Amarcord: Dragan Stojkovic e il Verona, cronaca di un fallimento inaspettato

Verona_FC_-_1991-92_-_Răducioiu,_Stojković_e_PrytzLa foto è emblematica: i tre stranieri del Verona 1991-92 abbracciati al campo di allenamento durante il ritiro estivo. Il centravanti rumeno Florin Raducioiu a sinistra, il regista svedese Robert Prytz a destra e, soprattutto, la mezzala jugoslava Dragan Stojkovic al centro. Già, Dragan Stojkovic, uno dei calciatori slavi di maggior talento, colonna della nazionale e della Stella Rossa Belgrado, calciatore di straordinarie qualità tecniche ed eccellente carisma. I tre sorridono, i tifosi veronesi sognano. Nove mesi più tardi le facce saranno completamente diverse.

Dragan Stojkovic, nato a Niš in Serbia il 3 marzo 1965, è un centrocampista offensivo dai piedi raffinati, dalla buona potenza fisica e dall’ottimo senso del gol; con la maglia della Stella Rossa Belgrado ha giocato dal 1986 al 1990 segnando 48 gol e contribuendo alla vittoria dei biancorossi di due campionati jugoslavi e una coppa nazionale, affermandosi come uno dei talenti migliori d’Europa. Nell’estate del 1990, dopo un ottimo mondiale in cui la Jugolsavia si è arresa all’Argentina ai quarti di finale e solo dopo i calci di rigore, passa all’Olympique Marsiglia, all’epoca la più forte compagine francese, con cui vincerà lo scudetto seppur non da protagonista, perchè dopo sole 11 presenze si infortuna gravemente al ginocchio lasciando anzitempo la stagione. Il Marsiglia inizia ad avere dei dubbi sul recupero di Stojkovic, medici e dirigenti sospettano che da quell’incidente lo jugoslavo non tornerà più quello di prima, inoltre le ingenti potenzialità economiche del discusso presidente Tapie consentono alla formazione transalpina di acquistare altri calciatori di primo livello sacrificando anche il talento dell’ex pupillo della Stella Rossa. Parallelamente a Verona c’è un giovanissimo presidente che si chiama Alberto Mazzi e che sta assistendo al ritorno dell’Hellas Verona in serie A dopo un anno in serie B a seguito della retrocessione nella primavera del 1990 e la fine dell’era Bagnoli, l’artefice dello storico scudetto di cinque anni prima. Il Verona torna in serie A per il campionato 1991-92 e Mazzi promette grandi colpi che cementino una buona squadra e possano aprire un nuovo ciclo; in panchina c’è Eugenio Fascetti, in attacco arriva Raducioiu dal Bari, un attaccante che fa pochi gol ma tanto lavoro, a centrocampo c’è l’ordinato e preciso regista svedese Prytz, oltre all’eterno Pietro Fanna, mentre la giovane punta Lunini può essere la rivelazione dell’anno. Manca però la ciliegina sulla torta, anche se il presidente veronese sembra avere le idee chiare: vuole portare in Italia e rilanciare un campione come Dragan Stojkovic.

Mazzi vola in Francia, parla col Marsiglia e sonda il terreno per acquistare il calciatore jugoslavo: i francesi danno il loro assenso alla cessione, le due società si accordano per una cifra di poco inferiore ai 9 miliardi di lire, ma prima di firmare, il presidente scaligero parla anche coi medici per capire le reali condizioni di Stojkovic; i responsi sono positivi, anche se il ginocchio dello jugoslavo ha fatto un crack pesante, non sarà facile farlo tornare al 100% in breve tempo. Ma Alberto Mazzi ormai ha preso la sua decisione, è troppo innamorato del talento di quel calciatore che in Italia potrebbe essere decisivo e riportare il Verona nelle zone medio alte della classifica, oltre ad elettrizzare un pubblico esigente ed appassionato come quello gialloblu. Il presidente è talmente convinto che telefona al suo direttore sportivo Franco Landri e blocca il trasferimento di un giovane e promettente centravanti argentino già pronto a firmare col Verona: un certo Gabriel Omar Batistuta che i veneti scaricano e indirizzano verso la Fiorentina, occupando la terza ed ultima casella degli stranieri con Dragan Stojkovic, nel frattempo entusiasta del trasferimento in Italia. Il giorno della presentazione allo stadio Bentegodi la gente accorre in massa per ammirare il nuovo campione del Verona: Stojkovic palleggia e delizia il pubblico con numeri da giocoliere, poi indossa la maglia gialla numero 10, la tenuta da trasferta della stagione appena passata, e promette gol e spettacolo per quella futura.

