Italiani nel Mondo, quasi 50% in più di emigrati nell’ultimo decennio

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201211051515000Le cifre, da qualunque prospettiva le si guardi, dicono inequivocabilmente che l’Italia è un Paese di emigrazione prima ancora che di immigrazione. Negli ultimi dieci anni, quasi il 50% di italiani in più ha scelto di risiedere all’estero negli e per ogni straniero che viene tre italiani partono per trovare lavoro. Stando al X Rapporto “Italiani nel Mondo”, presentato a Roma il 6 ottobre, l’escalation sembra inarrestabile: nell’ultimo anno sono partiti 101.297 italiani e i nostri connazionali all’estero sono quasi 5 milioni, rispettivamente il 7,6% e il 3,3% in più rispetto al 2013 e al 2014. A lasciare l’Italia sono ancora e soprattutto i giovani meridionali, anche se sono in aumento le partenze dalle regioni del Nord, in particolare verso Europa e America. Il volume della Fondazione Migrantes, organismo pastorale della Conferenza Episcopale Italiana, contiene 50 diversi saggi articolati in cinque sezioni: Flussi e presenze; La prospettiva storica; Indagini, riflessioni ed esperienze contemporanee; Speciale: Eventi e Mestieri e una serie di allegati socio-statistici e bibliografici.

L’emigrato italiano – Dal 2006, anno della pubblicazione del primo volume, al 2015 si è passati dai 3.106.251 ai 4.636647 iscritti all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (A.I.R.E.) con una crescita del +49,3% in dieci anni. L’emigrazione interessa tutte le fasce della popolazione, compresi gli anziani: gli ultrasessantacinquenni rappresentano quasi un milione della popolazione emigrata, la metà dei quali, stando ai dati dell’A.I.R.E, è di origine calabrese. Il Rapporto mette in evidenza il cambiamento della qualità delle migrazioni, dal migrante “bisognoso” al migrante “desiderante”, italiani ma anche immigrati in Italia, alla ricerca di migliori e più appetibili condizioni di vita e di lavoro.

A partire sono in prevalenza uomini (56,0%), non sposati (59,1%), tra i 18-34 anni (35,8%). La maggioranza è di origine meridionale (51,4%) e alla Sicilia spetta, ancora una volta, il primato dei residenti all’estero (713.483), seguita da Campania, Lazio e Calabria. In aumento, però, chi parte dal Settentrione (33,2%), in particolare da Lombardia (+24 mila trasferiti) e Veneto (+15 mila) con Milano prima provincia di provenienza. I dati rivelano alcune interessanti curiosità: il Friuli Venezia Giulia è l’unica regione che ha il maggior tasso di donne residenti all’estero, la Germania è la nazione in cui vivono più cittadini italiani con meno di 10 anni, mentre la Francia è il paese che accoglie la più numerosa comunità di cittadini italiani anziani. In generale, le mete preferite sono la Germania, con 14.270 trasferiti, il Regno Unito (13.425) e la Svizzera (11.092). La crescita più elevata tra il 2014 e il 2015 si è registrata in Colombia (+27,1%), seguita dalla Germania (+21,6%), dal Lussemburgo (+19,8%) e dagli Emirati Arabi (+19,3%).

La mobilità giovanile – Lo studio dedica un approfondimento alla mobilità giovanile, rappresentato dalle categorie sociologiche dei “Millennials” e degli “Expat”. Se i primi sono coloro che in possesso di qualificati titoli post-laurea decidono di partire subito, per poi eventualmente ritornare; i secondi, anch’essi giovani istruiti, sono coloro che cercano una opportunità concreta e a breve termine per mettere a frutto le conoscenze apprese nel percorso di studi. Il Rapporto dà voce alle loro speranze e alle loro delusioni. I dati elaborati dal Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea, a cinque anni dal conseguimento del titolo di studio, rivelano che a fare la differenza tra i laureati impiegati all’estero e quelli occupati in Italia sono le prospettive di guadagno e di carriera. Il 42% degli intervistati si dichiara pessimista circa le possibilità di “rientro”, nel medio termine, a causa della grande incertezza del mercato del lavoro italiano, mentre solo 1 su 9 è ottimista e lo ritiene altamente probabile. Non sorprende il dato sui dottori di ricerca, il cosiddetto fenomeno della “fuga dei cervelli” che di anno in anno appare sempre più inarrestabile. Infatti, ad un anno dal dottorato ben 52 su 100 risultano occupati all’estero come ricercatore o docente universitario, senza particolari differenze per macroarea, contro i 21 su 100 in Italia. Le partenze, anche se per un breve periodo, avvengono fin dalla formazione liceale. Come sottolinea il Rapporto, sono 1.800 gli studenti partiti con Intercultura per l’anno 2014-2015, in particolare in America latina (22,9%) e Asia (13,2%).

Conclusioni – Di fronte all’internazionalizzazione delle migrazioni, lo studio della Fondazione Migrantes suggerisce di ripensare l’associazionismo sotto il profilo culturale, politico e identitario, mettendo in guardia dal tentativo di leggere i dati in modo distorto. Il punto di osservazione è quello della pastorale cattolica, ma l’autorevolezza della ricerca giunta alla decima edizione, anche per chi non dovesse condividerne la prospettiva, rivela un aspetto ampiamente condivisibile. Sia come fenomeno storico che come tema di attualità, il fenomeno della migrazione non può essere sganciato da quello dei diritti. Inaccettabile è lo sfruttamento lavorativo di chi arriva nel nostro Paese, come pure la mancanza di tutela dei giovani italiani che vanno all’estero. L’auspicio resta quello di “riuscire a far sì che ci sia un giorno in cui la decisione di partire per ogni migrante derivi da una scelta e non da un obbligo”.

(di Elena Angiargiu)

Fonte immagine: http://tottusinpari.blog.tiscali.it/2013/04/18/i-sardi-emigrati-allestero-nel-2012-sono-3-400-i-dati-aire-dicono-che-gli-italiani-ad-esser-andati-via-nello-scorso-anno-sono-oltre-132mila/

 

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