Amarcord: la cavalcata del Bologna in Coppa Uefa ed una finale appena sfiorata

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Bologna UefaCi sono annate nello sport in cui tutto si incastra alla perfezione, in cui ogni azione si realizza esattamente come la si è pensata, ed è proprio in quelle annate che si deve raccogliere, perchè probabilmente sono irripetibili. Gianluca Pagliuca, storico portiere della Sampdoria di Mantovani, disse dopo la finale di Coppa dei Campioni persa dai genovesi contro il Barcellona a Wembley nel 1992: “Piango per i nostri tifosi, perchè tutti sappiamo che un’occasione così per la Sampdoria non tornerà mai più”. Forse anche il Bologna nella primavera del 1999 pensò la stessa cosa.

La stagione europea del Bologna 1998-99 inizia molto presto, i rossoblu guidati in panchina da Carlo Mazzone sono già in campo il 18 luglio del 1998 per il primo turno della Coppa Intertoto, l’anticamera della Coppa Uefa. I felsinei superano 2-0 i rumeni del National Bucarest, mentre a ritorno fanno più fatica, perdono 3-1 ma passano ugualmente il turno e alla fine di luglio si ritrovano di fronte la Sampdoria per un turno fratricida: la spuntano gli emiliani del fresco ex Giuseppe Signori con un 3-1 al Dall’Ara seguito da un’ininfluente 1-0 per la Samp a Marassi: Bologna in finale contro i polacchi del Ruch Chorzow, regolati sia nella prima che nella seconda partita e rossoblu qualificati alla Coppa Uefa. E’ un bel Bologna quello 98-99: in panchina, come detto, c’è l’esperto Carlo Mazzone, reduce da una breve ed amara esperienza al Napoli e che ha sostituito Renzo Ulivieri, in campo dopo la partenza di Roberto Baggio, il presidente Gazzoni Frascara ha acquistato Signori che fa coppia con lo svedesone Kennet Andersson e con il russo Kolyvanov, mentre a centrocampo le guide sono Giancarlo Marocchi e il compianto svedese Klas Ingesson; in difesa è la grande stagione del portiere Antonioli (che nell’estate del 1999 passerà alla Roma con cui vincerà anche lo scudetto) e del terzino goleador Michele Paramatti. In campionato le cose funzionano a fasi alterne per il Bologna che però in Coppa Uefa scopre una vena inaspettatamente convincente: sono i grandi anni del calcio italiano che nelle competizioni europee è protagonista senza snobbarne nessuna e presentando ai nastri di partenza tutte le sue migliori formazioni; al primo turno il Bologna non pesca benissimo poichè il sorteggio mette gli uomini di Mazzone di fronte ai portoghesi dello Sporting Lisbona che, manco a farlo apposta, sono stati l’ultimo avversario del Bologna nell’ultima avventura dei rossoblu in Europa nel 1990-91. Sembra un impegno proibitivo, invece gli emiliani mettono subito in chiaro che non vogliono recitare il ruolo delle comparse in Europa: 2-0 a Lisbona con reti di Nervo e del brasiliano Eriberto (che qualche anno dopo si rivelerà essere Luciano) il 15 settembre 1998, 2-1 al Dall’Ara quindici giorni dopo, Bologna ai sedicesimi di finale dove l’urna gioca un brutto scherzo a Mazzone facendo uscire il nome dello Slavia Praga, la squadra che tre anni prima aveva condannato il tecnico romano ad una cocente delusione eliminando la sua Roma da lui allenata in una rocambolesca partita terminata ai tempi supplementari a favore dei cechi. Mazzone ama le sfide, ma la ferita inflittagli dallo Slavia non è ancora rimarginata del tutto e l’allenatore ha brutti presagi che si confermano nella gara d’andata a Bologna in una sfida che si rivela ostica, dura fisicamente e tatticamente: il 20 ottobre il Bologna ce la mette tutta, va in vantaggio con Signori, ma nella ripresa lo Slavia Praga attacca e pareggia con il difensore Dostálek; i rossoblu vanno nel panico, rischiano di subire l’1-2, ma proprio quando tutto sembra perduto, il gigante buono dal destino triste, Klas Ingesson, inzucca la palla del 2-1 