I bambini non si fotografano da morti, ma possono essere lasciati annegare

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Aylan e il suo corpo senza vita riverso sulla spiaggia turca di Bodrum, hanno indignato l’opinione pubblica, che ha condannato la divulgazione dell’immagine. È stato invocato rispetto: per la morte, per la sua famiglia (o quel che ne rimane), per Aylan stesso. Lucrare su quella foto, dovrebbero vergognarsi. L’Italia di Facebook proprio non riesce a sopportare un tale affronto, non riesce a non urlare in Caps Lock che è una vergogna che mentre uno è a cena e guarda il Tg il boccone gli si blocchi in gola e le lacrime gli gonfino gli occhi, alla vista di quello che potrebbe essere suo figlio, morto annegato, nelle acque fredde e profonde, nel buio del mare aperto. Un bimbo bianco, inerme, nemmeno un pò scuro, in modo da poter prendere le distanze e scacciare come un fantasma la catarsi, che avviene con l’uguale e mai con il diverso. Diverso in cosa e da chi poi.

La foto di Aylan indigna eccome. Ma per altri 100, 1000 motivi. Indigna perchè qualcuno si è accorto della vicenda dei migranti solo adesso, dopo quella foto, indigna perchè Germania e Austria hanno repentinamente cambiato atteggiamento nei confronti dei profughi proprio ora che Aylan , sua madre e suo fratello sono ormai sepolti a Kobane, indigna perchè la Francia ha deciso solo questa settimana di inviare l’aviazione nei cieli siriani per controllare l’avanzamento della guerra.

Gli ammassi di migranti senza nome, nè storia, che stanno in piedi, camminano, respirano, lo sappiamo bene, non interessano a nessuno. Sono gruppi di folle senza volto, di cui nessuno si sente responsabile. E allora che attraversino pure il Mediterraneo, li rimanderemo indietro, magari con le ruspe, li faremo dormire sugli scogli senza lasciarli passare, oppure se saremo fortunati affogheranno. E poi succede, affogano. E qualcuno gli scatta pure una foto. No eh, che muoiano pure ma non fateceli vedere. Che a quel punto quella morsa del senso di colpa ti chiude lo stomaco e senti pure una leggera nausea che ti fa mettere giù la forchetta e nemmeno ce la fai stavolta a cambiare canale. E allora la foto di Aylan indigna ancora e ancora. Perchè appare necessaria. Perchè sta segnando uno spartiacque, perchè esplode come una supernova nel buio denso dell’universo della nostra ipocrisia, perchè sta generando delle conseguenze e spinge all’azione, perchè in questo dannato circolo vizioso schiavo della dittatura dell’immagine, se non fotografi un fatto, quello allora non è mai veramente successo.

(di Azzurra Petrungaro)

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