Us Open 2015. Federer non ce la fa, è Djokovic il campione di Flushing Meadows

on Day Fourteen of the 2015 US Open at the USTA Billie Jean King National Tennis Center on September 13, 2015 in the Flushing neighborhood of the Queens borough of New York City.A causa dei rinvii per pioggia la finale dello U.S. Open 2015 si è svolta nel pieno della notte italiana, sul centrale, l’Arthur Ashe Stadium è andata in onda la finale di tennis maschile tra Roger Federer e Novak Djokovic.

Non è bastato allo svizzero il SABR (sneaky attack by Roger), quella risposta anticipata sulle seconde degli avversari per capirci, per portare in bacheca il diciottesimo trofeo Slam. Viene da chiedersi allora dopo un torneo quasi perfetto cosa sia venuto a mancare a Federer? Non del tutto. Buona parte della risposta si può trovare nel lavoro di Djokovic, il quale si è trovato a giocare contro circa 24.000 persone più il secondo tennista della classifica ATP, Federer per l’appunto.

Ma veniamo al match.

Il primo set comincia fortemente sottotono, Djokovic si cala come al solito perfettamente nel ruolo del “neurone specchio” adattando il suo tennis al livello dell’avversario, e nel primo set Federer ha giocato un tennis davvero al di sotto delle aspettative, probabilmente anche le sue, dopo un break per parte Federer subisce quello decisivo del 4-3 senza mai rialzare davvero la china, risultato del set praticamente telefonato con Djoko che porta a casa il primo risultato utile sul punteggio di 6-4.

Nel secondo set qualcosa cambia, siamo al secondo game quando Roger perde 3 palle break di fila su 5 (nell’insensata giornata in cui Federer è riuscito a portare a casa solo 4 palle break su ben 23 giocate…)  e come appunto qui lo svizzero si rende conto di poter fare davvero qualcosa contro un Nole sempre più camaleontico, ma bisogna arrivare al 12esimo game per vedere, finalmente, un break: quello del definitivo 7-5.

Il terzo set è forse il più bello dell’intera partita, il livello di Federer si alza notevolmente, calano gli errori ed aumentano le prime di servizio, ma come da copione Djokovic si sintonizza sul livello più alto di gioco. Arriva quasi subito un break al terzo game, Djokovic passa su Federer, ma la risposta dello svizzero è fulminea e il contro-break è immediato; di qui in poi la partita dello svizzero è tutta in salita, malgrado le numerose occasioni di break e con un Djokovic a tratti in difficoltà, manca la cosa più importante, la concretezza. Concretezza che invece Djokovic mostra, a dispetto di un pubblico evidentemente a favore dello svizzero, accompagnata ad una solidità di gioco incredibile, malgrado una qualità leggermente inferiore nelle giocate il serbo riesce ad ottimizzare su ogni palla e a non perdere la testa nei break point, sia a favore che a sfavore, ed è così che sul 5-4 difende due palle del contro break e porta il tabellino dei set a favore a due.

Il quarto e decisivo set si conclude senza troppe sorprese con l’oramai inevitabile vittoria del serbo, ma a dispetto delle previsioni e di un inizio disastroso con Federer subito sotto sul 5-2 il match si riaccende, lo svizzero strappa il servizio a Nole e la partita riprende vita sino al 5-4 dove Djokovic servendo per il Championship Point concede tre palle break allo svizzero, ma come nella storia della partita nessuna delle tre sarà quella buona per rientrare in partita. Così dopo 3h25min di gioco e con una prestazione tutto sommato inferiore alle aspettative, da parte di tutti e due i contendenti, lo U.S. Open 2015 finisce – meritatamente –  tra le mani di Djokovic che conquista così il decimo Slam della sua carriera ed il primo da padre.
Il bilancio dell’anno per il serbo è estremamente positivo con 3 tornei Slam vinti e con una finale persa contro l’altro svizzero, Wawrinka, sulla terra rossa del Roland Garros… viene da domandarsi se Djokovic possa essere il candidato ad un Grand Slam 2016?

di Francesco Galati

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