L’inquinamento luminoso cancella la notte

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Pubblicato su Science Advances il nuovo atlante dell’inquinamento luminoso: cielo rischiarati da luci artificiali e stelle sempre più lontane

“E mi piace la notte ascoltare le stelle. Sono come cinquecento milioni di sonagli”. Se non riuscissimo più a veder brillare le stelle nel cielo, stare in loro ascolto, come descrive questa citazione de Il Piccolo Principe, sarebbe l’unico modo per poterle contemplare ancora.
Guardare il firmamento e non trovarvi più la guida dei marinai, l’ispirazione dei poeti? Stando al nuovo atlante dell’inquinamento luminoso (light pollution) pubblicato lo scorso giugno, la Terra è avvolta da una nebbia luminosa che impedisce alla maggior parte dell’umanità di osservare la nostra galassia. Il cielo notturno nero come inchiostro sarebbe quindi solo un ricordo.

europewithborders.900x600Il nuovo atlante, realizzato da un gruppo di scienziati italiani e stranieri, vede tra i principali autori Fabio Falchi, professore di fisica all’Istituto Superiore Galileo Galilei in provincia di Mantova. Falchi, insieme a Pierantonio Cinzano e a Chris Elvidge, aveva già contribuito alla redazione del primo catalogo dell’inquinamento luminoso nel 2001. Ora la nuova edizione si è aggiudicata la pubblicazione su Science Advances (“The new world atlas of artificial night sky brightness”, consultabile qui).

L’atlante mostra l’impatto dell’inquinamento prodotto dalle luci notturne artificiali: più dell’80% della popolazione mondiale e oltre il 99% di quella di Stati Uniti ed Europa vive sotto cieli inquinati dal punto di vista luminoso. È così che la Via Lattea è nascosta a più di un terzo dell’umanità, incluso il 60% degli europei e quasi l’80% dei nordamericani. La località da cui è più difficile scorgerla si trova in un’area vicino Il Cairo, in Egitto; tra le altre regioni dove la Via Lattea non è più visibile c’è ad esempio la Pianura Padana e la serie di città tra Boston e Washington, ampie zone tra Londra e Liverpool/Leeds e ancora le aree circostanti Pechino e Hong Kong.

I paesi meno interessati dall’inquinamento luminoso sono il Ciad, la Repubblica Centrafricana e il Madagascar, dove il cielo è puro sulle teste di oltre i tre quarti degli abitanti.

Di contro, Singapore detiene il primato del light pollution. La sua popolazione vive sotto una volta celeste così chiara che gli occhi non riescono ad adattarsi completamente all’oscurità della vista notturna. Al 100% dei territori di Singapore e San Marino è preclusa la possibilità di vedere la Via Lattea, così come all’89% del territorio di Malta.
Tra i paesi del G20 Italia e Corea del Sud sono i più inquinati, l’Australia il più pulito.

I dati contenuti nell’atlante dimostrano che l’inquinamento luminoso è un problema globale il cui impatto interessa vari campi, dall’ecologia alla salute. Nelle conclusioni si incita ad affrontare subito la questione, poiché sebbene il light pollution possa essere attenuato all’istante, non così le conseguenze che ne derivano, quali ad esempio la perdita di biodiversità. Gli autori dello studio immaginano quindi due scenari futuri: o la generazione attuale sarà l’ultima a far esperienza di questo problema, riuscendo con successo a tenere sotto controllo l’inquinamento luminoso, oppure quasi più nessuno potrà ammirare un cielo stellato.

(di Laura Guadalupi)

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