Formula 1: le pagelle della stagione 2015

di Marco Milan

Finito da una settimana il mondiale 2015 di Formula 1, è tempo di dare i voti, di stilare le pagelle di un campionato dominato dalla Mercedes e da Lewis Hamilton, con la riscossa della Ferrari dopo un anno orribile e la catastrofe della nuova McLaren Honda, incapace di competere.

VOTO 10, MERCEDES: Un bolide imprendibile, 18 pole position su 19 gare, 16 vittorie, 12 doppiette (una in più del 2014), un campionato dominato in lungo e in largo senza che il primato sia mai stato messo in discussione neanche lontanamente. La perfetta gestione dei piloti, aiutata anche dal pessimo inizio di stagione di Rosbegr, la ritrovata affidabilità e la proverbiale perfezione tedesca, hanno reso indimenticabile il 2015 della scuderia di Stoccarda per cui parlano in gran parte i semplici e spaventosi numeri.

VOTO 9, LEWIS HAMILTON: Secondo titolo mondiale consecutivo, terzo della carriera. Un pilota completo, giunto all’apice della maturità, capace di vincere con una facilità quasi imbarazzante, abile a conquistare 11 pole position e 10 vittorie, mollando solamente nel finale di campionato, dopo la matematica conquista dell’iride in Texas; solo allora Hamilton ha lasciato vincere il compagno di squadra Rosberg, prendendosi una vacanza anticipata sulla fine del mondiale. Veloce, cattivo e maturo, per il 2016 il favorito alla vittoria sarà ancora lui.

VOTO 8, SEBASTIAN VETTEL: Dopo 4 campionati consecutivi vinti e l’ultimo opaco anno alla Red Bull, il pilota tedesco si è confermato campione di stoffa e talento assoluto all’esordio con la Ferrari: 3 vittorie (unico a strappare successi alla Mercedes), una pole position e 13 podi (record per un ferrarista al primo anno in rosso), merito di una Ferrari rinata ma anche di un Vettel capace di guidare da maestro, alla faccia di chi sosteneva che vincesse solo al volante della vettura migliore del lotto. I tentennamenti del compagno di box Raikkonen (voto 6-) testimoniano ancor di più i meriti del tedesco, pronto a battagliare con le Mercedes nel 2016.

VOTO 7, MAX VERSTAPPEN: Esordisce in formula 1 a 17 anni e già questo è un record assoluto, ma non basta. Il piccolo olandese, figlio d’arte, fa di più, stupisce il mondo dei motori con talento e sfrontatezza degni di un Senna, di un Hamilton o di uno Schumacher; al volante della Toro Rosso, Verstappen regala una stagione di sorpassi spettacolari, spesso in situazioni impossibili, spesso frutto di determinazione, personalità e qualità tecniche fuori dal comune. Conquista 49 punti totali, ben 31 in più del compagno di squadra Sainz; se Verstappen chiuderà la carriera senza aver vinto almeno un mondiale, sarà solo per colpa sua.

VOTO 6, NICO ROSBERG: Dopo la lotta all’ultimo sangue (e all’ultima gara) del 2014, il tedesco della Mercedes molla ad Hamilton il campionato fin dall’inizio della stagione dove sonnecchia e spesso si accontenta della piazza d’onore del podio, con dichiarazioni battagliere al venerdì e opache prestazioni in pista il sabato in qualifica e la domenica in gara. Si sveglia a titolo già assegnato, conquistando le ultime 6 pole position consecutive e le ultime 3 vittorie, troppo poco per impensierire Lewis Hamilton ma abbastanza per sopravanzare Vettel al secondo posto della classifica piloti. Da un campione, però, ci aspetta qualcosa in più.

VOTO 5, DANIEL RICCIARDO: La mediocre Red Bull Renault del 2015 non aiuta il pilota australiano (3 vittorie nel 2014, nessuna nell’anno appena terminato) ma anche lui ci mette poco per invertire la rotta. Nel 2014 era sembrato sfrontato e sorridente, cattivo in pista e disponibile ai box,mentre nel 2015 le pessime prestazioni della Red Bull lo portano a disputare un campionato anonimo a cui Ricciardo finisce con l’assuefarsi raccogliendo 92 punti, addirittura 3 in meno del compagno di squadra Kvyat. Un notevole passo indietro per un pilota di talento ma non ancora maturo per ambire al titolo.

