Basket, NBA. Gli Oscar di Mediapolitika Sport 2015

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Non poteva mancare il mondo NBA: ecco gli Oscar NBA 2015 a chi sono andati.

Miglior giocatore: Stephen Curry

Mai come quest’anno è facile decidere chi sia stato il miglior giocatore sui parquet di basket. Parliamo dell’MVP della stagione NBA, ovvero Stephen Curry, un giocatore cresciuto di anno in anno, su cui i Golden State Warriors hanno investito e con cui nel tempo hanno reso la loro squadra competitiva per il titolo. Nell’anno in cui si festeggiava il quarantesimo anniversario dall’ultimo titolo sulla baia di Oakland per una franchigia con non era mai più tornata a giocarsi una finale NBA, lui ha preso per mano i californiani e li ha guidati all’anello. Non solo i numeri parlano per lui, solo una partita saltata in tutta la stagione, una maratona lunga 101 match, concludendo la stagione regolare con quasi 24 punti ed 8 assist a referto ogni sera. Nei playoffs poi il livello è ulteriormente salito, più di 39 minuti giocati ogni sera segnando più di 28 punti di media. Ma come anticipato non sono solo i numeri a dirci della grandezza di questo campione, gli avversari affrontati ai playoff sono il meglio che la NBA potesse offrire, primo turno contro i Pellicans dell’astro nascente Davis, semifinale di conference contro i Grizzlies, tra le squadre più solide e rodate ad Ovest, finale di conference contro gli Houston Rockets del barba, James Harden e finale NBA contro i Cleveland Cavaliers di uno straordinario LeBron James, che però non è bastato alla squadra dell’Ohio. Eppure la stagione 2015-2016 sembra possa vederlo ancora più protagonista, ad oggi le statistiche ci dicono 29 punti e mezzo ogni sera, conditi da 6 assist e mezzo, ed i Golden State Warriors hanno un record di 35 vittorie e solo 2 sconfitte, si accettano scommesse chi sarà in grado di fermarlo?

Miglior allenatore: Steve Kerr

Stephen Curry è stato la mano dei Golden State Warriors, Steve Kerr il cervello, lo premiamo per questo come miglior allenatore della stagione. Un ex compagno di squadra di campioni del calibro di Michael Jordan e Tim Duncan. Campione NBA per ben cinque volte, ma che si siede sulla sua prima panchina in NBA in qualità di capo allenatore e da esordiente ha il miglior record stagionale, vince il campionato e fa giocare la sua squadra come raramente si è visto sui parquet NBA. Inoltre dopo la serie di vittorie consecutive ad inizio del campionato attuale molti hanno iniziato a chiedersi se questi Golden State Warriors possono essere addirittura più forti di quei Chicago Bulls in cui Kerr giocava di fianco al più grande giocatore di ogni epoca, Michael Jordan. Ovviamente oggi molti potrebbero dire che il merito di questi Warriors è soprattutto di Curry e Thompson, ma prima di Kerr nonostante altri allenatori avessero avuto a disposizione gli splash brothers nessuno ha mai fatto così bene, rendendo vincente con la sua mentalità una franchigia che come anticipato non vinceva un titolo da 40 anni. Inoltre come non sottolineare la crescita di tanti giocatori come Green che quest’anno potrebbe essere selezionato per l’All Star Game, o Barnes ed Igoudala giocatori diventati fondamentali per la vittoria finale.

Miglior italiano: Danilo Gallinari

Sembrava la solita maledetta stagione sfortunata per Danilo, con ottime prestazioni e fastidiosi infortuni a limitarne l’utilizzo. Nonostante questo il ragazzo di Milano era riuscito a far segnare il suo nuovo career high, con 40 punti segnati contro gli Orlando Magic a Marzo, record superato poi ad Aprile mettendone a referto 47 contro i Dallas Mavericks. Ma i Nuggets nonostante Gallinari non si sono qualificati ai playoffs, così Danilo ha potuto preparare gli Europei con l’Italia che finalmente poteva schierare tutti i ragazzi di questa generazione d’oro, i 4 NBA: Gallinari, Belinelli, Bargani e Datome, più il selezionato Gentile che però ancora non ha esordito al di là dell’oceano e tanti altri. L’inizio non è dei migliori con una sconfitta contro la Turchia ed una vittoria non del tutto convincente contro l’Islanda, poi l’Italia cresce e di partita in partita grazie a Gallo e Beli soprattutto vince contro grandi avversari ben conosciuti dagli amanti della NBA, contro la Spagna di Gasol che finirà il torneo da campione e contro la Germania di Nowitski. Azzurri che arrivano fino ai quarti di finale, poi persi contro la Lituania, tanti giornalisti intervistano proprio lui e gli chiedono cosa ne pensa visto che l’Italia comunque era andata bene, ma la risposta è da vincente, Danilo dice che andrà bene quando l’Italia vincerà qualcosa. Di ritorno negli Stati Uniti torna a fare del suo meglio e guida i Denver Nuggets, diventandone l’uomo franchigia. La squadra del Colorado probabilmente non raggiungerà i playoffs neanche quest’anno, ma sul profilo Facebook la franchigia chiede di commentare con il nome Danilo Gallinari e l’#NBAVOTE, ogni loro post, infatti la NBA quest’anno conteggia anche i voti sul social di Zuckerberg con nome del giocatore seguito da questo hastag, suggerimento che mi consiglio di darvi anche io, proviamo a tingere di azzurro l’All Star Game di Toronto, il primo che non verrà giocato negli Stati Uniti, ma in una città che tra l’altro ha una grande comunità di italiani. Questa mobilitazione a Denver per provare a mandarlo nella serata delle stelle è un vero e proprio riconoscimento per un ragazzo che anche non dovesse giocare quella partita è riuscito comunque a conquistare gli Stati Uniti vivendo il suo sogno americano.

Miglior giovane: Jahlil Okafor

Anche in questo caso premiamo un giocatore protagonista oltre oceano ed il nostro riconoscimento arriva addirittura prima che la NBA gli riconosca il titolo di miglior rookie of the year. E’ infatti solo il primo anno nella lega più importante del mondo per Jahlil Okafor, classe 1995 che però chiude un anno solare favoloso. Ad inizio stagione vince il campionato universitario NCAA con l’università Duke, tra le più importanti nella storia del basket, essendo inserito in pianta stabile nel quintetto iniziale dei Blue Devils, nonostante sia solo il suo primo anno universitario. Dopo questo trionfo a Gennaio nel consueto draft viene selezionato dai Philadephia’76ers come terza scelta assoluta dietro a Karl-Anthony Towns e D’Angelo Russell, ma il ragazzo di Chicago si prende il palcoscenico nella città del Pennsylvania. Giocando più minuti per partita di qualsiasi ragazzo al primo anno (31 circa), segnando più di qualsiasi avversario nella corsa di rookie of the year (17 punti e mezzo circa a partita) e prendendo circa 7 rimbalzi e mezzo ogni sera. Il futuro è suo, la squadra non è adatta a costruire un campione, dovrà lui essere in grado di isolarsi dalla mentalità perdente dei 76ers di questi ultimi anni e continuare a migliorarsi di settimana in settimana, l’arrivo sulla panchina della squadra di Philadelphia di Mike D’Antoni potrebbe aiutarlo.

di Flavio Sarrocco

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