Amarcord: Marco Negri, il silenzioso uomo del gol

Spesso si pensa che i calciatori siano tutti uguali, sia come caratteristiche tecniche che come carattere. Si ritiene che al ruolo di calciatore sia abbinata una categoria e che tale rimanga dal primo all’ultimo. E invece anche i giocatori di calcio, una volta fatta la doccia e indossati i panni di tutti i giorni, diventano uomini come gli altri, coi loro caratteri e le loro peculiarità, i loro dubbi e le loro beghe familiari; Marco Negri, centravanti degli anni novanta, ha vissuto una carriera all’insegna dei gol, lontano però da tutto ciò che il mondo pallonaro solitamente regala ai suoi dipendenti, andando invece a ricercare tranquillità e, soprattutto, silenzio.

Marco Negri nasce a Milano il 27 ottobre del 1970 e calcisticamente cresce nell’Udinese con cui debutta in serie B nel 1988 prima di passare al Novara e alla Ternana dove nella stagione 1991-92 conquista la promozione in serie B mettendo a segno anche 5 reti. Piace a molte squadre questo ragazzone alto e grosso, forte fisicamente ma bravo anche con i piedi, tutto mancino; Negri è un calciatore utile per la squadra ed anche amato dai compagni di spogliatoio perchè non crea problemi, anzi, forse eccede in senso contrario essendo un po’ troppo riservato. Viene acquistato dal Cosenza, serie B, con cui segna 5 reti, ma non riesce ad essere titolare, per cui scende di categoria accettando la C1 in una piazza prestigiosa come Bologna: in Emilia, Negri conosce una stagione altalenante, mette a segno 8 reti in un campionato che per i felsinei sarà maledetto e li vedrà costretti a rinviare di un anno l’atteso ritorno in serie B. Ma a Bologna Negri conosce Giuseppe Campione, un ragazzo appena ventenne, promessa del vivaio bolognese: i due legano e stringono una forte amicizia, rimasta inalterata anche l’anno successivo quando Negri torna al Cosenza in serie B e Campione viene prestato alla Spal, sempre in C1; un’amicizia rotta solamente da uno schianto in autostrada nel settembre del 1994 che si porta via un ragazzo di appena ventun’anni e lascia Marco Negri senza forse l’unico amico che aveva trovato nel mondo del calcio. Dalla morte di Giuseppe Campione, Negri decide di non parlare più, di non rilasciare interviste e non intervenire in conferenze stampa, diventando così per tutti il silenzioso uomo dei gol. Già, perchè nel frattempo il centravanti milanese trascina il Cosenza alla salvezza con 19 reti che gli valgono la chiamata del Perugia che è sempre in serie B ma punta alla promozione. Il campionato 1995-96 è trionfale per la formazione umbra e per Marco Negri, accolto inizialmente con freddezza dal pubblico perugino per i suoi trascorsi ternani, ma accettato dopo appena qualche partita ed una serie di gol che issano Negri ai vertici della classifica dei marcatori e il Perugia fra le prime del torneo cadetto in lotta per la promozione in serie A. Negri segna e continua a non parlare, probabile che a Perugia nessuno conosca la sua voce, pur conoscendo tutte le sue virtù in campo, i suoi repentini movimenti in area di rigore, le sue fucilate di sinistro dai 15-20 metri che valgono al Perugia vittorie su vittorie, alcune delle quali determinanti in chiave promozione, come quella contro la Salernitana. Il Perugia conquista la promozione alla penultima giornata e dopo un rocambolesco 3-2 sul Verona già promosso: il terzo gol degli umbri lo sigla, manco a dirlo, Negri che in tuffo di testa regala ai biancorossi la serie A dopo quindici anni di attesa e l’inferno della serie C assaporato per troppo tempo. Allo stadio Renato Curi è festa grande, Negri è uno dei più osannati, ha chiuso la stagione con 18 reti all’attivo, lui festeggia, salta ma non rilascia dichiarazioni; il Perugia lo conferma anche per la stagione 1996-97 che sarà la prima in serie A per un calciatore di quasi 27 anni. L’esordio è col botto: alla prima giornata, Negri decide Perugia-Sampdoria con un gran gol, lo stadio Curi esplode e l’attaccante dimostra di saper far gol anche nella massima serie. Il Perugia è una buona squadra, sa che dovrà lottare per la salvezza fino alla fine del campionato e riesce a mantenersi a galla nonostante i soliti cambi di allenatore del presidente Gaucci; Negri è sempre titolare, a febbraio segna la rete con cui gli umbri battono il Milan, qualche settimana più tardi realizza una tripletta nel 5-1 al Bologna, al termine di cui, incredibilmente, Negri si concede ai microfoni e alla stampa rilasciando una breve ma significativa dichiarazione, forse sapendo che all’ascolto ci sono anche i tifosi bolognesi: “Dedico questi gol e questa vittoria al mio amico Giuseppe Campione, scomparso troppo presto”, una frase struggente ma allo stesso tempo carica di orgoglio per un attaccante tanto bravo in campo quanto schivo fuori. Il Perugia non riuscirà ad evitare la retrocessione in serie B perdendo l’ultima decisiva gara di campionato a Piacenza, ma Negri chiuderà la stagione con 15 reti realizzate, un bottino rilevante per un calciatore all’esordio in massima serie.