Il 1 settembre 1991 inizia il campionato, il Verona gioca in casa contro la Roma ma Stojkovic non c’è: deve scontare 4 turni di squalifica per un’espulsione rimediata in Francia l’anno precedente; Verona-Roma termina 0-1, gli scaligeri sembrano impacciati ma tutto sommato forniscono una buona impressione. Due giorni più tardi lo stadio Bentegodi riapre nuovamente perchè c’è in programma il ritorno del primo turno di Coppa Italia: il Verona sfida il Lecce che ha vinto 1-0 la gara di andata; in coppa Stojkovic può giocare e infatti gioca aiutando la sua squadra a rimontare il passivo e a trionfare per 5-0; lo jugoslavo mostra numeri di alta classe e partecipa attivamente alla festa segnando la rete del 4-0. In campionato, però, la squadra di Fascetti non ingrana e perde le prime tre partite: dopo la sconfitta contro la Roma, infatti, i gialloblu cadono in casa dei campioni d’Italia in carica della Sampdoria e a San Siro contro l’Inter sempre per 2-0. I primi punti e i primi gol del Verona 1991-92 arrivano alla quarta giornata quando Prytz ed un’autorete di Loseto piegano il Bari al Bentegodi; a fine gara, i giornalisti chiedono a Fascetti cosa cambierà dalla domenica successiva con l’esordio di Dragan Stojkovic, ma il tecnico toscano risponde vagamente: “Intanto vediamo se giocherà….”. A Napoli, domenica 29 settembre 1991, Stojkovic gioca, il Verona perde 3-1 e la prestazione del numero 10 è poco brillante, il suo marcatore diretto Corradini lo anticipa puntualmente e l’ex leader della Stella Rossa è ancora lontano dalla forma migliore. Passa una settimana e le cose sembrano cambiare all’improvviso: a Verona arriva il Cagliari, altra formazione in difficoltà, e l’Hellas parte con la marcia più alta innestata, in particolar modo è la prestazione di Stojkovic a sorprendere perché l’asso slavo prende in mano il Verona, detta i tempi di gioco e va spesso alla conclusione; nel primo tempo va vicinissimo alla rete, nella ripresa, dopo il gol di Fanna che sblocca la situazione, sigla la rete del definitivo 2-0 su calcio di punizione, un tiro forte e basso sul primo palo che trova la deviazione del difensore cagliaritano Mobili e si insacca nella porta sarda. Il pubblico veronese applaude quel campione proveniente dai Balcani che può essere l’uomo decisivo di una squadra più in difficoltà del previsto; Verona-Cagliari può essere la partita del rilancio della squadra veneta e del suo numero 10. Non sarà così.

Fra Verona-Cagliari del 6 ottobre e Cremonese-Verona del 20, infatti, c’è la sosta per le partite delle nazionali, qualificazioni agli Europei che l’estate successiva si disputeranno in Svezia. Stojkovic va in campo con la Jugoslavia ma si infortuna, il Verona lo perde per altre partite e il rendimento dei veneti, privati dello slavo e in evidente crisi di indentità, continua ad essere alterno nonostante tre vittorie ottenute in casa prima della fine del girone d’andata contro Genoa, Foggia ed Ascoli, oltre a due buoni pareggi in trasferta contro Parma e Torino. Stojkovic tenta di rientrare troppo in fretta, prima in Verona-Foggia e poi in Verona-Ascoli, ma in entrambi i casi appare appesantito e lento, tanto che Fascetti lo lascia fuori fino al 9 febbraio, 20.ma giornata di campionato, quando al Bentegodi arriva l’Inter, appena passata da Orrico a Suarez ed autrice di una stagione disastrosa. Questo Verona-Inter diventa la partita perfetta di Stojkovic, il pubblico veronese ammira per la prima (e poi si capirà ultima) volta lo stesso calciatore che aveva incantato l’Europa ai tempi della Stella Rossa e ad Italia ’90 con la sua nazionale: lo jugoslavo è imprendibile, tutte le azioni del Verona passano per i suoi piedi, lui si esalta con aperture di prima intenzione, lanci millimetrici, tiri al volo e giocate che eccitano i tifosi. Contro i nerazzurri il Verona vince 1-0 grazie ad un gol del difensore Celeste Pin, ma è Stojkovic a prendersi le luci della ribalta sbagliando anche un calcio di rigore, tirato alle stelle, ma pur sempre sotto gli applausi ed i cori dei sostenitori scaligeri, innamorati di quel talento sfortunato.

