Coppa America 2015. In una notte il Cile riscrive la storia

Cile
Cile campione

Scrivere la storia è sempre stato un evento straordinario, gli sportivi con gesti sovraumani spesso hanno contribuito al verifcarsi di record impensabili o di momenti indimenticabili.

La storia è stata scritte questa Estate, il Cile affronta la Copa America in casa, l’obiettivo è uno solo la vittoria. La Roja viene da un buon mondiale, lo scorso anno ha eliminato nel girone la Roja europea, i campioni spagnoli, tra le favorite al titolo, prima di fermarsi agli ottavi di finale, contro i padroni di casa del Brasile, battuta ai calci di rigore, dopo che ai tempi supplementari pochi millimetri avevano negato il goal qualificazione a Mauricio Pinilla.

Il Cile è una squadra di gran carattere, forse non ha un vero e proprio talento cristallino, ma tanti buoni giocatori, incastonati alla perfezione negli schemi dell’allenatore argentino Jorge Sampaoli, un CT che ha costruito le sue fortune proprio in questa nazione, quando con la Universidad de Chile ha vinto la Coppa Sudamericana (l’equivalente dell’Europa League in Sud America) nel 2011. Ma il Cile è una delle tre nazioni sud americane, con Venezuela ed Ecuador a non aver mai vinto questa competizione, nonostante siamo arrivati alla  quarantaquattresima edizione del trofeo.

A differenza dei Vintinto e degli Amarillos il Cile è andato spesso vicino alla conquista della Copa America, avendo disputato quattro finali, con l’Argentina nel 1955, con l’Uruguay nel 1956 e nel 1987 ed infine contro il Paraguay nel 1979. I tifosi però iniziano a credere che questo possa essere l’anno giusto.  Il girone è dominato con la massima tranquillità, sette punti, dieci goal segnati e solo tre subiti (nella stessa partita, pareggiata contro il Messico). Nelle gare ad eliminazione diretta però si fa sentire l’importanza di giocare in casa, la Roja non può proprio fermarsi e così ai quarti di finale elimina l’Uruguay rimasto in dieci, con la stella Cavani espulsa dopo essere stato provocato per tutto il tempo dal difensore Jara. In semifinale con il Perù gli arbitri, che tanto avevano concesso sino a quel momento ai difensori, anche di picchiare letteralmente le stelle del torneo come Messi, Neymar e Rodriguez, diventano invece fiscali mandando anzi tempo sotto la doccia (dopo 20 minuti) Zambrano autore di due interventi per cui il cartellino giallo ogni volta era sembrato dubbio.

Ma dall’altra parte del tabellone si faceva largo una squadra di fenomeni, l’Argentina di quella generazione che avevano vinto Mondiale Under 20 ed Olimpiadi: Mascherano, Tevez, Romero, Garay, Zabaleta, Gago, Di Maria, Banega, Lavezzi, Aguero e poi Messi, il giocatore più forte del mondo, che lo scorso anno non ha portato alla vittoria della finale mondiale la sua nazionale e che gli argentini attendono possa guidarli alla vittoria di un trofeo, come prima di lui Maradona. L’Albiceleste è un vero schiacciasassi, sono passati solo ai rigori contro una Colombia che non ha praticamente mai superato la metà campo, ma in semifinale hanno strapazzato il Paraguay e sembrano proprio l’unica squadra insuperabile per Vidal e compagni.

Appena scendono in campo i protagonisti della finale il colpo d’occhio è da brividi lo stadio è completamente rosso, i biglietti agli argentini non sono praticamente stati venduti. Durante l’inno sulla strofa finale viene lasciata solo la traccia strumentale e sono due grida che si uniscono, quelle dei giocatori in campo e quelle dei quasi 49.000 spettatori dello Estadio Nacional di Santiago. La partita è subito ruvida, dopo pochi minuti Rojo da una parte e Medel dall’altra fanno capire agli avversari che né argentini né cileni tireranno indietro la gamba. In campo ci sono anche tanti ex protagonisti della serie A e giocatori che ancora sono nel Bel Paese, da una parte Vidal, Medel, Vargas e poi entrerà a partita in corso anche Fernandez, mentre restano seduti in panchina Pinilla e Pizarro. Dall’altra titolari sono Biglia e Romero ed in corso d’opera entra anche Higuain, mentre non si muovono dalla panchina Roncaglia e Pereyra.

Il clima è molto teso, nonostante ciò la partita è godibile e Romero e Bravo rispondono sempre presente quando chiamati in causa. L’occasione più nitida arriva al novantaduesimo ed è sui piedi di Higuain imbeccato da Lavezzi, il napoletano sbaglia e così si va ai supplementari, previsti da regolamento solo per la finale. Negli ulteriori trenta minuti nessuno ha la meglio, servono i calci di rigore per decidere la vincente della Copa America 2015. Per la Roja sarebbe la prima volta, l’Albiceleste diventerebbe invece la squadra più titolata della competizione a pari merito con l’Uruguay. I primi due rigori (Fernandez e Messi) entrano, nella seconda serie segna Vidal anche se Romero intuisce, per l’Argentina si porta sul dischetto Higuain, che ha sbagliato spesso questa stagione dagli undici metri, un deja vù corre sulla schiena dei tifosi napoletani. Il pipita calcio un rigore molto simile a quello che nell’ultima di campionato è costato la Champions League ai partenopei, boato al Nacional, la coppa è più vicina, emblematica un inquadratura dei giocatori argentini stretti tra di loro durante la battuta dei penalty, nel momento in cui la palla esce, Messi si gira contrariato verso la metà campo, come se già sapesse che anche anche questa volta non riuscirà a portare gloria nel suo paese. Nella terza serie Aranguiz batte nuovamente il portiere della Sampdoria, mentre le gambe di Banega tremano ed il centrocampista praticamente passa la palla a Bravo. Sanchez ha quindi il rigore della storia, l’attaccante prova un cucchiaio alla Totti, la palla praticamente non si alza, ma il destino per la prima volta è favorevole ai cileni e la sfera spiazza comunque Romero che si era tuffato a sinistra. Il Cile è campione, l’unico argentino a gioire è Sampaoli, la festa può avere inizio nelle strade di questo piccolo paese che ha abbattuto un tabù che li aveva visti sempre perdenti. I cileni per altro dominano anche nei premi finali, il capocannoniere è Vargas a pari merito con Guerrero ed il miglior portiere è Bravo, infine menzione anche per il neo interista Murillo premiato come miglior giovane della Copa America. E’ rimasto senza premio, invece, l’MVP del torneo: troppa la delusione per Leo Messi, che questa volta non ha accettato di ritirare il premio come miglior giocatore del torneo.

di Francesco De Felice

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