Sinodo 2015. La missione della famiglia

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sinodo2La terza e ultima parte dell’Instrumentum Laboris, documento di base per il prossimo Sinodo dei Vescovi sulla famiglia, si intitola “La missione della famiglia oggi”.
Nel testo si afferma la necessità che le famiglie cattoliche siano soggetti attivi della pastorale familiare e si incoraggia la loro testimonianza gioiosa. La Chiesa, si legge, è chiamata a una “conversione missionaria”, ovvero a non fermarsi a un annuncio slegato dai problemi reali delle persone e ad utilizzare un linguaggio rinnovato che susciti la speranza e sia in grado di raggiungere tutti, in special modo i giovani, per trasmettere la bellezza dell’amore familiare.

Viene ribadito che il matrimonio cristiano è una vocazione “che si accoglie con un’adeguata preparazione in un itinerario di fede, con un discernimento maturo, e non va considerato solo come una tradizione culturale o un’esigenza sociale o giuridica” (84. (36)). Pertanto, si ritiene indispensabile migliorare la preparazione al sacramento, in particolare la catechesi prematrimoniale in cui ricordare, tra l’altro, l’importanza delle virtù come la castità, “condizione preziosa per la crescita genuina dell’amore interpersonale” (94. (39)). E qui inseriamo una breve digressione poiché lo stesso Papa Francesco ha di recente rivolto un invito alla castità nell’incontro con i ragazzi e i giovani accorsi a Torino in occasione della sua visita pastorale. “Io non vorrei fare il moralista – ha affermato – ma vorrei dire una parola che non piace, una parola impopolare. Anche il Papa alcune volte deve rischiare sulle cose per dire la verità. L’amore è nelle opere, nel comunicare, ma l’amore è molto rispettoso delle persone, non usa le persone e cioè l’amore è casto. E a voi giovani in questo mondo, in questo mondo edonista, in questo mondo dove soltanto ha pubblicità il piacere, passarsela bene, fare la bella vita, io vi dico: siate casti, siate casti”.

I Padri sinodali sottolineano l’esigenza di privilegiare la testimonianza delle stesse famiglie e di un accompagnamento pastorale che prosegua fino ai primi anni di vita matrimoniale, “periodo vitale e delicato durante il quale le coppie crescono nella consapevolezza delle sfide e del significato” dell’impegno coniugale (96. (40)).
Si auspica inoltre che le famiglie, attraverso il loro aggregarsi in associazioni e movimenti cattolici, interagiscano con le istituzioni politiche, economiche e culturali, al fine di portare all’attenzione le istanze della famiglia, denunciando quelle pratiche che ne compromettono la stabilità.

Nel capitolo III dell’Instrumentum Laboris viene evidenziata l’importanza di entrare in dialogo pastorale con quanti non vivono nella realtà del matrimonio cristiano, ma sono uniti da vincolo civile o conviventi. I pastori sono incoraggiati a trovare elementi tali da favorire l’evangelizzazione, laddove si parla proprio di una “sensibilità nuova della pastorale odierna”, consistente nel cogliere gli aspetti positivi dei matrimoni civili e, con le debite differenze, delle convivenze. In altri termini, pur affermando il messaggio cristiano, si richiede che nella proposta ecclesiastica vadano affrontate in maniera costruttiva tutte “quelle situazioni che non corrispondono ancora o non più ad esso” (98. (41)). Queste realtà possono essere trasformate “in opportunità di cammino verso la pienezza del matrimonio e della famiglia alla luce del Vangelo” (101. (43)), in un accompagnamento fatto con pazienza e delicatezza.
Nel Sinodo è insomma emersa l’esigenza di “scelte pastorali coraggiose” (106. (45)) che, pur riconfermando la fedeltà al Vangelo della famiglia, aprano a “cammini pastorali nuovi, che partano dall’effettiva realtà delle fragilità familiari, sapendo che esse, spesso, sono più ‘subite’ con sofferenza che scelte in piena libertà”. La Chiesa deve farsi compagna di cammino di ogni famiglia, come Gesù con i discepoli sulla strada di Emmaus, ed è chiamata a prendersi cura delle famiglie ferite e a far sperimentare loro la misericordia di Dio.

Anche quando gli sposi sperimentano dei problemi tra loro, devono poter contare sull’aiuto della Chiesa, in un’ottica di pastorale della carità e misericordia. I Padri sinodali scrivono che l’esperienza mostra come una grande percentuale di crisi matrimoniali vengono superate in maniera soddisfacente grazie a un aiuto adeguato e all’azione di riconciliazione della grazia. È particolarmente importante, in famiglia, saper perdonare e sentirsi perdonati: “Il perdono tra gli sposi permette di sperimentare un amore che è per sempre e non passa mai” – cf. 1 Cor 13, 8 (104. (44)). Certo, ci sono poi i casi più dolorosi, come ad esempio il tradimento coniugale, dove “è necessaria una vera e propria opera di riparazione”, tenendo ben presente, sin dalla fase di preparazione al matrimonio, la speranza che “un patto infranto può essere ristabilito” (105).

