini di oggi costituiranno le fondamenta del benessere delle nostre società di domani”.

Il Report Card utilizza una serie di indicatori al fine di monitorare gli SDG rilevanti per l’infanzia e focalizzare l’attenzione sugli obiettivi e i traguardi necessari per il benessere dei bambini nei paesi ricchi: riduzione della povertà, sicurezza alimentare, istruzione equa e inclusiva, uguaglianza di genere ed emancipazione, occupazione piena e dignitosa, città inclusive, sicure e durature, produzione e consumo sostenibili.

Nei paesi ricchi, in media, un bambino su 5 vive in povertà (il parametro standard della povertà è basato sul reddito) e vivere in povertà durante l’infanzia può causare danni permanenti in termini di salute, nutrizione, istruzione con effetti di ampi divari di reddito da adulti.
Tra gli interventi per ridurre la povertà suggeriti dal Report, l’erogazione di prestazioni sociali, potenzialmente molto efficaci: le prestazioni sociali nei paesi ad alto reddito riducono mediamente i tassi di povertà infantile di quasi il 40 per cento.

Nei paesi ad alto reddito, un bambino su 8 vive in condizioni di insicurezza alimentare (definita come la mancanza di accesso garantito a cibo sufficiente, sicuro e nutriente). Un dato inaccettabile se si considera l’abbondanza di risorse alimentari disponibili. Anche l’obesità è una forma di malnutrizione e la sua incidenza è in aumento.

Nei paesi presi in esame, i tassi di mortalità neonatale, di suicidio tra gli adolescenti, di ubriachezza e di gravidanze precoci sono in diminuzione, anche se i divari tra i paesi con i risultati migliori e peggiori su ciascuno di questi indicatori rimangono ampi. Tuttavia, nella maggior parte dei paesi tra il 2010 e il 2014 si è registrato un aumento dei problemi di salute mentale riferiti dagli adolescenti. Un adolescente su 4 afferma di manifestare due o più sintomi psicologici almeno una volta alla settimana.

Fornire un’istruzione di qualità, equa ed inclusiva, e opportunità di apprendimento per tutti si conferma essere tra gli SDG prioritari visto che, secondo il report Card, persino nei paesi solitamente in cima alla classifica, un quindicenne su 5 non raggiunge un livello di competenze basilare: “L’investimento nell’istruzione dei bambini” precisa il report “è un aspetto chiave di qualsiasi visione degli SDG incentrata sull’infanzia. La mancata acquisizione di competenze di base nelle materie fondamentali a ciascun livello di istruzione comporta un alto costo per i singoli bambini e per l’intera società a causa dell’abbandono scolastico, dei livelli inferiori di produttività e salari, e dei maggiori tassi di disoccupazione e inattività”.

Circa l’obiettivo dell’uguaglianza di genere, una donna su 16 nei paesi ad alto reddito dichiara di aver subito abusi sessuali da parte di un adulto prima dei 15 anni di età mentre i pregiudizi sui ruoli di genere comunicati durante l’infanzia giocano un ruolo importante nella riproduzione delle
disuguaglianze di genere nell’età adulta. In tutti i paesi che raccolgono dati al riguardo, più bambine che bambini dichiarano di partecipare alle faccende domestiche e in media, il 14 per cento degli adulti nei paesi del campione ritiene che l’istruzione superiore sia più importante per i ragazzi che per le ragazze, seppur con un ampio ventaglio di opinioni: l’idea è sostenuta dal 3 per cento degli intervistati in Svezia e dal 32 per cento in Turchia.

Per quanto riguarda la crescita economica e l’occupazione piena, dignitosa e produttiva, 1 giovane su 13 non lavora, non studia e non segue un programma di formazione (NEET) e la percentuale di questi giovani inattivi è molto più alta in Europa meridionale e in America Latina. Circa un bambino su 10 vive in un nucleo familiare in cui nessun adulto ha un impiego.

Nei paesi ad alto reddito permangono notevoli disuguaglianze. In due terzi dei paesi, il 40 per cento dei nuclei familiari più poveri con bambini percepisce complessivamente un reddito inferiore a quello del 10 per cento più ricco (queste disuguaglianze raggiungono un picco in Bulgaria e in Messico e sono minime in Islanda e Norvegia).

Secondo il Rapporto dell’Unicef, la metà dei paesi ad alto reddito studiati non rispetta gli standard di sicurezza fissati dall’Organizzazione mondiale della sanità (WHO, World Health Organization) per la qualità dell’aria urbana e i bambini sono particolarmente vulnerabili a questo tipo di inquinamento.
Mentre, per quanto riguarda i modelli sostenibili di consumo e produzione, dallo studio emerge che i giovani che vivono nei paesi ad alto reddito sono per la maggior parte al corrente delle sfide ambientali del mondo moderno: in media il 62 per cento dei quindicenni conosce almeno cinque di una serie di sette importanti problemi ambientali (aumento gas serra, uso OGM, smaltimento scorie nucleari, inquinamento atmosferico, deforestazione, penuria risorse idriche etc).

In conclusione, dallo studio emerge che nella maggior parte dei paesi ad alto reddito si è registrata una diminuzione dei tassi di mortalità neonatale, di suicidio fra gli adolescenti, di gravidanze precoci e di ubriachezza. I giovani dimostrano un elevato livello di consapevolezza ambientale pressoché ovunque.
Ciò nonostante i paesi ad alto reddito sono ancora distanti dall’assicurare ai propri bambini le condizioni descritte dagli SDG. La disuguaglianza dei redditi è in aumento, la salute mentale degli adolescenti continua a peggiorare e l’obesità infantile è in crescita. Nessun paese evidenzia buoni risultati su tutti gli indicatori. A differenza degli MDG, gli SDG sono soggetti a una serie di fattori esterni, quali la globalizzazione, l’inquinamento, i flussi migratori. Essi richiedono pertanto l’attenzione di tutti i paesi, in collaborazione, indipendentemente dal loro livello di ricchezza.

(di Alessandra Esposito)

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