Diario metropolitano: la scrittura crea dipendenza

Ciao, sono Clementine.

Oggi, la mamma mi ha portato da uno psicologo.

Sostiene che io abbia bisogno di un aiuto e di un supporto e che per molti versi, io sia una persona altamente ingestibile. Il fatto ancora più spiacevole è che mi accusi di essere insensibile, spregiudicata ed egoista e non si sia mai resa conto di quanta cura e quanto impegno io abbia dispensato per far germogliare quella piantina di violette, sul balcone della mia stanza.

Ho tentato di spiegarle che il mio comportamento è il risultato di una fase particolare che contraddistingue le personalità più complesse e vulnerabili. Ma lei non ha voluto sentir ragione e, quando al compleanno di zio Franco ho risposto alle provocazioni di mio cugino Adolfo che mi tacciava di essere una sporca zecca rossa, lei, imbarazzata dalla mia reazione poco elegante, ha deciso democraticamente di mettermi sotto osservazione.

Proprio come un criceto in un laboratorio freddo e angusto.

La sala d’attesa dello psicologo di via Tuscolana 126, scala a interno 2, è tappezzata di libri antichi e polverosi. La segretaria del dottore è zoppa e con i capelli sempre arruffati. Si rivolge con fare annoiato, legge qualche rivista di cronaca rosa e negli intervalli di tempo, senza alcun tipo di ritegno, si fa la manicure.

Ecco il mio turno.

La lista della spesa è pronta. Finalmente potrò sfogarmi senza ritegno, far credere al mondo che io sia una persona altamente problematica e che la mia realtà interiore sia così impenetrabile ed angusta, da non consentirne l’accesso neanche al Siddharta.

E sono qui a scriverne un diario. Ma mica per mia volontà: lo psicologo baffuto mi ha consigliato di mettere ordine nella testa. In che modo? Utilizzando la metafora dei calzini. La conoscete? Quella secondo cui, ogni volta che stendiamo le robe colorate, a conclusione del lavaggio in lavatrice, tendiamo ad accostare il calzino di un colore a quello del medesimo paio. Ecco la soluzione, la metafora perfetta: cercare un criterio di ordine e di normalità nella vita caotica di una ragazza qualunque.

 

(di Greta Marraffa)

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