Rapporto Caritas: i giovani sono i nuovi poveri

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I dati emersi dallo studio Vasi Comunicanti inquadrano una situazione diversa rispetto al passato: la povertà colpisce nuovi segmenti della società.

La povertà è trasversale e colpisce nuovi segmenti della società. Lo dice il rapporto Vasi Comunicanti della Caritas che restituisce una panoramica allarmante: se prima, infatti, l’indigenza era un problema che riguardava determinati scenari sociali (il meridione, le famiglie con anziani, i nuclei con almeno 3 figli minori e quelli senza componenti occupati), ora si estende anche a quei ceti che prima si ritenevano meno vulnerabili.

Le giovani coppie, le famiglie con uno o due figli e i nuclei con componenti occupati: la povertà, ormai, è un problema orizzontale, che colpisce senza distinzioni di origine e provenienza. A livello nazionale, infatti, le difficoltà dei nuclei stranieri risultano ancora evidenti (il 57, 2% versa in condizioni di povertà) ma nel sud sono gli italiani a soffrire maggiormente il peso dell’indigenza, raggiungendo una percentuale del 66,6%.

Incidenza povertà assoluta (individui) per macroregione - Anni 2007-2015 (%). Fonte:Istat
Incidenza povertà assoluta (individui) per macroregione – Anni 2007-2015 (%). Fonte:Istat

Dopotutto, gli ultimi dati pubblicati dall’Istat riferiti al 2015 inquadrano la gravità della situazione: 1 milione e 582mila famiglie in una condizione di povertà assoluta, cioè più di 4,5 milioni di persone. «Si tratta del numero più alto dal 2005», spiega il rapporto Caritas. «E si tratta, parlando di povertà assoluta, della forma più grave di indigenza, quella di chi non riesce ad accedere a quel paniere di beni e servizi necessari per una vita dignitosa. Dal 2007, anno che anticipa l’inizio della crisi economica, la percentuale di persone povere è più che raddoppiata, passando dal 3,1 per cento al 7,6 per cento. La crescita è stata continua, con l’unica eccezione registrata nel 2014, illusoria rispetto a un’inversione di tendenza».

Incidenza della povertà assoluta in Italia (individui) - Anni 2007-2015 (%). Fonte: Istat
Incidenza della povertà assoluta in Italia (individui) – Anni 2007-2015 (%). Fonte: Istat

Come accennato, è il popoloso meridione a risentire maggiormente di queste criticità: al sud vivono il 34,4% dei residenti in Italia e, di conseguenza, è lì che si concentra la percentuale più alta di poveri (il 45,3 per cento degli indigenti di tutta la nazione). Una situazione problematica, a cui si aggiungono anche i dati forniti dalla Svimez (l’Associazione per lo sviluppo industriale del Mezzogiorno): nel sud Italia si sono concentrate il 70% delle perdite totali di posti di lavoro in Italia, con 576 mila occupazioni perse a partire dal 2008 e i livelli occupazionali più bassi registrati dal 1977. Questa tendenza negativa rappresenta uno dei motivi dell’avanzamento delle percentuali di povertà: «Sul fronte dell’occupazione, le famiglie maggiormente sfavorite sono quelle la cui la persona di riferimento è in cerca di un’occupazione (tra loro la percentuale di poveri sale al 19,8 per cento). Accanto a tali situazioni negli ultimi anni sembrano aggravarsi le difficoltà di chi può contare su un’occupazione, i cosiddetti working poor, magari sotto occupati o a bassa remunerazione. Tra loro particolarmente preoccupante è la situazione delle famiglie di operai, per le quali la povertà sale all’11,7 per cento», così si legge nello studio della Caritas.

In generale, il rapporto Vasi Comunicanti ha evidenziato una serie di punti di rottura rispetto al passato. Tra questi, l’età delle persone che vivono in una condizione di povertà assoluta: degli oltre 4,5 milioni di poveri totali, il 46,6 per cento risulta sotto i 34 anni. Si tratta di 2,1 milioni di individui, tra cui 1,1 milioni di minori. Sembra, dunque, che gli anziani abbiano resistito meglio di chiunque altro alle difficoltà degli ultimi anni e il rapporto spiega il perché: «Il tutto probabilmente è ascrivibile sia alle tutele del sistema pensionistico sia al bene casa. Al contrario la persistente crisi del lavoro ha penalizzato giovani e giovanissimi in cerca di una prima o nuova occupazione e gli adulti rimasti senza un impiego. E la mancanza di un lavoro, è doveroso ricordarlo, può rappresentare un elemento di forte rischio sociale specie se cumulato con altre forme di disagio».

Incidenza della povertà assoluta (individui) per classi di età - Anno 2015 (%). Fonte: Istat
Incidenza della povertà assoluta (individui) per classi di età – Anno 2015 (%). Fonte: Istat

Un altro elemento in contro tendenza rispetto alle statistiche del passato riguarda le tipologie familiari colpite dalla piaga dell’indigenza. Se in precedenza erano i nuclei con cinque o più componenti a versare in una condizione di povertà assoluta, adesso si registra un forte peggioramento anche nelle famiglie con quattro componenti: «In passato costituiva un elemento di rischio la presenza di almeno tre figli, oggi si palesano in tutta la loro gravità anche le difficoltà dei nuclei meno numerosi».

E’ un panorama ribaltato, dunque, quello disegnato dallo studio Vasi Comunicanti, perché le percentuali di povertà e l’età anagrafica sono legate da un rapporto inversamente proporzionale: le prime diminuiscono con l’aumentare della seconda. Da questo dato derivano una serie di scenari che raccontano un modello completamente diverso rispetto a quello del passato: i giovani rappresentano il nuovo ceto debole, quello maggiormente colpito dalle difficoltà economiche generate dalla crisi occupazionale.

Fonte immagine: caritasitaliana.it

(di Giulia Cara)

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