Olio di palma? La Nutella dice sì

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Durante un convegno organizzato a Milano il gruppo Ferrero spiega perché non cambierà la ricetta della Nutella, la crema di nocciole più famosa al mondo

Olio di palma. Serio pericolo o complotto economico-mediatico? La questione è emersa durante il convegno organizzato dalla Ferrero dal titolo Olio di palma: una scelta responsabile, basata sulla scienza. Un momento di incontro voluto dalla famosa azienda per spiegare, davanti ad una platea di specialisti del settore, le motivazioni di una scelta che, allo stato attuale delle cose, appare quantomeno in contro tendenza.

Si, perché mentre il mondo demonizza l’olio di palma, additandolo come elemento dannoso per la salute e per l’ambiente e le aziende convertono la propria produzione eliminando tale ingrediente, la Ferrero mantiene il punto: la Nutella non cambierà ricetta e continuerà a contenere una percentuale dell’olio incriminato. «L’olio di palma utilizzato nei nostri prodotti è di qualità e noi verifichiamo e controlliamo tutta la filiera» ha spiegato il presidente e amministratore delegato di Ferrero commerciale Italia, Alessandro d’Este, sottolineando come la questione ruoti attorno ad un unico concetto: la responsabilità. E, per l’azienda dolciaria, responsabilità vuol dire parlare apertamente degli ingredienti inseriti nei prodotti mettendone in evidenza la qualità, ed evitare di lasciarsi trasportare dall’ondata di allarmismo.

«Noi alla cultura del senza opponiamo la cultura di parlare e di raccontare cosa c’è nei nostri prodotti. Ferrero si approvvigiona solo di olio di palma 100 per cento sostenibile». Durante il convegno, dunque, il gruppo di Alba ha esposto le motivazioni per cui la Nutella (accusata di essere dannosa per la salute dell’uomo e dell’ambiente perché contenente grandi quantità di olio di palma) continuerà a preservare la propria ricetta originaria: l’olio di palma utilizzato dall’azienda è migliore di quello dei concorrenti, perché proviene solo da frutti spremuti freschi, è lavorato a temperature controllate e una parte importante del processo come quella finale è svolta in Italia. Allo stesso modo, l’utilizzo che la Ferrero fa di questo ingrediente non reca danni all’ambiente: l’azienda adotta solo olio di palma 100 per cento sostenibile, come richiesto dalla Rspo (Roundtable on Sustainable Palm Oil), una delle più stringenti certificazioni rilasciate. A tal proposito, il gruppo di Alba si è dotato di un decalogo per l’olio di palma sostenibile, così da garantire che i propri fornitori rispettino degli standard. Tra i punti del documento ci sono la completa tracciabilità, la salvaguardia delle foreste e delle specie a rischio di estinzione, il rispetto per i diritti umani per i diritti dei lavoratori, la lotta alla corruzione.

Tutto ciò conferisce all’olio di palma targato Ferrero una certificazione di sicurezza che permette all’azienda di continuare ad utilizzarlo, proprio come fatto finora. Anche perché, tale olio rappresenta un ingrediente indispensabile per la Nutella e per tutta la produzione Ferrero e d’Este spiega il perché: «Noi riteniamo l’olio di palma un prodotto fondamentale per la qualità di quello che produciamo. Conferisce al prodotto stabilità nel tempo ed è un potente anti ossidante».

L’azienda di Alba, dunque, prende posizione nei confronti della polemica che negli ultimi tempi sta animando l’opinione pubblica. La Nutella non cambierà ricetta e continuerà a contenere la percentuale di olio di palma (sostenibile e di ottima qualità e quindi sicuro per la salute dell’ambiente e la salute dell’uomo) necessaria per restituire ai consumatori lo stesso prodotto, protagonista da anni di colazioni e merende. Una dichiarazione di intenti ben precisa, che riceve il sostegno di personalità importanti. Tra questi, il vice ministro dell’Agricoltura Andrea Olivero che, in controtendenza con l’opinione pubblica imperante, ha attaccato duramente le campagne contro l’olio di palma delle grandi catene alimentari organizzate, secondo il viceministro, per favorire questo o quel paese. Ecco, quindi, l’ipotesi di un vero e proprio complotto.

All’appuntamento di Milano è intervenuta, accanto a medici, scienziati e professionisti del settore, Chiara Campione di Greenpeace Italia, per testimoniare l’impegno preso insieme alla Ferrero in materia di sostenibilità: «Abbiamo lavorato e stiamo lavorando sia con i produttori di olio di palma in Indonesia sia con le grandi aziende che utilizzano l’olio», spiega Campione. «Il modello di rapporti che abbiamo messo a punto con Ferrero come con altre grandi aziende è un modello virtuoso». La rappresentante di Greenpace ha spiegato, inoltre, come il tema delle deforestazione riguardi soprattutto “le migliaia dei piccoli produttori che non lavorano per grandi aziende», allontanando le accuse giunte da Segolene Royale, ministro francese dell’ecologia.

Quella dell’olio di palma è una questione certamente destinata a restare al centro delle polemiche. Sarà interessante notare quanto e in che termini la posizione assunta dal gigante italiano della dolciaria (sostenuta da esponenti di peso della vita politica e sociale) influirà sull’andamento della discussione.

(di Giulia Cara)

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