Euro 2016, Italia eliminata dalla Germania: l’unico rimpianto di Antonio Conte

ConteNessun rimpianto, nessun rimorso, così cantavano gli 883 e così parlava Antonio Conte alla vigilia della sfida contro la Germania. Il tecnico azzurro, in caso di sconfitta contro i tedeschi, avrebbe voluto lasciare la competizione francese senza nessun tipo di rimpianto, con la convinzione di aver fatto tutto il possibile e di aver onorato la maglia. Ebbene gli azzurri di rimpianti non ne hanno certamente: anche ieri hanno dato il massimo e hanno oltrepassato le loro reali potenzialità, giocando alla pari contro i campioni del mondo in carica. Forse l’unico rimpianto si aggira proprio nella testa di Antonio Conte, che ieri sera sembrava tutt’altro che convinto di voler terminare la sua avventura sulla panchina azzurra. Conoscendolo, dopo un’uscita di scena come questa, gloriosa ma prematura se ti chiami Italia, la sua volontà sarebbe stata di continuare a lavorare sulla sua squadra, farla crescere ancora, recuperare Marchisio e Verratti e presentarsi al Mondiale sovietico con tutte le carte in regola per stupire ancora. Non è abituato a lasciare un lavoro a metà Antonio Conte, tanto meno se quel lavoro stava cominciando a produrre dei risultati insperati, sorprendenti. Ma la sua scelta di andare al Chelsea non può più essere messa in discussione e durante la conferenza stampa post-partita di ieri ha detto di essere stato spinto verso il sofferto addio da un ambiente circostante che non ha mai appoggiato il suo lavoro. Parole che sono sembrate più una forma di autoconvincimento per la decisione presa in modo troppo affrettato, che una reale motivazione, sufficiente ad abbandonare il suo gruppo dopo due soli anni di lavoro.

Altri rimpianti invece non ce ne sono. Anche ieri l’Italia ha giocato una partita strepitosa per grinta, carattere e applicazione. Ancora una volta Conte è riuscito a comandare i suoi giocatori dalla panchina, quasi come delle marionette, e a dare loro la forza di reagire al pesantissimo gol di Ozil. Dopo lo svantaggio Buffon e compagni sono riusciti a riversarsi nell’area di rigore della Germania e a trovare il pareggio con un rigore trasformato dall’uomo simbolo della spedizione francese: Leonardo Bonucci. Il difensore bianconero ha dimostrato di essere il nuovo leader della Nazionale italiana, un giocatore capace di difendere efficacemente e di trasformarsi, all’evenienza, in regista arretrato. Una volta riportata la gara sul punteggio di parità, le due squadre hanno aspettato il centoventesimo minuto, per dedicarsi anima e corpo alla trasformazione dei calci di rigore. A quel punto si è fatta sentire la maggiore esperienza dei tedeschi, che nonostante abbiano sbagliato tanto, sono riusciti a commettere un errore in meno dei nostri. Gli emblemi della scarsa esperienza e caratura internazionale azzurra sono stati i rigori di Zaza e Pellè. Il primo, entrato in campo solo per battere il penalty, ha sentito tutta la pressione del pallone più importante della sua carriera, ha preso una rincorsa impaurita e ha sparato alle stelle. Il secondo invece ha perso tutta l’umiltà che l’aveva reso il simbolo dell’attacco azzurro, ha prima fatto il gesto del cucchiaio a Neuer (portiere più forte al mondo) e poi calciato il peggior rigore di tutto il Campionato Europeo, una sorta di punizione per il suo gesto insensato e sconsiderato.

Adesso già si pensa al lavoro del prossimo commissario tecnico. Per Ventura non sarà facile ricreare lo stesso clima che si è respirato nel corso dell’Europeo francese. Continuare il lavoro di Conte non è certamente impresa facile, ma recentemente Massimiliano Allegri ha dimostrato che non è neppure una cosa impossibile.

Di Giovanni Fabbri

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