che spedisce i felsinei a Praga con un minimo di vantaggio. Il 3 novembre nella capitale ceca fa freddo, Mazzone batte i denti non solo per la temperatura, ma anche perchè ha paura che i biancorossi di Boemia possano dargli un’altra sofferenza; la partita è difficilissima, lo Slavia attacca con aggressività, il Bologna ribatte colpo su colpo ed ecco che al momento decisivo, a dieci minuti dalla fine, Signori in contropiede la butta dentro e scaccia i fantasmi, poi Massimiliano Cappioli, ex romanista pure lui, calcia all’incrocio dei pali e sigla il 2-0 che manda il Bologna agli ottavi. L’inviato della Rai a bordocampo, Fabrizio Failla, ha un’idea ardita ma redditizia: mette il microfono sotto il naso di Mazzone a partita ancora in corso e il tecnico romano, invece di sottrarsi, spara una battuta che la dice lunga su quanto quella partita conti per lui: “Questa vittoria – afferma il tecnico visibilmente emozionato – è per i tifosi del Bologna e per quelli della Roma che allo Slavia Praga legano uno dei loro ricordi più tristi”. Il Bologna in Uefa inizia a fare veramente paura, è una squadra solida, con un gioco non spumeggiante ma concreto, il centrocampo supporta benissimo le punte, Cappioli e Fontolan sono bravissimi a rendere le fasce laterali un pericolo costante per gli avversari. Negli ottavi di finale, i rossoblu pescano gli spagnoli del Betis Siviglia che partono favoriti anche perchè schierano nelle loro fila il talentuoso brasiliano Denilson, uomo dalle mille finte ma che non abbina la tecnica alla praticità, risultando alla fine praticamente inutile. L’andata al Dall’Ara è uno spettacolo bolognese: gli emiliani attaccano da tutte le parti, il Betis ci capisce poco ed esce dallo stadio italiano con 4 gol sul groppone: 4-1 per la compagine di Mazzone con doppietta di uno scatenato Fontolan e reti di Kolyvanov ed Eriberto; un successo chiaro ed evidente che pone il Bologna come rivelazione della coppa e come pericolo per chiunque rischi di affrontarlo. A Siviglia le cose si mettono subito male: il Betis segna dopo pochi minuti, ma la sua vena di entusiasmo si esaurisce presto e la gara non ha più sussulti, il Bologna è ai quarti dove di fronte trova il Lione, una delle migliori squadre del campionato francese che sta aprendo un ciclo che presto lo porterà a vincere sette scudetti consecutivi. Il 2 marzo del 1999 lo stadio di Bologna è pieno, i tifosi ci credono e fanno bene: la partita è un’altra sinfonia perfetta, la formazione di Mazzone vince 3-0, Signori è scatenato, segna due gol e poi assiste Binotto per il 3-0 definitivo che rende una gita la sfida di ritorno che i rossoblu perdono cadendo in piedi: è semifinale, un traguardo inaspettato ma meritatissimo per i felsinei che quasi non ci credono, ma che a questo punto hanno la grande e forse irripetibile occasione di raggiungere una finale europea con una squadra forte ma non tra le favorite della competizione. Il fermento all’uscita dei biglietti per la semifinale di andata a Marsiglia è indescrivibile: i tagliandi del settore ospiti vanno tutti esauriti, il pubblico rossoblu vuole un traguardo storico e sogna già la finale tutta italiana contro i cugini poco amati del Parma che nell’altra semifinale affrontano l’Atletico Madrid. Al Velodrome di Marsiglia la gara è spigolosa, entrambe le squadre hanno timore di perdere, i francesi temono di subire gol in casa; nella formazione transalpina, inoltre, militano vecchie conoscenze del campionato italiano come il difensore centrale Laurent Blanc e gli attaccanti Fabrizio Ravanelli e Christophe Dugarry: saranno tutti, per motivi differenti, protagonisti. La gara di Marsiglia termina 0-0, tutto è rimandato alla sfida del Dall’Ara del 20 aprile in uno stadio stracolmo di passione, tutta la città spinge gli uomini di Mazzone verso la finale di Mosca, tutto lo stadio