Amarcord: 1993-94, l’Inter dottor Jekyll e Mister Hyde

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Inter 1993-94Erano partiti per dominare, si sono ritrovati a lottare con Piacenza e Reggiana per non finire in serie B. Erano partiti fra le possibili sorprese e hanno finito col dominare. Ecco la strana stagione dell’Inter versione 1993-94, un fallimento totale in serie A, un trionfo magistrale in Coppa Uefa, per una delle tante bizzarre ed inspiegabili storie di calcio.

Nell’estate del 1993 l’Inter del presidente Ernesto Pellegrini si accinge a sfidare i rivali cittadini del Milan che hanno vinto per la seconda volta consecutiva il campionato, affermandosi proprio sui nerazzurri di Osvaldo Bagnoli che hanno sfiorato l’impresa di superare in volata gli Invincibili di Fabio Capello. L’obiettivo interista è chiaro: compiere quel passettino in più per scavalcare i cugini rossoneri e aggiudicarsi finalmente lo scudetto dopo cinque anni di attesa; in fase di calciomercato, Pellegrini non bada a spese: 25 miliardi di lire finiscono nelle casse dell’Ajax e a Milano sbarca l’asso olandese Dennis Bergkamp, attaccante che dovrà affiancare l’uruguaiano Ruben Sosa che nella stagione precedente ha segnato ben 20 reti, quindi, sempre dai lancieri olandesi, ecco anche l’ordinato centrocampista Wim Jonk. In rosa da un anno c’è anche Totò Schillaci, colpo a sorpresa tentato dai nerazzurri e acquistato dalla Juventus dopo gli anni bui a Torino che hanno seguito l’exploit di Italia ’90 della punta siciliana. In panchina è confermato Osvaldo Bagnoli, l’allenatore del Verona scudettato nel 1985 e del miracolo Genoa, quarto in serie A nel 1991 e semifinalista di Coppa Uefa l’anno dopo.

L’Inter parte per la stagione 1993-94 con due obiettivi: vincere lo scudetto e fare più strada possibile in Coppa Uefa, una competizione che i nerazzurri hanno già vinto nell’edizione 1990-91; in più c’è la Coppa Italia, manifestazione che il club milanese non vince addirittura dal 1982. La serie A parte domenica 28 agosto 1993 e l’Inter esordisce a San Siro contro la neopromossa Reggiana: l’inizio è ottimo con la rete del vantaggio nerazzurro firmata dal nuovo arrivo Jonk con una bordata dai 30 metri; gli emiliani pareggiano con Padovano prima della fine del tempo, ma ad inizio ripresa ecco il gol partita firmato da Schillaci che sembra uscito dal suo letargo triennale e può essere l’arma in più dell’attacco interista quando, come nel caso della gara contro la Reggiana, è assente Sosa.

Nelle successive tre giornate, la squadra di Bagnoli ottiene risultati altalenanti: pareggio in casa del Foggia, successo striminzito sulla Cremonese, sconfitta a Cagliari. Poi, il 15 settembre, parte la Coppa Uefa e l’Inter si toglie improvvisamente di dosso ogni tentennamento battendo per 3-1 i rumeni del Rapid Bucarest grazie ad una tripletta di Bergkamp che fa alzare in piedi tutto San Siro quando realizza in semirovesciata la rete del 2-1, confermando che i soldi per lui sono stati ben spesi dopo i dubbi iniziali di un pubblico che in campionato aveva cominciato a contestare l’olandese per le sue opache prestazioni. Nel ritorno a Bucarest i nerazzurri si impongono per 2-0 con reti del sempreverde difensore Sergio Battistini e di Jonk, un acquisto passato leggermente in sordina rispetto al pluridecantato Bergkamp e impostosi invece come centrocampista di ordine, sostanza e senso del gol. Nel secondo turno europeo l’Inter è messa di fronte ai ciprioti dell’Apollon Limassol: nella gara di andata a San Siro, dopo due 0-0 consecutivi in campionato a Napoli e contro il Torino, gli uomini di Bagnoli vincono 1-0 grazie ancora a Bergkamp e si qualificano nel ritorno dopo un rocambolesco 3-3 che mette a nudo qualche lacuna difensiva di troppo, come confermato anche dal sofferto successo in campionato per 3-2 contro il fortissimo Parma con tre gol di Sosa, nella gara di mezzo fra le due partite contro l’Apollon.