Al punto 112.(47) si legge che va accolta e valorizzata la sofferenza di coloro che hanno subìto ingiustamente la separazione, il divorzio o l’abbandono, oppure sono stati costretti dai maltrattamenti del coniuge a rompere la convivenza. Nei loro confronti va adottata una pastorale della riconciliazione e della mediazione anche con l’ausilio di centri di ascolto specializzati. Una particolare attenzione va poi riservata all’accompagnamento delle famiglie monoparentali.

Da più voci è emersa la necessità di snellire e, possibilmente, rendere del tutto gratuite, le procedure per il riconoscimento dei casi di nullità matrimoniale.

Verso le persone che decidono di non intraprendere una nuova unione, ma di restare fedeli al vincolo, la Chiesa nutre apprezzamento e le incoraggia a “trovare nell’Eucaristia il cibo che le sostenga nel loro stato” (118. (50). Per quanto concerne invece i divorziati risposati va adottato un discernimento attento e un accompagnamento di “grande rispetto, evitando ogni linguaggio e atteggiamento che li faccia sentire discriminati e promuovendo la loro partecipazione alla vita della comunità” (120. (51)). Riguardo l’eventuale accesso ai sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia è stato raggiunto un accordo comune sull’ipotesi di un itinerario di riconciliazione o via penitenziale sotto l’autorità del Vescovo.

Altra questione sono i matrimoni misti e con disparità di culto, che presentano delle criticità “di non facile soluzione”, soprattutto a livello pastorale, come si può dedurre da problematiche quali, ad esempio, l’educazione religiosa dei figli. L’Instrumentum Laboris suggerisce dunque di elaborare un “codice di buona condotta” tale che nessun coniuge ostacoli il cammino di fede dell’altro.

Alcuni paragrafi più avanti si afferma che le persone con tendenza omosessuale devono essere accolte con rispetto e delicatezza, evitando ogni marchio di ingiusta discriminazione. Fermo restando che non esiste alcun fondamento per “assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia” (130. (55)), viene ribadito che ogni persona, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, deve essere rispettata e accolta, sia nella Chiesa che nella società. Si auspica inoltre una specifica attenzione pastorale all’accompagnamento degli omosessuali e delle loro famiglie.

I Padri sinodali hanno affrontato anche le tematiche connesse alla generazione della vita, ribadendo che essa è un’esigenza intrinseca dell’amore nuziale, che va vissuta con responsabilità procreativa. Quanto al fenomeno del calo delle nascite, si constata che un peso talvolta determinante è esercitato da fattori economici. L’adozione i bambini accolti come propri figli è una forma specifica di apostolato familiare che il Magistero della Chiesa ha più volte incoraggiato. È stato sottolineato inoltre che “l’educazione di un figlio deve basarsi sulla differenza sessuale, così come la procreazione. Quindi, anch’essa ha il suo fondamento nell’amore coniugale tra un uomo e una donna, che costituisce la base indispensabile per la formazione integrale del bambino” (138).

Sempre nel solco del tema della vita, si conferma che essa è dono di Dio e mistero intangibile, pertanto va salvaguardata senza “scartarne” né gli inizi né  lo stadio terminale. Papa Francesco, nell’Enciclica Evangelii Gaudium (53), ha scritto che oggi l’essere umano viene troppo facilmente considerato come un bene di consumo, da usare e poi gettare, tipico di quella che egli, in diverse occasioni, ha definito “cultura dello scarto”. Ebbene riguardo l’aborto la Chiesa riafferma la sacralità e inviolabilità della vita umana, e al contempo si impegna a favore di essa attraverso le sue istituzioni, offrendo consulenza alle gestanti, sostenendo le ragazze-madri, assistendo i bambini abbandonati. La Chiesa “è vicina a coloro che hanno sofferto l’aborto” e agli operatori delle strutture sanitarie ricorda l’obbligo morale dell’obiezione di coscienza. Analogamente difende il diritto alla morte naturale contro l’accanimento terapeutico e l’eutanasia.

Per concludere, il testo tratta della sfida educativa a cui sono sottoposte le famiglie di oggi, poiché in molti contesti si assiste a una progressiva erosione del ruolo educativo dei genitori dettato da una “invasiva presenza dei media all’interno della sfera familiare”, oltre che dalla “tendenza a delegare ad altri soggetti questo compito” (144). La Chiesa ha il dovere di incoraggiare e sostenere le famiglie “nella loro opera di partecipazione vigile e responsabile nei confronti dei programmi scolastici ed educativi che interessano i loro figli”. Viene infine indicato nella pastorale e nella devozione mariana il punto di partenza per annunciare il Vangelo della famiglia.

(di Laura Guadalupi)

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