Unioni Civili, sulla Cirinnà al Senato fiducia da PD-NCD e Verdini

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Unioni Civili. La Legge Cirinnà passa l’esame del Senato con un voto di fiducia. Mentre NCD esulta per lo stralcio della Stepchild Adoption, il PD cerca di ricucire gli strappi interni alla maggioranza e apre ai verdiniani.

Unioni Civili. Un piccolo passo per il Paese, ma un grande passo per il Senato della Repubblica. Dopo due mesi di dibattiti estenuanti, manifestazioni con piazze più o meno gremite e tante tante polemiche, Palazzo Madama ha finalmente approvato con 173 voti a favore la Legge Cirinnà sulle Unioni Civili. Certo, quella licenziata dal Senato non è proprio la Legge presentata dalla senatrice Monica Cirinnà, ma come spesso accade in queste cose, alla fine del percorso parlamentare, l’aula è riuscita a trovare la quadra su un testo condiviso e gradito ai più.

Dopo due mesi di battaglia politica, mediatica e di piazza, il Senato ha votato la fiducia su un maxi emendamento del Governo alla Legge Cirinnà, il cui testo ricalca quasi del tutto quello iniziale. Le uniche modifiche apportate dall’Esecutivo riguardano lo stralcio della Stepchild Adoption, o adozione del figlio biologico del partner, e la mancanza dell’obbligo di fedeltà per le coppie omosessuali. A parte tutte le possibili considerazioni su questo secondo punto, l’eliminazione dell’articolo 5 della Legge Cirinnà, ovvero quello relativo all’adozione del figliastro, ha fatto infuriare gran parte degli attivisti LGBTI e coloro che speravano che il Parlamento italiano riuscisse a colmare, in modo più significativo, il grave ritardo del nostro Paese rispetto al resto d’Europa sul tema del riconoscimento dei diritti civili per le coppie omosessuali.

E invece non è stato così e sono stati in molti quelli che, anche fra gli scranni di Palazzo Madama, hanno liquidato la cosa con la classica figura della montagna che partorisce il topolino. Per contro c’è qualcuno nella maggioranza di Governo che può dirsi più che soddisfatto per il risultato ottenuto. Fra i vincitori di questa partita c’è sicuramente il Nuovo Centro Destra di Angelino Alfano, che fin da subito si era detto pronto a votare la legge, se fosse stata stralciata la Stepchild e se fossero stati eliminati gli elementi che equiparavano le unioni fra persone dello stesso sesso al matrimonio civile. Dopo il voto in senato, da Bruxelles, il ministro Alfano si è detto soddisfatto per aver regalato al Paese una legge che non va contro natura e non lede in alcun modo la famiglia tradizionale. Sempre nel campo dei vincitori, va annoverata la componente cattodem del Partito Democratico, guidata dalla pasionaria Paola Binetti, che si era opposta fermamente alla parte più progressista del testo Cirinnà. Tuttavia, coloro i quali possono dirsi veramente soddisfatti del risultato ottenuto sono i parlamentari di Alleanza Liberalpopolare-Autonomie, fedeli al senatore Denis Verdini, che con i loro 19 voti sono risultati assolutamente indispensabili per l’approvazione della legge e per l’ottenimento della fiducia parlamentare. Dunque, dopo questo voto, si aprono scenari assai incerti anche per la futura composizione della maggioranza di Governo, che potrebbe allargarsi alla componente verdiniana. In merito a quest’ultima ipotesi, l’opposizione ha chiesto che il premier salga al Quirinale per riferire al Presidente Mattarella.

Per contro, i grandi sconfitti di questo passaggio parlamentare sono senza dubbio tanti e vanno ricercati sia fra la maggioranza sia nell’opposizione. Vinti sono i 5 Stelle, che se da un lato si sono erti a paladini del dibattito democratico e dei regolamenti parlamentari, dall’altro hanno dimostrato di non aver ancora compreso le logiche sottese alla politica nazionale. Certo tanti analisti hanno visto nel comportamento dei pentastellati un tentativo per mettere in difficoltà il Governo Renzi, ma alla fine quello che è stato percepito dalle associazioni LGBTI e da i non addetti ai lavori è stata l’ostinazione degli ex grillini di mantenere le mani pulite, tenendole inutilmente in tasca. Sconfitta è sicuramente la sinistra del PD, guidata dalla prima firmataria della Legge, la senatrice Monica Cirinnà, che pur dicendosi felice per il passo in avanti fatto in materia di diritti civili, si rammarica per lo stralcio della Stepchild Adoption e per la mancanza di coraggio da parte del Parlamento. Sconfitto, almeno in parte, è il premier Renzi, che aveva puntato molto sull’approvazione completa del testo presentato in aula.

Ma i veri grandi sconfitti sono i diritti civili, larga parte delle Associazioni LGBTI e tutti coloro che avevano sperato in qualcosa di più di un testo al ribasso. Per molti attivisti, ma anche per larga parte degli italiani, la Legge Cirinnà era il minimo sindacale per garantire una vera uguaglianza fra tutti i cittadini, senza discriminazioni dovute all’orientamento sessuale. Per non parlare di tutti quei bambini, nati in famiglie arcobaleno, che dovranno attendere ancora per vedere riconosciuti i loro diritti di figli, anche di fronte alla legge. Tuttavia, da questa pagina politica che è stata rappresentata dall’approvazione della Legge sulle Unioni Civili, chi ci ha perso di più è forse il nostro Paese. L’Italia esce da questo dibattito ancora spaccata, divisa e con una legge che scontenta, per vari motivi, la maggioranza della popolazione e che difficilmente potrà essere modificata e migliorata in tempi brevi.

(di Christopher Rovetti)

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