Il 7 novembre l’Inter perde il derby contro il Milan per 2-1: segna Panucci per i rossoneri, raddoppia Papin grazie ad un pasticcio fra Battistini e Zenga, poi Bergkamp accorcia le distanze su rigore e Jonk proprio al 90′ sfiora con un pallonetto che finisce fuori di un soffio, la rete del 2-2. E’ una brutta botta per i nerazzurri, troppo instabili in un campionato in cui ancora una volta i cugini milanisti stanno prendendo il largo; è soprattutto Dennis Bergkam a destare stupore: l’olandese fatica in campionato dove è il solo Sosa a reggere l’attacco interista, mentre in Europa l’ex stella dell’Ajax è l’uomo in più di un’Inter che, come Boniek ai tempi juventini, è bella solo di notte.

All’ottava giornata di campionato l’Inter perde anche in casa del Genoa, ma tre giorni dopo in Coppa Uefa vince 1-0 in Inghilterra contro il Norwich, decide ancora Bergkamp, abile a trasfomare a dieci minuti dal termine il rigore che decide la gara. L’olandese si ripete anche nella sfida di ritorno a San Siro dove il Norwich è sfortunatissimo e sfiora più di una volta un gol che invece troverà ancora l’ex Ajax che porta l’Inter ai quarti di finale con 7 reti in 5 partite, mettendo momentaneamente da parte gli stenti in campionato. Tra l’altro la Coppa Uefa, dopo la sfida col Norwich di dicembre, va in letargo fino a marzo e l’Inter si trova a disputare un periodo con impegni solamente in terra italiana ed affronta un mese di gennaio tremendo: nell’ultimo turno del girone d’andata arriva la sconfitta casalinga contro l’Atalanta, al termine della quale San Siro fischia a più non posso, poi ecco anche l’eliminazione dalla Coppa Italia per mano della Sampdoria dopo che l’Inter aveva faticato anche a passare i turni precedenti contro Lucchese e Udinese, eliminate arrancando dalla compagine di Bagnoli.

La classifica piange e Milan, Juventus e Sampdoria sono volate via già da tempo, non solo, l’Inter sta lentamente scivolando sempre più giù, non riuscendo a trovare in campionato quel bandolo della matassa che invece in Europa sembra perfettamente in mano alla formazione milanese. Il 4-1 in casa della Cremonese illude solamente un’Inter che ad inizio febbraio consuma una svolta nella sua stranissima stagione: prima il 3-3 casalingo contro il Cagliari, raggiunto fortunosamente negli ultimi minuti, poi, il 6 febbraio 1994, la sconfitta a San Siro contro la Lazio per 2-1, l’ultimo treno per l’alta classifica perso mestamente. Due risultati che mandano su tutte le furie il presidente Pellegrini che tenta la mossa drastica: via Bagnoli e dentro Gianpiero Marini, ex calciatore interista, amato dalla curva ma con poca esperienza in panchina. L’esordio del nuovo allenatore è da incubo: l’Inter perde 2-1 a Piacenza e precipita sempre più in classifica, anche perché le due gare successive sono ugualmente negative con lo scialbo 0-0 casalingo col Napoli e il ko per 2-0 a Torino contro i granata.

L’incubo nerazzurro svanisce momentaneamente il 1 marzo con la ripresa della Coppa Uefa e il sorprendente 3-1 in casa del Borussia Dortmund, finalista della competizione l’anno precedente contro la Juventus, prima vittoria dell’era Marini, seguita anche dal sofferto successo in campionato contro l’Udinese a San Siro. Il 13 marzo l’Inter cade fragorosamente a Parma 4-1, ma quattro giorni più tardi acciuffa la qualificazione alle semifinali Uefa nonostante la sconfitta casalinga per 2-1 contro il Borussia. E’ ormai chiaro che la squadra di Marini stia vivendo una stagione dall’andamento schizofrenico, soprattutto perché in campionato ormai è pressoché in caduta libera, mentre alla fine della Coppa Uefa mancano ormai tre partite, le due semifinali e l’eventuale finale; inutile sprecare energie in serie A, pensano i nerazzurri, è necessario concentrarsi sull’Europa, peraltro unico viatico per raggiungere le competizioni continentali anche l’anno successivo.

