UE, a Bratislava il primo vertice post Brexit

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I leader dei 27 Paesi dell’Unione si sono riuniti il 16 settembre, a Bratislava, in Slovacchia, per un vertice informale sul futuro dell’Europa, il primo senza il Regno Unito dopo il referendum sulla Brexit del giugno scorso.

Invitati dal presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, i capi di Stato e di governo hanno discusso soprattutto di regole e di prospettive future, dalle politiche economiche alla gestione dell’immigrazione. Frattura tra Renzi, Hollande e Merkel su crescita economica e migranti.

brexitEra atteso come un vertice cruciale per il futuro dell’Europa. A pochi giorni dall’annuale discorso sullo Stato dell’Unione, pronunciato a Strasburgo dal presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, che ha parlato della “crisi esistenziale” che sta attraversando l’Europa, l’incontro di Bratislava si è rivelato più una tappa interlocutoria che “un punto di svolta”, lasciando ancora tante questioni aperte in vista dei vertici europei dei prossimi mesi.
“Per quanto un paese abbia deciso di lasciare, l’UE resta indispensabile per tutti gli altri”[…]. L’UE non è perfetta ma è lo strumento più efficace di cui disponiamo per affrontare le nuove sfide che ci attendono”. I leader dei 27 Paesi concordano nel ritenere l’Unione imprescindibile per gli sviluppi di un comune progetto europeo, come si legge nella Dichiarazione di Bratislava, il documento finale del vertice, nel primo summit senza il Regno Unito dopo il referendum che ha sancito l’uscita dall’Ue.

Per superare l’attuale “momento critico”, i Paesi presenti al vertice hanno convenuto che la “diagnosi comune dello stato dell’Unione europea” fosse il punto di partenza per poi passare a discutere le priorità essenziali. Il tema delle migrazioni e delle frontiere esterne è risultato uno dei più controversi. Il pieno impegno ad attuare la dichiarazione UE-Turchia e il sostegno ai paesi dei Balcani occidentali, così come la piena operatività della guardia costiera e di frontiera europea vanno considerati passi avanti significativi ma non sufficienti per affrontare il tema dell’immigrazione, in cima alla “Tabella di marcia di Bratislava”. Le strategie proposte prevedono di “non consentire mai la ripresa dei flussi incontrollati dello scorso anno e ridurre ulteriormente il numero dei migranti irregolari” nel breve termine, mentre nel lungo periodo l’obiettivo resta quello di “ampliare il consenso dell’UE sulla politica migratoria”.

Su questo punto il presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, non ha nascosto il suo disappunto. “Si sono ridette le solite cose”, ha affermato incontrando da solo i giornalisti e decidendo di non partecipare alla conferenza stampa congiunta con la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese François Hollande. «Non devo fare una recita a copione per far vedere che siamo tutti uniti», ha sbottato Renzi.  La critica alla gestione delle politiche migratorie è evidente, come l’insoddisfazione per le misure adottate finora per garantire la crescita economica. Se «l’unica cosa che fa la guardia costiera europea è portare migranti in Sicilia», questo “non può continuare”, ha tuonato Renzi, aggiungendo: «O l’Ue fa accordi con Paesi africani o li facciamo da soli».

In disaccordo anche sulle soluzioni adottate in campo economico, il Presidente del consiglio ha sottolineato che “la filosofia dell’austerity a tutti i costi non ha funzionato” e che bisogna tornare a crescere, ma con strategie differenti, a partire dalla “revisione del fiscal compact” e dal rispetto delle regole da parte di tutti, quelle sul deficit in testa. Renzi ha bacchettato la Germania, affermando che da anni non rispetta “la regola del surplus commerciale”. Su Twitter il suo personale bilancio del vertice appare come una critica nemmeno tanto velata: “#Bratislava. Passo in avanti, ma piccolo piccolo. Troppo poco. Senza cambiare politiche su economia e immigrazione, l’Europa rischia molto”. Cautamente ottimista per il percorso che attende l’Unione nei prossimi sei mesi, Renzi ha sottolineato che “il lato positivo è che l’agenda è condivisa”.

Un’altra divisione interna si è registrata tra i Paesi del gruppo Visegrad (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia), che nel documento diffuso in occasione del vertice slovacco, hanno ribadito la necessità di rafforzare la legittimità degli Stati membri in Europa. Sotto la guida del premier ungherese Victor Orban, l’obiettivo dichiarato è il rafforzamento dei parlamenti nazionali a discapito di una maggiore sovranità europea. Tra le righe si legge la volontà di ridimensionare i poteri della Commissione. La volontà, quindi, di dare più potere agli Stati, in particolare per quanto attiene ai flussi migratori, potrebbe segnare una battuta d’arresto nel cammino verso l’integrazione europea. A tal proposito, ancora prima dei prossimi vertici, il risultato del referendum che si terrà in Ungheria il prossimo 2 ottobre sul piano europeo di ricollocazione dei migranti fra i vari Paesi Ue costituirà un’altra sfida all’unità dell’Europa, dopo il referendum sulla Brexit.

Se sul fronte della sicurezza interna e della lotta contro il terrorismo si punta a intensificare i “controlli preventivi”, su quello della sicurezza esterna e della difesa il principale obiettivo resta “rafforzare la cooperazione”. In merito allo sviluppo sociale ed economico, ovvero alle opportunità da offrire ai giovani, le misure concrete da adottare sono rinviate a dicembre, dalla decisione sull’estensione del Fondo europeo per gli investimenti strategici al sostegno agli Stati membri nella lotta contro la disoccupazione giovanile. Gli interventi sulla politica commerciale e i progressi riscontrati nelle strategie del mercato unico saranno affrontati, si legge sempre nel documento stilato a Bratislava, nei prossimi vertici del Consiglio europeo di ottobre e di primavera 2017.

“La valutazione è sobria, ma non pessimistica” ha dichiarato Donald Tusk al termine del vertice, mettendo l’accento sulla “fiducia” e sulla “speranza” come premessa per una cooperazione leale tra Stati membri e istituzioni. “Bratislava è l’inizio di un processo”, si legge ancora al termine della Dichiarazione. Un punto di partenza, insomma, più simile a una dichiarazioni di intenti che a un insieme di linee programmatiche destinate a imprimere una svolta nel futuro dell’Unione. L’attesa è per il prossimo vertice che si terrà a Bruxelles nel mese di ottobre, il vertice informale di gennaio a Malta e soprattutto il Consiglio straordinario del 25 marzo 2017 a Roma, appuntamento che i vedrà riuniti in Italia i leader europei per festeggiare il 60° anniversario della firma dei Trattati comunitari.

(di Elena Angiargiu)

Fonte immagine: http://skpres2016.rtvs.sk/home

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