Il fascino mortale della rete: le parole del garante per la privacy

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Rimanere intrappolati nei meccanismi della rete è sempre più frequente, e il passo tra la voglia di esporsi e subire un vero proprio “processo” mediatico è breve.

“La sfida è non rassegnarsi a una rete discarica di insulti, di istigazioni all’odio, di giudizi liquidatori, di piccole e grandi cattiverie”. Queste le parole di Antonello Soro, garante per la privacy, durante un’intervista rilasciata a “La Stampa” giovedì scorso, e ripresa anche da “Avvenire”. Gli ultimi fatti di cronaca, la triste storia di Tiziana Cantone e la follia di Rimini, hanno riacceso i riflettori su una questione delicata al centro di numerose riflessioni, l’utilizzo della rete. Educare a un corretto utilizzo degli strumenti di comunicazione è fondamentale per una società più vigile e responsabile. Soprattutto per le nuove generazioni. Ma è altrettanto fondamentale capire le insidie che possono nascondersi. Quanto siamo padroni di un contenuto che viene messo in rete? Quanto siamo coscienti delle conseguenze che il rilascio di questi contenuti potrebbero avere sulle nostre vite?

Il “diritto all’oblio” da solo non basta. Chiedere la rimozione di un post, di una foto o di un filmato significa limitare i danni. “Non è la rete il grande colpevole. La rete ha solo la colpa di moltiplicare un giudizio, di amplificare un grido. Ma la violenza che c’è nei social è la violenza che c’è in pezzi della nostra società”. Parole forti quelle di Antonello Soro che lasciano intendere come la questione abbia radici molto più profonde e che prescindono dalla ricerca di un responsabile a tutti i costi. Rimanere intrappolati nei meccanismi della rete è sempre più frequente, e il passo tra la voglia di esporsi e subire un vero proprio “processo” mediatico è breve.

E spesso, dietro le gogne mediatiche in cui tutti puntano il dito contro tutti, dietro le vuote discussioni, dietro inutili like e commenti sui social, una giovane donna si è persa e, non ritrovando il modo per risalire, ha preferito l’oblio definitivo: la morte.

È la tragica vicenda di Tiziana Cantone, la trentunenne di Napoli che si è suicidata a causa di filmati hot che giravano sul web e che la ritraevano in situazioni intime con uomini diversi. La donna, che quattro mesi fa aveva esposto denuncia, le ha misteriosamente ritratte prima di togliersi la vita, mentre i carabinieri hanno sequestrato pc, tablet e telefonino dell’ex fidanzato. Per il momento sono quattro le persone indagate per diffamazione nei confronti di Tiziana. Si tratta di coloro ai quali la giovane diede i video e che querelò. Ora si indaga per diffamazione e presunta istigazione al suicidio.

Tuttavia, mentre a Napoli si discute del suicidio di Tiziana, in un’altra città, a Rimini, emerge il caso della ragazza di 17 anni violentata e filmata nel bagno di una discoteca sempre a Rimini. Non si placa il clamore intorno a quel filmato, opera delle amiche, che filmavano la giovane mentre un ventunenne di origine albanese abusava di lei.

Come porre rimedio ai rischi ai quali ci esponiamo ogni giorno usando o abusando dei social network? La risposta del garante della privacy: “Bisogna anche essere onesti: la tutela di una persona che finisce in un meccanismo del genere è praticamente impossibile”.

(di Anna Piscopo)

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