Il derby di ritorno col Milan del 20 marzo 1994 dovrebbe essere l’ultima prova d’orgoglio dell’Inter in campionato e i nerazzurri tirano fuori anche carattere: Savicevic porta in vantaggio i rossoneri, poi negli ultimi minuti torna al gol Schillaci e l’Inter sembra aver colto un pareggio prestigioso mettendo pure un antipatico ostacolo fra il Milan e il suo terzo scudetto consecutivo, oltre che fra il Milan e un altra stracittadina vinta. Invece al 90′ la squadra di Capello trova la rete della vittoria grazie a Daniele Massaro che indovina l’angolo giusto per battere Zenga e mandare l’Inter all’inferno nonostante i diavoli fossero i rossoneri. Il pubblico si divide: c’è chi contesta la squadra per il disastroso campionato e chi si compatta accanto ai ragazzi di Marini per vincere la Coppa Uefa; la stampa, invece, si interroga sull’incredibile andamento alterno di una squadra che sembra davvero la brutta o bella copia di se stessa a seconda se si giochi in Italia o in Europa. Il 27 marzo l’Inter perde in casa 3-1 contro il Genoa, il 30 perde 3-2 a Cagliari la semifinale di andata di Coppa Uefa nonostante il vantaggio fino a pochi minuti dal termine e la rete del successo cagliaritano firmata da Pancaro proprio nei minuti di recupero. La caduta in campionato è intanto verticale con la sconfitta contro la Juventus che fa precipitare l’Inter a ridosso della zona retrocessione: Piacenza e Reggiana sono infatti in grande rimonta, mentre Cagliari, Cremonese e Genoa stanno recuperando posizioni proprio ai danni dei nerazzurri che, probabilmente in maniera inconsapevole, hanno staccato la spina credendosi ormai a riparo da brutte sorprese. Sabato 9 aprile, tre giorni prima della semifinale di ritorno contro il Cagliari, l’Inter coglie una vittoria per 4-1 contro il fanalino di coda Lecce, ormai retrocesso da mesi; sembra un successo facile e di routine, saranno invece i 2 punti più importanti della stagione interista.

Il 12 aprile, invece, un San Siro pienissimo spinge i nerazzurri verso la finale di Coppa Uefa: il Cagliari, agguerrito e combattivo all’andata, si scioglie improvvisamente al cospetto di un’Inter che domina in lungo e in largo vincendo 3-0 grazie ai gol di Bergkamp su rigore, di Berti e di Jonk. E’ una serata di festa a San Siro, l’Inter è in finale di Coppa Uefa dove affronterà la grande sorpresa del torneo, gli austriaci del Salisburgo che in semifinale hanno fatto fuori i tedeschi del Karlsruhe.

Le due finali sono in programma il 26 aprile e l’11 maggio, ma in mezzo c’è un campionato da salvare perché l’Inter nel frattempo non è ancora salva e rischia clamorosamente di retrocedere per la prima volta nella sua storia e con un organico costruito per vincere il torneo. A Milano i tifosi del Milan, squadra che ha vinto lo scudetto e che vincerà pure la Coppa dei Campioni, gongolano per la situazione pericolante dei rivali cittadini e, sabato 23 aprile 1994, si sintonizzano con le radioline per ascoltare Inter-Roma, una gara che, qualora i nerazzurri dovessero perdere, li risucchierebbe definitivamente fra le ultime quattro squadre della classifica di serie A. La partita è molto nervosa, anche perché la Roma insegue la qualificazione alla Coppa Uefa e i nerazzurri, oltre a preoccuparsi di non retrocedere, devono dosare le energie in vista della doppia finale della Uefa medesima. Roma in vantaggio con Giannini, sconforto in casa nerazzurra e fischi fragorosi provenienti dalla Curva Nord di San Siro; ma passano pochi minuti e Fontolan pareggia con un colpo di testa sugli sviluppi di un calcio d’angolo. Alla fine del primo tempo la Roma potrebbe riportarsi in vantaggio ma Mihajlovic spreca il calcio di rigore concesso per fallo su Carboni e mette fuori la palla del possibile 1-2. Così nella ripresa l’Inter si riorganizza e Nicola Berti, caricato dalla presenza in tribuna di Arrigo Sacchi, commissario tecnico della nazionale alla ricerca dei 23 convocati per i mondiali d’America, sigla il 2-1 per l’Inter che scaccerebbe così i fantasmi della retrocessione in serie B. Ma poco dopo ecco il 2-2 romanista siglato da Cappioli che lascia gli interisti fra color che son sospesi: ad una giornata dal termine del campionato, infatti, la squadra nerazzurra non è ancora aritmeticamente salva, anzi, se il Piacenza dovesse vincere a Parma nell’anticipo di venerdì 29 aprile, la compagine di Marini sarebbe a forte rischio serie B.

