Middlesbrough Apartheid? Porte rosse per le case degli immigrati

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Regno Unito. Gli immigrati richiedenti asilo di Middlesbrough denunciano episodi di discriminazione razziale dopo un’inchiesta del Times.

La città di Middlesbrough, nell’Inghilterra nord-orientale, è finita sotto l’occhio del ciclone dopo l’inchiesta pubblicata nei giorni scorsi dal Times dal titolo “L’apartheid dei richiedenti asilo nelle strade britanniche”. Il caso delle porte dipinte di rosso, considerate un marchio identificativo e discriminatorio, ha varcato i confini della contea di York e le reazioni dei richiedenti asilo, insieme alle dichiarazioni dell’impresa di costruzioni e degli esponenti politici, sono rimbalzate sulle prime pagine dei principali quotidiani inglesi e dei media internazionali. Inevitabili le polemiche sul trattamento degli immigrati oltre alla riapertura del dibattito sul sistema di accoglienza nel Regno Unito.ad_193749719-e1453287875909

All’origine delle discriminazioni ci sarebbe il colore delle porte degli alloggi dei richiedenti asilo: 155 su 168, edificati nelle aree più degradate di Middlesbrough, sono dipinte di rosso. Dopo l’inchiesta del Times, gli abitanti hanno raccontato episodi di razzismo di cui sono stati vittime, facilmente identificabili proprio dal colore delle case. Gli intervistati hanno riferito di essere stati insultati e bersagliati con lanci di uova, le iniziali del Fronte Nazionale incise sulle porte, perfino imbrattate con escrementi di cane. C’è pure chi ha provato a ridipingere la porta di un altro colore, ma dopo alcuni giorni l’ha ritrovata dipinta di rosso. Middlesbrough, come aveva già riportato la Bbc nel mese di ottobre, è la città del Regno Unito con il più alto tasso di richiedenti asilo e l’unica città a superare il tetto per unità di popolazione locale: un richiedente asilo ogni 186 abitanti anziché ogni 200. Un “sovraffollamento” che, unito allo stigma scarlatto delle porte, potrebbe aver alimentato gli episodi di intolleranza.

La prima a finire sotto accusa è stata la Jomast, subappaltatrice per conto della multinazionale GS4, legata all’Home Office, ministero dell’Interno britannico, che ha prontamente smentito una correlazione tra il colore delle porte e una deliberata policy discriminatoria, definendo, anzi, una simile ipotesi “grottesca”.       La multinazionale ha ammesso di essere a conoscenza della situazione dal 2012, ma di non aver ricevuto lamentele da parte dei richiedenti asilo, decidendo perciò di non intervenire. In seguito alle feroci polemiche di questi giorni, la GS4 si è impegnata a ridipingere le porte di diversi colori entro qualche settimana. Stuart Monk, proprietario della Jomast, accusato da più parti di aver costruito la sua fortuna con gli alloggi popolari per i migranti, ha tuttavia definito “assurdo e offensivo” ogni accostamento con la politica di apartheid della Germania nazista. Il paragone tra le discriminazioni dei richiedenti asilo e quelle subite dagli Ebrei durante il nazismo è stato avanzato da Ian Swales e sostenuto anche dal quotidiano Daily Mail. L’esponente del partito Liberal-democratico ha aspramente condannato il colore rosso come “un segno di separazione”, che “ricorda quello della Germania del 1930”.

La denuncia delle condizioni degli immigrati in attesa di asilo, riportata all’attenzione pubblica in questi giorni, risale in realtà a qualche anno fa. Ian Swales ha sottolineato di aver sollevato la questione dei richiedenti asilo a Middlesbrough nel 2014, constatando amaramente che da allora nulla era stato fatto. Dello stesso avviso Suzanne Fletcher, a capo dell’associazione “Seekers of Sanctuary”, che ha ribadito di aver portato il caso all’attenzione del Parlamento già due anni fa. I rifugiati, secondo la Fletcher, non avevano manifestato le loro preoccupazioni per paura di mettere a repentaglio la loro permanenza in Gran Bretagna. Il ministro per l’Immigrazione, James Brockenshire, dichiarandosi “profondamente preoccupato dalla questione”, ha deciso di aprire un’inchiesta interna urgente e ha chiarito che, se dimostrati, non saranno tollerati comportamenti di discriminazione nei confronti dei richiedenti asilo.

Il caso di Middlesbrough ha riaperto il dibattito sul tema dell’immigrazione nel Regno Unito e sulle problematicità dell’accoglienza dei migranti. Lo stesso ministro Brockenshire, lo scorso mese di agosto, a seguito del crescente numero di migranti che cercavano di introdursi illegalmente nel Regno Unito passando da Calais, in Francia, verso l’Eurotunnel, aveva condannato senza mezzi termini l’immigrazione clandestina. La proposta era quella di abolire il sussidio di 37 sterline a settimana per i richiedenti asilo, anche irregolari, con bambini, perché “il Regno Unito non è la terra del latte e del miele”. La politica del governo Cameron va quindi nella direzione di una linea dura, con una presa di posizione sui fatti di Middlesbrough che, seppure tardiva, non intende ammettere giustificazioni per gli episodi intolleranza e vandalismo.

L’esecutivo britannico ha ingaggiato una lotta contro Bruxelles che spinge per un cambiamento delle regole dell’asilo, probabilmente discusso in Commissione a marzo. Il primo ministro David  Cameron preme affinché i rifugiati richiedano l’asilo nel primo paese in cui arrivano. Intanto, il prossimo mese a Londra in una conferenza congiunta con i leader mondiali si discuterà della crisi dei rifugiati siriani e dei modi concreti per aiutarli nelle loro regioni di provenienza cosicché sia “meno probabile vederli arrivare in Europa”, ha dichiarato il primo ministro inglese. I prossimi vertici istituzionali europei potrebbero contribuire a ridefinire la politica migratoria europea e nel Regno Unito, che tenta la strada del negoziato pronto al referendum per l’uscita dall’Unione europea, con qualche margine per anticiparlo a giugno 2016.

Secondo il rapporto “The Refugee Surge in Europe: Economic Challenges”, appena diffuso dal Fondo Monetario Internazionale, le richieste di asilo in Europa sono state 995.000 nel 2015, il doppio rispetto al 2014. Nel Regno Unito hanno superato quota 32.000, una cifra comunque di gran lunga inferiore a quella di altri paesi, Germania, Svezia e Ungheria in testa. I numeri indicano chiaramente che il problema è europeo, prima che britannico. Se l’obiettivo primario resta quello di arginare il numero degli ingressi, la ghettizzazione non può diventare una questione trascurabile, celata dietro le buone intenzioni di favorire l’inclusione sociale, e degna di interesse solo quando un caso finisce sotto la lente di ingrandimento dei media.

(di Elena Angiargiu)

Fonte immagine: http://ubertopic.com/doors-painted-red-to-show-theyve-got-asylum-seekers-inside/162191/

 

 

 

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