Il Perugia sa di non poter trattenere il suo bomber anche in serie B e a malincuore lo mette sul mercato; si scatena un’asta che alla fine premia gli scozzesi dei Rangers di Glasgow che offrono a Gaucci quasi 4 milioni di sterline, facendo leva anche sulla voglia del calciatore di provare l’esperienza estera. Negri viene accolto benissimo dal pubblico scozzese, ma ancora non sa che a Glasgow vivrà la stagione migliore della sua carriera, una delle prestazioni più significative di un giocatore italiano fuori dai confini nazionali; fin da subito, Negri si presenta come meglio non potrebbe, siglando 23 reti nelle prime 10 partite, fra cui una cinquina nella gara contro il Dundee United che ne fa il secondo giocatore della storia scozzese a realizzare cinque reti in una sola partita. Nella stagione 1997-98 la media gol di Marco Negri è la più alta in Europa, l’ex centravanti del Perugia è l’idolo incontrastato della tifoseria dei Rangers che non crede ai suoi occhi per la prolificità di questo attaccante italiano mai sentito nominare prima. Negri chiuderà il campionato vincendo la classifica dei marcatori con 32 reti in 29 gare, venendo eletto calciatore del mese in Scozia per la metà delle volte. Non solo, le sue reti gli valgono il quinto posto nella classifica della scarpa d’oro e il novantunesimo in quella del Fifa World Player del 1997. Ora l’attaccante italiano è conosciuto anche all’estero, anzi, su di lui chiedono informazioni il Benfica in Portogallo e il Newcastle in Inghilterra, ma Negri si è ambientato bene a Glasgow e vuole restare in Scozia dove, peraltro, c’è una nutrita schiera di italiani che insieme a lui giocano nei Rangers, oltre a Paolo Di Canio, in forza agli odiati rivali del Celtic. Proprio assieme ad un compagno italiano, Negri vive la prima di una lunga serie di pagine che ridimensioneranno la sua carriera dopo il botto dei 32 gol e il titolo di capocannoniere: durante una partita a squash con l’amico e collega Sergio Porrini, infatti, Negri viene colpito violentemente all’occhio dalla pallina e subisce un trauma alla retina che lo lascia fuori dai campi per oltre un mese. Un infortunio sciocco e anche lieve, ma che dà inizio ad un calvario da cui Negri non uscirà più; l’attaccante torna in campo ma esce immediatamente a causa di una polmonite, quindi, una volta ristabilitosi, viene nuovamente bloccato da un malanno alla schiena che sfocia in un’ernia, curabile solo con un’operazione. Dopo soli 5 gol in campionato, Negri viene prestato al Vicenza che nel frattempo sta disperatamente evitando la retrocessione in serie B: da gennaio a maggio del 1999, Negri segna un solo gol, sbaglia un calcio di rigore durante Inter-Vicenza, ma in generale sembra lontanissimo dalla forma fisica dell’anno precedente e viene pure preso di mira da una parte del tifo vicentino che ne fa il capro espiatorio di una retrocessione amara ed inaspettata per una formazione che solo due anni prima aveva vinto la Coppa Italia. Il ritorno a Glasgow è pessimo, così come il rapporto fra Negri ed il tecnico