Parma-Piacenza diventa la sfida chiave del 34.mo ed ultimo turno di campionato, nonché pomo della discordia fra gli emiliani e la Lega di serie A che non concede l’anticipo anche alle gare Atalanta-Inter e Milan-Reggiana salvaguardando la contemporaneità delle formazioni impegnate nella lotta salvezza. Parma-Piacenza termina 0-0 e l’Inter tira quel sospiro di sollievo incredibilmente ancora sopito: salvezza matematica, anche se chiunque nell’ambiente nerazzurro si guarda bene dal dirlo, sarebbe un’onta troppo grossa festeggiare la permanenza in serie A mentre l’altra parte di Milano gioisce per lo scudetto.

Così  la sconfitta in casa dell’Atalanta passa inosservata, a retrocedere sono proprio i bergamaschi assieme a Lecce, Udinese e Piacenza, ora per l’Inter c’è da preparare la doppia finale di Coppa Uefa, un impegno in cui la squadra milanese si è a dir la verità ottimamente disimpegnata per tutta la stagione, così invece tribolata in campionato. L’avversario, inoltre, è ampiamente alla portata dei nerazzurri perché il Salisburgo, pur essendo una buona squadra, non rappresenta una minaccia insormontabile per un’Inter che, nonostante il fallimentare campionato, dispone di calciatori di prim’ordine quali Zenga, Bergomi, Sosa e i due olandesi Bergkamp e Jonk. L’andata della finale si gioca al Prater di Vienna il 26 aprile 1994: l’Inter attacca e segna con Berti al 35′, poi resta in dieci uomini ad inizio ripresa per l’espulsione di Alessandro Bianchi, ma resiste ai comunque sterili attacchi degli austriaci, facilmente disinnescati da Zenga e dalla difesa nerazzurra. Ecco che allora il ritorno di San Siro dell’11 maggio sembra più in discesa, ma con l’Inter 93-94, i tifosi lo sanno benissimo, mai dire mai. E infatti il Salisburgo parte forte, del resto non ha molto da perdere ormai, e nel primo tempo il brasiliano Marquinho ha un’occasione colossale per portare in vantaggio la sua squadra: calcia dal limite dell’area e supera Zenga, la palla colpisce il palo alla destra del portiere interista, viaggia velocissima lungo la linea di porta, sbatte sul palo di sinistra e schizza via. Brividi e contrazioni nel pubblico nerazzurro, scampato ad un pericolo clamoroso e sempre sul chi va là conoscendo la fragilità e l’instabilità della propria squadra. Ma nella ripresa, al 62′ ci pensa Jonk a scacciare ogni fantasma realizzando il gol partita e la sicurezza di portare a casa il trofeo.

L’Inter vince la Coppa Uefa e dimentica in un attimo una stagione vissuta ad altissimo rischio col cambio di allenatore ed un campionato disastroso, riscattato da un’avventura felice e trionfale in Europa dove i nerazzurri spesso sono apparsi sicuri ed affidabili, l’esatto contrario di quanto mostrato all’interno dei confini italiani. Bergkamp è capocannoniere in Coppa Uefa con 8 reti in 11 gare, gli stessi gol messi a segno in campionato ma a fronte di 31 partite, un dato così stridente ma così in linea con l’andamento interista di un’annata da record, tanto in positivo quanto in negativo. Insomma, l’Inter se non è pazza (come da popolare inno), poco ci manca.

di Marco Milan

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