Gran Bretagna. “Obama junior” ci ripensa: Umunna ritira candidatura

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Chuka UmunnaEntro il 2020 il Labour tornerà a governare. Parola di Chuka Umunna. Figlio di Bennet Umunna (di origine nigeriana) e Patricia Milmo, trentasettenne laburista, che si è appena candidato con il fine di conquistare la leadership del partito, dopo la disfatta di Ed Milliband alle ultime elezioni.

Nasce nel 1978 a Londra, ma studia legge in Francia per poi laurearsi alla Nottingham Law School. Dichiara di non essere “molto religioso”, pur ammettendo di possedere principi morali e politici che derivano dalla cristianità. Nel 2002 entra come solicitor (figura tipica del sistema giuridico di common law britannico, lavora soprattutto alla fase preparatoria che precede il processo) nella società della City Herbert Smith, seguendo le orme della madre, anche lei avvocato nella stessa figura. Nel 2006 passa alla Rochman Landau e si specializza in legge del lavoro.

È in questi anni che inizia la sua carriera politica. Scrive articoli sul Labour Party, su economia e società, per il Financial Times, Tribune, The Voice, The Guardian e il New Statesman e si fanno più frequento anche le sue apparizioni televisive. È in questi anni che dirige il web magazine Multicultural Politic. Nel 2008 entra nel Labour, le sue posizioni sono considerate tradizionalmente socialiste e dal 2010, è ministro ombra delle Attività Produttive.

«Porteremo il Labour a governare in soli cinque anni entro il 2020, e non in 10 anni come qualcuno ha suggerito: nord, sud, est e ovest, possiamo farcela». Con queste parole registrate in un video postato su Facebook, Umunna ha annunciato qualche giorno fa la sua candidatura a leader del Labour e ha aggiunto: «Nord, sud, est e ovest, possiamo assolutamente farcela come partito» è chiara l’intenzione di riconquistare terreno in tutta la Gran Bretagna, Scozia compresa, dove i laburisti sono stati annientati dall’immenso successo dello Scottish National Party (Snp) e ha inoltre chiarito la sua volontà di «cambiare questo Paese e costruire una società più giusta ed equa. Questa è la prima ragione per cui abbiamo aderito a questo partito».

La stampa britannica e quella mondiale lo identifica già come “l’Obama inglese”, ma al di là dei facili nomignoli che rimbalzano attraverso i media, Umunna ha effettivamente un nutrito curriculum di battaglie portate avanti in nome della difesa delle working class, a dispetto della sua carriera quinquiennale di deputato laburista di area blairiana. A completare il profilo friendly, la sua passione per l’hip hop e la musica raggae. Il suo essere emblema del melting pot può raccogliere le istanze delle minoranze, ma la sua estrazione sociale non lo fa allontanare troppo dalle necessità dei ceti alti britannici, lo precede una brillante carriera nel campo della legge e la sua attività politica non è frutto di un’improvvisazione ma di un percorso iniziato in giovane età. La sua ars oratoria e il suo bell’aspetto, sottolineato anche dal New Statesman, sono solo un paio di ciliegine in più sulla torta.

Ma il Guardian ne analizza i difetti: la sua reputazione un po’ troppo posh potrebbe far dimenticare le sue origine lontane e farlo allontanare troppo dall’immaginario di riferimento delle minoranze e inoltre questo carico di “Obama junior” che la stampa nazionale e mondiale gli sta affidando, rischierebbe di schiacciarlo e di farlo apparire arrogante allo sguardo dei militanti laburisti.

Ma rappresenta un candidato ideale tuttavia. L’unico forse in grado di risollevare le sorti dei laburisti. Peccato che tutto questo affanno nel ricercare dettagli e tappe della vita del “nuovo Obama”, nell’analizzare i suoi discorsi e i suoi eventuali elettori siano ormai vani. Peccato che il Guardian ha perfettamente ragione.

Chuka Umunna, cinque giorni dopo l’annuncio attraverso la piattaforma zuckerberghiana, ha ritirato la sua candidatura a nuovo leader del Labour.

Come si legge dal comunicato stampa:

«Poco dopo la campagna elettorale avevo deciso che, se il Labour fosse stato sconfitto e sarebbe stato necessario eleggere un nuovo leader, mi sarei candidato, se ci fosse stato un simile desiderio all’interno del partito. […] Pensavo che avrei sopportato l’attenzione e le pressioni che avrebbero comportato la mia candidatura. Come membro del governo ombra sono abituato a un notevole livello di attenzione, che è parte del mio lavoro. […] Ma da quando mi sono candidato sono stato sottoposto a un ulteriore livello di pressione e non mi sono sentito molto a mio agio. Uno prova a immaginare come sarà candidarsi a leader del partito, capisce che è una cosa che ha molte richieste e pressioni, ma poi non è niente di paragonabile a quello che succede davvero e alle conseguenze che può avere per sempre sulla vita di qualcuno. Per questo ho deciso di ritirare la mia candidatura. Mi scuso con tutti quelli che mi hanno sostenuto e incoraggiato e per averli delusi. So che sembrerà sorprendente per molti, ma mi sono sempre chiesto se non fosse stato troppo presto per me candidarmi, e ora temo che lo sia stato».

Peccato di nuovo. Sarebbe stato interessante seguire le sorti di Umunna nel corso dei prossimi cinque anni, osservare la sua battaglia mediatica con l’antagonista Cameron, seguire la traccia impressa dal giovane Chuka al partito laburista. Niente di tutto questo. La Gran Bretagna si prepara ad un altro lustro di governo conservatore e il Labour ha perso l’unica figura di riferimento su cui tutti stavano puntando.

(di Azzurra Petrungaro)

 

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