olandese Advocaat che lo esclude dalla rosa dopo una sola apparizione in campionato; l’esperienza in Scozia si chiude quasi nell’indifferenza generale di un popolo che tanto aveva amato quel cannoniere italiano. Negri torna a Bologna nel 2001 sperando di rilanciarsi in una piazza che conosce, ma non sarà così: dopo appena 3 presenze ed una condizione fisica precaria, il centravanti milanese passa al Cagliari in serie B nel gennaio del 2002 trovando poca fortuna, 4 presenze e 2 gol in un’annata anonima per la compagine sarda. La stagione successiva si accasa al Livorno, neopromosso in B, e inizialmente sembra ripercorrere i fasti di un tempo realizzando una tripletta all’esordio nel 4-2 dei toscani contro il Cosenza; l’esperienza livornese è relativamente positiva, Negri chiude la stagione con 8 reti in 19 partite, non tutte vissute da titolare, in un Livorno bravo ad assestarsi a metà classifica al primo campionato di B dopo trent’anni. Ma le prestazioni di Negri non convincono la società amaranto che punta alla promozione in serie A e non conferma l’ex bomber dei Rangers Glasgow, ormai prossimo ai 33 anni e vicino alla chiusura di una carriera costellata dal successo iniziale e da troppi infortuni successivamente; Negri non trova squadra, ma non vuole ancora mollare: termina la sua avventura calcistica nella città che forse lo ha amato di più e che lo ha consacrato nel calcio dei grandi, Perugia. Gli umbri sono nuovamente in serie B e la gestione Gaucci è ad un passo dal fallimento che si concretizzerà nel luglio del 2005; Negri riabbraccia Perugia nell’autunno del 2004, ma è tutto diverso rispetto a dieci anni prima, soprattutto sono il suo fisico e la sua testa ad essere diversi: è distratto ed acciaccato, il Perugia lotta per la serie A ma ha alle spalle una società che si sta per sgretolare e che ha tentato il colpo di coda di acciuffare la promozione grazie a due grandi ex del passato, Marco Negri e Fabrizio Ravanelli. Ma per il bomber della promozione del 1996 non c’è gloria e solo 3 presenze pressochè inutili.

Marco Negri chiude la sua carriera a giugno del 2005, a 35 anni e subito dopo la nascita di suo figlio, altro elemento che lo allontana dai campi. “Farò il papà a tempo pieno”, afferma Negri nell’inverno del 2005, già certo della decisione di lasciare il calcio comunque fosse andata la stagione al Perugia. Quasi 120 reti in carriera, un titolo di capocannoniere all’estero come pochi altri italiani nella storia, un girovagare su e giù per l’Italia e quella parentesi scozzese così intensa ma così breve, durata l’arco di un anno che forse è valso per due, con quei 32 gol che nessuno a Glasgow ha mai dimenticato, lasciando Marco Negri nella storia del glorioso club britannico. La storia di un calciatore bravo e sfortunato, forse troppo chiuso per imporsi di più nell’alveare dorato del calcio: sembrava muto, Marco Negri, eppure ha parlato per quindici anni, urlando anche, utilizzando sempre la lingua universale del gol.

di Marco Milan

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