Congedo di paternità esteso da 2 a 5 giorni

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Approvato in Commissione Lavoro il prolungamento del congedo di paternità. E nel resto d’Europa come stanno le cose?

Estesa la paternità obbligatoria: da 2 a 5 giorni. Un prolungamento di 3 giorni approvato in commissione Lavoro, all’esame della Commissione Bilancio. I giorni in più saranno pagati al 100% e sono un modo per mettere l’Italia al passo con altri Paesi più virtuosi

In Italia, infatti, il congedo di paternità è tra i più brevi in Europa. Molte le figure pubbliche che si sono espresse in merito. Il presidente dell’Inps Tito Boeri, per esempio, si è detto favorevole ai 15 giorni di paternità obbligatoria.

A favore anche la vicepresidente del senato Valeria Fedeli, prima firmataria del disegno di legge “Il Tempo delle donne”, emerso dall’inchiesta live organizzata dalla 27ettisma ora, blog del Corriere della Sera. A favore anche la presidente della Camera, Laura Boldrini.

La necessità di un congedo di paternità maggiore è stata espressa da Titti Di Salvo, prima firmataria di questo emendamento: “Un più sostanzioso congedo obbligatorio dei padri è necessario per due motivi, Per prima cosa non bisogna dimenticare che esiste un interesse pubblico nell’utilizzo del congedo di paternità in quanto una maggiore condivisione di compiti familiari aumenta la possibilità per le donne di restare al lavoro, con ricadute positive per l’economia nel suo insieme, e nello stesso tempo aumenta il benessere e l’equilibrio degli stessi bambini”.

L’Europa non ha una legislazione comune a riguardo, nonostante esista una risoluzione del Parlamento Europeo del 2010 che ha invitato a riconoscere ai padri un congedo pari a due settimane. Al momento la media è di 12 giorni e mezzo, presente in 18 stati sui 28 dell’Unione.

L’oro per le politiche più paritarie spetta alla Germania, con un congedo pari per uomini e donne, dai 12 ai 14 mesi con il 65% dello stipendio. Il Paese più severo è la Norvegia, dove i genitori hanno a disposizione 14 settimane di congedo, ma se non i padri non ne usufruiscono, entrambe le parti perdono la loro quota retribuita. Chi ne usufruisce di più, invece, sono gli Islandesi: circa il 90% dei neopapà sfrutta dei 90 giorni di congedo con l’80% della retribuzione.

La maglia nera spetta agli Stati Uniti, dove non esiste alcuna legge federale che garantisca alcun congedo parentale retribuito, né per le madri né per i padri. Molti Stati hanno delle proprie legislazioni, ma al momento l’unica oasi a riguardo sembra essere la Silicon Valley, dove sono le grandi società a prendersi cura dei loro dipendenti. Spotify, Twitter, Google e Microsoft offrono maternità e paternità retribuite in casi di genitorialità, biologica o meno.  Facebook e Apple, invece, si spingono a farsi carico dei costi di congelamento e mantenimento degli ovuli delle impiegate se scelgono di rimandare la gravidanza.

(di Francesca Parlati)

 

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