Euro 2016. L’Italia è perfetta e serve la vendetta alla Spagna: 2-0 e testa alla Germania

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I festeggiamenti dell'Italia dopo il secondo gol (MARTIN BUREAU/AFP/Getty Images)

Serviva un’Italia concentrata e attenta, un’Italia corta e capace di imbrigliare la folta rete di passaggi degli spagnoli ma che sapesse anche sfruttare le ripartenze con verticalizzazioni veloci e repentine: serviva tutto questo per battere Morata e compagni e ieri pomeriggio, nello stadio dove si giocherà la finale del 10 luglio, gli azzurri di Conte hanno fatto qualcosa di speciale, oltre ogni più rosea previsione, oltre la ragione come aveva chiesto l’ex tecnico della Juventus, hanno battuto per 2 a 0 la Spagna di Vicente del Bosque.

Il risultato, però, questa volta, dice ben poco di una partita dominata per buoni settanta minuti dai nostri che hanno in lungo e in largo corso meglio degli avversari soffocando tutte le fonti di gioco. Un primo tempo giocato e interpretato al meglio dagli azzurri, la Spagna non si aspettava un avversario così intraprendente e aggressivo sin dalle prime battute di gioco, soprattutto i due attaccanti, Eder e Pellè non permettevano ne a De Gea di iniziare agevolmente l’azione ne ad Iniesta di giocare passaggi puliti per gli esterni o per la prima punta in questo caso Morata.

Innumerevoli i passaggi sbagliati dagli iberici, innumerevoli i duelli aerei vinti dagli azzurri sia a centrocampo che in difesa sintomo della voglia di una squadra che partiva sfavorita contro i campioni d’Europa in carica. Il gol di Chiellini confeziona una prima frazione perfetta, Eder batte forte una punizione dal limite, De Gea respinge centralmente e il centrale della Juventus la mette dentro firmando il momentaneo 1 a 0. Si va a riposo con la convinzione di portarla a casa, con uno stadio colorato finalmente anche di azzurro e con la consapevolezza di giocare meglio dell’avversario. Nel secondo tempo stessa musica, gli azzurri continuano a macinare gioco e chilometri, la Spagna è guardinga e quasi spaesata, con il giro palla e con i tiri da fuori cerca di impensierire Buffon ma non riesce comunque a reggere il ritmo dei nostri che più volte vanno vicino al raddoppio. Nell ultimo quarto d’ora la stanchezza fa capolino tra gli azzurri e la squadra arretra troppo, ci prova prima Iniesta dalla distanza e poi Piquè da posizione ravvicinata, Buffon è pronto e reattivo.

A pochi minuti dal termine, in contropiede Pellè manda gli spagnoli all’inferno e in paradiso tutto il popolo italiano. Un 2 a 0 frutto dell orgoglio italiano, frutto di gruppo giudicato, almeno all’inizio, non all’altezza e che pian piano sta acquisendo consensi insperati. Il vero fuoriclasse, però, non va ricercato in campo ma in panchina, l’elemento che ha fatto la differenza fin qui ha un nome e un cognome: Antonio Conte. L’ex allenatore della Juventus e futuro manager del Chelsea ha trasformato questa squadra dandogli un’anima e una propria identità, schemi a ripetizione provati e riprovati in allenamento, una cura maniacale per i dettagli e una fame mai doma: è così che Conte si è preso la scena. Il Ct azzurro è l’esempio più lampante di quanto un allenatore conti in una squadra e di come possa fare la differenza su palcoscenici così importanti. Sabato prossimo a Bordeaux ci aspetta la Germania, il peggior avversario che potevamo prendere ma con questa Italia si può sognare in grande.

di Claudio Serratore

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