Il vertice di Versailles e la nuova Europa a più velocità

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Un’Europa a più velocità che consenta di proseguire verso una maggiore integrazione. E’ questo l’esito del vertice di Versailles tra Merkel, Hollande, Rajoy e Gentiloni. 

epa05833694 (L-R) Spanish Prime Minister Mariano Rajoy, German Chancellor Angela Merkel, French President Francois Hollande and Italian Prime Minister Paolo Gentiloni visit the Hall of Mirrors at Versailles Palace during a summit gathering heads of state and governments from France, Germany, Spain and Italy, in Versailles, near Paris, France, 06 March 2017. The Versailles summit comes in preperation for a meeting of EU leaders on 25 March in Rome to mark the 60th anniversary of the Treaty of Rome. EPA/MARTIN BUREAU / POOL MAXPPP OUT

Si chiama Multi-speed Europe: l’Europa a più velocità, l’Europa a due velocità, l’Europa a geometria variabile.
L’Eurozona (composta da 19 Stati dell’Unione europea) e gli accordi di Schengen (attualmente non include Bulgaria, Cipro, Croazia, Irlanda, Romania e il Regno Unito ma include tre Stati terzi: Norvegia, Svizzera e Islanda) sono un esempio in tal senso.
Il concetto alla base dell’Europa a più velocità è il seguente: più sono i membri nell’Unione, più difficile diventa raggiungere il consenso nelle varie questioni e meno probabile è che tutti vogliano avanzare alla stessa velocità nei vari campi.

Lo scorso 6 marzo si è tenuto un vertice a Versailles tra Germania, Francia, Italia e Spagna, il cui leit motiv è stato l’intenzione dei Governi partecipanti di avanzare a ritmi diversi, fermo restando la solidarietà a 27 che va comunque difesa e rafforzata, ove possibile.
Dobbiamo avere il coraggio di accettare che alcuni Paesi possano andare avanti più rapidamente” ha detto Angela Merkel sottolineando che queste “cooperazioni diversificate” non saranno chiuse ma dovranno “restare aperte“. Ed ha aggiunto “se ci fermiamo tutto quello che abbiamo costruito potrebbe crollare“.
Per Paolo Gentiloni serve un’Unione Europea “più integrata ma che possa consentire diversi livelli di integrazione. E’ giusto e normale che i Paesi possano avere ambizioni diverse e che a queste ambizioni ci siano risposte diverse, mantenendo il progetto comune“.

I 4 leader hanno difeso il percorso comunitario e il processo di integrazione europea, cercando le vie del rilancio in un momento che sembra di difficoltà, dopo il referendum dello scorso giugno nel Regno Unito, le tensioni sui migranti, sulle politiche di austerità, per i populismi e i nazionalismi che ovunque crescono e si sviluppano e che spaventano soprattutto Francia e Germania alle prese, quest’anno con le elezioni politiche.

Durante il vertice, Gentiloni ha parlato di “diversi livelli di integrazione“, la Merkel di “cooperazioni differenziate“. Possono sembrare concetti simili ma la sostanza è diversa. Per Roma e Parigi ad esempio ci vuole “un’Europa della difesa”, un’idea che risale a progetto della Ced fallito nel 1954, tre anni prima dei trattati di Roma, un progetto il cui fallimento aprì le porte proprio a quei trattati.

Il nostro Presidente del Consiglio ha insististito sulla necessità della crescita economica che permetta l’abbandono dell’austerità: “Abbiamo bisogno di un’Europa sociale, che guardi alla crescita e agli investimenti. Un’Europa in cui chi rimane indietro non consideri l’Ue come una fonte di difficoltà ma come una risposta alle proprie difficoltà. E non siamo ancora a questo livello“.

Il Presidente Hollande, che ha fatto gli onori di casa, è stato chiaro: “Siamo in un contesto in cui le incertezze e le preoccupazioni sono molte. Alcuni principi come lo stato di diritto e anche la pace sembrano essere messe in discussione. Per questo motivo non possiamo solo celebrare i trattati di Roma. Lo status quo non può essere la soluzione, soprattutto dopo la Brexit, dobbiamo innanzitutto garantire la sicurezza e la difesa. E dobbiamo definire insieme una politica migratoria. Occorre che ci sia una politica di sviluppo e partecipare alla risoluzione della crisi in Medio Oriente e in Ucraina”. Sull’economia: “Non serve il protezionismo ma neanche l’eccessivo libero scambio. Non ci sarà nessuna soluzione se prevarrà la voglia isolarsi“.

Il Cancelliere tedesco Angela Merkel: “L’Europa è stata costruita sulla pace, Versailles ne è uno dei simboli (il riferimento è al trattato di pace del 1919, ndr) ma se ci fermiamo tutto quello che abbiamo costruito potrebbe crollare“. E ha continuato: “Abbiamo tutti l’obbligo di continuare la costruzione europea. L’Unione europea deve essere un protagonista solida di fronte agli altri protagonisti della globalizzazione. Deve essere l’Unione della prosperità. Ci vogliono posti di lavoro“. E ancora: “Serve una responsabilità comune e questa responsabilità ci sarà nella dichiarazione di Roma“.

L’Unione europea è una storia di successo. Sono stati 60 anni di pace e democrazia“, ha spiegato il premier spagnolo Mariano Rajoy. “Per questo motivo occorre difenderla“, ha concluso.

Il vertice di Versailles tra i quattro Paesi più popolosi dell’Ue, meno la Gran Bretagna (esclusa causa Brexit) precede di qualche giorno l’anniversario dei 60 anni dalla firma dei trattati di Roma (25 marzo 1957) istitutivi della CEE (Comunità Economica Europea) e dell’Euratom (Comunità europea dell’energia atomica).
La Capitale si prepara a ospitare le celebrazioni e ad accogliere i Capi di Stato e di Governo dei Paesi membri dell’Unione europea. Alta l’attenzione soprattutto per il rischio terrorismo.

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