è rossoblu ad eccezione di uno spicchio con 2-3 mila sostenitori marsigliesi molto rumorosi. La partita inizia, il Marsiglia, che indossa una tremebonda maglia oro e blu, sembra intimorito dall’inizio veemente del Bologna che dopo un quarto d’ora passa grazie ad un’incursione vincente di Paramatti che fa esplodere l’impianto bolognese avvicinando la formazione italiana alla finale. I rossoblu sfiorano il raddoppio più volte nel primo tempo, poi nella ripresa amministrano, il Marsiglia appare stanco e con poche idee, tanto che inizia a metterla sulla rissa provocando gli avversari con interventi fallosi e provocazioni verbali; il Bologna però resiste, mantiene la calma e gestisce il risultato, commettendo però il peccato mortale di non chiudere la gara. Così a 3 minuti dal novantesimo, il Marsiglia butta avanti un pallone alla disperata, la difesa del Bologna perde Ravanelli che scarta Antonioli e finisce a terra: l’arbitro non ha dubbi e fischia il rigore per i francesi. Il pubblico fischia invece Ravanelli e lo accusa di essersi buttato, l’ex centravanti della Juventus risponde per le rime con gestacci poco amichevoli, mentre intanto Blanc con tutta calma ha preso la palla, l’ha piazzata sul dischetto ed attende che i calciatori bolognesi finiscano di lagnarsi per poter battere il rigore. Tutta Bologna, ma anche gran parte dei tifosi italiani neutrali che sono davanti alla televisione, spinge Francesco Antonioli affinchè sventi la minaccia e porti la sua squadra in finale: Blanc tira e spiazza il portiere,1-1, anzi no, il rigore va ripetuto, nuove speranze, nuovi attimi di attesa: Blanc si riporta sul dischetto e con la medesima freddezza trasforma pure il secondo tentativo, stavolta è 1-1 per davvero, stavolta è proprio finita. Il Marsiglia corre sotto i propri tifosi, Ravanelli manda a quel paese i sostenitori bolognesi in chiarissimo italiano, imitato da molti suoi compagni che dimostrano, come al solito, come imparare le parolacce in lingua straniera sia semplicissimo. Non c’è più tempo per il Bologna che affranto prova ad organizzare un ultimo disperato tentativo di riportarsi in vantaggio, ma Signori spara addosso al portiere la palla giusta tirando con poca convinzione; finisce 1-1, il Marsiglia esulta e vola a Mosca dove in finale verrà travolto dal Parma per 3-0, il Bologna è distrutto, sugli spalti c’è il gelo; al rientro nel tunnel che conduce agli spogliatoi, Dugarry, che ha giocato nel Milan due anni prima e conosce l’italiano, dice qualcosa di provocatorio agli avversari, ne nasce una gazzarra violentissima con spintoni, sputi e pugni, proprio l’ex milanista è fra i più agguerriti tanto che verrà squalificato per 5 turni dall’Uefa e salterà la finale contro il Parma. La rissa è enorme ed il Marsiglia si ritroverà a Mosca senza mezza squadra: oltre a Dugarry, infatti, vengono squalificati pure Jambay, Ravanelli, Gallas e Luccin, mentre nel Bologna pagano Mangone e Maini.

Poco importa delle decisioni del giudice sportivo, poco contano i cazzotti nel sottopassaggio, il 21 aprile del 1999 Bologna si risveglia come se un incontro di boxe lo avesse combattuto tutta la città e si ritrovasse ora a contarsi lividi e ferite sul corpo. In realtà quelle passano, quelle del cuore invece restano e fanno male anche ad anni di distanza. E’ stata una favola coinvolgente quella del Bologna europeo 1998-1999, una squadra che si è persa sul più bello ad un passo dalla storia; Mazzone lasciò Bologna due mesi dopo e al termine di un pesante scontro col presidente Gazzoni, il Bologna tornò in Coppa Uefa anche l’anno successivo, ma ebbe vita breve ed uscì per mano del Galatasaray (futuro vincitore della manifestazione) ai sedicesimi di finale. Forse aveva ragione Pagliuca: certe occasioni non tornano più.

di Marco Milan

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