VOTO 4, FERNANDO ALONSO: La McLaren Honda è da zero in pagella, vero, un pilota come lui non avrebbe meritato una carriola simile, vero, la frustrazione è umana, vero, ma il pilota spagnolo ha dato vita ad una stagione polemica ed irritante, inversamente proporzionale al suo talento e direttamente proporzionale all’orripilante macchina guidata. Conquista solamente 11 punti in stagione col quinto posto in Ungheria come punto più alto del suo travagliato campionato, finisce dietro al compagno di squadra Button (prima volta in carriera per l’ex ferrarista) che ne conquista 16, e dà vita ad una serie di grottesche e pesantissime dichiarazioni via radio, urlate in mondovisione durante le gare: “Abbiamo un motore da Gp2”, ha sbottato una volta il pilota di Oviedo, “Zero potenza, zero tutto”, ha sibilato un’altra, finendo con un desolante “Se non entra la Safety Car a rivoluzionare la gara, ritiro la macchina”, ha quasi sussurrato ad Abu Dhabi nella gara di commiato. Disastrosa la McLaren, di poco migliore il suo pilota principale.

VOTO 3, PASTOR MALDONADO: La Lotus è appena meglio di quella del 2014, ma non è un granchè, il pilota venezuelano è di sicuro peggiore della macchina che guida. Pasticcione, aggressivo nei momenti sbagliati, addormentato quando c’è da agguantare qualche punto. 27 punti totali, una miseria, gli stessi di Nasr, esordiente con la mediocre Sauber, 24 in meno del compagno di squadra Grosjean che conquista addirittura un podio in Belgio ed è regolarmente davanti a Maldonado. Nel 2016, con Grosjean al Team Haas, il venezuelano sarà la prima guida della Renault (che assorbirà la Lotus) accanto all’esordiente inglese Palmer: fallire ancora vorrebbe dire autoescludersi dalla Formula 1 per un pilota di talento ma con troppe pause.

VOTO 2, RED BULL: In Austria si erano abituati troppo bene con 4 titoli consecutivi ed una stagione di transizione come quella scorsa in cui erano comunque arrivate 3 vittorie grazie allo scatenato Ricciardo. Nel 2015, invece, la scuderia austriaca è stata fra le più anonime del mondiale, giungendo quarta nella classifica costruttori ma con distanze abissali da Mercedes, Ferrari e Williams. Durante l’arco dell’anno, poi, Horner e soci non hanno fatto altro che insultare la Renault, rea di aver fornito alla Red Bull un motore pessimo, valutazione non lontanissima dal vero, ma troppo esasperata e spiattellata in piazza pubblicamente; errore grossolano, poichè le trattative con Ferrari, Mercedes e Honda per motorizzare la casa austriaca sono naufragate e i vertici della Red Bull hanno dovuto far marcia indietro con tanto di scuse richiamando la Renault per il 2016 e sommando una pessima figura mediatica a quelle in pista.

VOTO 1, MANOR: Da Marussia a Manor, cambia il nome ma non la sostanza. La scuderia inglese resta pessima, inguardabile, lenta, lentissima, praticamente inutile in un campionato che ufficialmente si è disputato con 20 macchine alla partenza ma che all’atto pratico ne ha sempre avute 18. Alla guida della carretta biancorossa ci sono stati l’inglese Stevens in tutte le gare e si sono alternati lo spagnolo Mehri e lo statunitense Rossi per il ruolo di seconda guida: di punti neanche a parlarne, nessun acuto, nessun sussulto, la stagione si è aperta e chiusa senza che nessuno si sia accorto della presenza della Manor che nel 2016 sarà ancora al via del mondiale di Formula 1, nonostante la sua quasi ingiudicabilità per manifesta inferiorità.

VOTO 0, MCLAREN HONDA: Sarebbe offensivo paragonare questa McLaren Honda al missile anni 80 di Ayrton Senna ed Alain Prost, eppure i nomi sono gli stessi: telaio McLaren, motore turbo Honda. Cambiano le ere, il mondo è in evoluzione e l’assenza prolungata della Honda dalla Formula 1 ha generato una vettura pessima, inaffidabile, lenta, inguidabile, un pugno nell’occhio degli appassionati, un sacrilegio verso un marchio storico come quello inglese, una caduta di stile clamorosa per un colosso motoristico come quello giapponese. Fernando Alonso e Jenson Button (due campioni del mondo), poveracci, si sono ritrovati a guidare più un’utilitaria che una macchina di Formula 1, dando vita al peggior anno della gloriosa storia della McLaren in Formula 1. Più che i pessimi numeri del 2015 (27 punti totali, penultimo posto della classifica davanti alla sola Manor), è più bello ricordare gli 8 titoli costruttori, i 12 titoli piloti, le 182 vittorie e le 155 pole position in Formula 1 dal 1963 ad oggi. In attesa di una riscossa, meglio guardare al passato, molto meglio.

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