Durante la gara contro l’Inter, lo jugoslavo è in ogni zona del campo e i difensori interisti non possono far altro che buttarlo per terra con falli a ripetizione: se ne conteranno quasi 20 sul numero 10 veronese. La classifica del Verona resta difficile, ma qualche speranza con questo Stojkovic forse esiste ancora; invece la sfortuna si accanisce ancora contro la mezzala di Fascetti: dopo tre sconfitte consecutive arrivate contro Bari, Napoli e soprattutto Cagliari (in uno scontro diretto forse decisivo in chiave salvezza e vinto per 4-0 dai sardi) in cui Stojkovic gioca ad andamento alternato, l’8 marzo 1992 si gioca Verona-Cremonese, una gara inutile per i lombardi già praticamente retrocessi assieme all’Ascoli, ultima spiaggia per i veronesi che o vincono o dicono virtualmente addio alla serie A. L’annata del Verona si consuma qui: la sfida con la Cremonese finisce con un inutile pareggio (2-2) che i grigiorossi agguantano quasi al 90′, ma soprattutto gli scaligeri perdono ancora una volta Dragan Stojkovic, uscito anzitempo dal campo a causa di un brutto stiramento.

E’ la resa dei conti: la squadra precipita, Fascetti viene esonerato e sostituito dalla coppia Liedholm-Corso che accompagna i gialloblu verso l’inevitabile ritorno in serie B. Stojkovic torna in campo per le ultime partite, ma è ormai con la testa altrove, forse già pensa agli Europei che peraltro non disputerà mai perché intanto in Jugolsavia scoppia la guerra civile e la nazionale balcanica viene esclusa dalla competizione. Ad Ascoli, Stojkovic realizza su calcio di punizione il suo secondo ed ultimo gol in campionato, il terzo in totale di una stagione assai negativa per lui e per il Verona che saluta la serie A il 24 maggio 1992 dopo una rocambolesca gara contro la Juventus, terminata 3-3 e in cui Stojkovic mostra a sprazzi il suo talento. Sarà l’ultima sua partita in Italia, perché il Verona decide di rispedirlo a Marsiglia per non avere costi troppo elevati in serie B e perché lo jugoslavo ha deluso, frenato anche da tanti, troppi infortuni. Stojkovic vincerà scudetto e Coppa dei Campioni con l’Olympique Marsiglia nel 1993 non giocando però quasi mai, quindi terminerà la sua carriera con 186 presenze e 57 reti fra il 1994 e il 2001 in Giappone con la maglia del Nagoya Grampus di cui diventerà successivamente anche allenatore.

Un talento sopraffino, un idolo in patria, un idolo anche a Verona nonostante una sola stagione, peraltro del tutto negativa; ma il suo carisma, le sue doti tecniche e la sua sfortuna in quell’annata maledetta hanno conquistato ugualmente il pubblico veronese. Logico chiedersi oggi cosa sarebbe accaduto se Alberto Mazzi avesse scelto Batistuta e non Stojkovic nell’estate del 1991: impossibile dare una risposta, nonostante di dubbi ne restino moltissimi considerando la carriera del bomber argentino, ma forse alla fine è stato bello anche così.

(di Marco Milan)

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