Le Pen. Jean-Marie e Marine, non più così vicini

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File photo of Marine Le Pen, France's National Front political party leader, and her father Jean-Marie Le Pen during their party congress in LyonL’ultima in ordine di tempo a scaricarlo è stata la nipote Marion. Tempi duri per il vecchio Jean-Marie. Tutto per colpa di qualche di quelle vecchie abitudini revisioniste, che ogni tanto gli hanno provocato qualche problema. Ma non si era mai giunti a questo punto. Ma vabbè, le presidenziali del 2017 sono sempre più vicine.

Così il povero Jean-Marie chiacchierando con un giornalista del Rivarol, (testata di estrema destra), circa un mese fa, si è lasciato sfuggire -per la milionesima volta- che le camere a gas sono un “dettaglio della storia”. Le stesse parole avevano determinato la sua esclusione dalla corsa per le Regionali in Provenza con il dirottamento eventuale della candidatura proprio verso sua nipote Marion e la rottura ufficiale con la figlia Marine, presidente del partito.

Ma i provvedimenti disciplinari per il discolo Jean-Marie non erano finiti. Stavolta nemmeno il Front National ha potuto passarci sopra, siamo in piena corsa alle presidenziali e l’immagine del partito va ripulita bene e in fretta. La «dédiabolisation» dell’Fn, di Marine e del cognome “Le Pen” è appena cominciata.

“L’ufficio esecutivo ha deciso, conformemente all’articolo 19, di sospendere il presidente onorario dalla sua qualità di aderente fino al voto dell’assemblea generale straordinaria”. È fatta. L’anziano capo è stato defenestrato. Inoltre è arrivata anche una “esclusione verbale” annunciata dal deputato Gilbert Collard ai microfoni di Bfm Tv. Ora l’immagine di Marine è sicuramente mondata a dovere. Senza più un ingombrante presidente onorario con simpatie naziste che può parlare e macchiare la reputazione del candido Front National. Dopo quarant’anni di servizio Le Pen padre è stato messo a tacere. Più o meno. Si perché Jean-Marie non ha reagito proprio benissimo a questa decisione della figlia e dei vertici del Fn, partito da lui stesso fondato nel 1972.

“Mi vergogno che la presidente del Front National porti il mio nome”, ha dichiarato Jean-Marie Le Pen a Europe 1, sperando che nel prossimo futuro la figlia “perda il cognome di famiglia il più rapidamente possibile”. “Può farlo – ha aggiunto – sia sposando il suo concubino, sia forse il signor Philippot (vicepresidente, dichiaratamente gay, ndr) o qualcun altro. Io non voglio che la presidente del Front National si chiami Le Pen”. “Che faccia la sua campagna sotto il nome di Marine Aliot (il cognome del suo compagno, ndr), o Marine Philippot, dal momento che tratta suo padre e il presidente del Front National in modo assolutamente scandaloso”.

A rendere ancora più movimentata la vita del quasi novantenne Jean-Marie, arriva per ultima (momentaneamente almeno) sua nipote Marion. L’aggressività dimostrata da suo nonno nei confronti di sua madre ha impressionato profondamente Marion Maréchal-Le Pen, che oggi fa sapere di non essere più disposta ad accontentare Le Pen senior e di rinunciare a candidarsi alle regionali del prossimo dicembre per la regione Provence-Alpes-Côte d’Azur. Il quadro di un perfetto psico-dramma familiare è completo, o quasi. Alle dichiarazioni della venticinquenne Marion, si susseguono quelle dell’ottantasettenne nonno, il quale annuncia che non sosterrà la figlia nella candidatura all’Eliseo e che “invece di pensare alla pensione” si dedica “all’attacco”.

Forse la diatriba dei Le Pen è un piano perfettamente organizzato da qualche rampante spin doctor per allontanare le ombre del filonazismo di nonno Jean-Marie dalla lucente immagine che Marine sta faticosamente tentando di confezionare a forza di lucidate e scheletri ben nascosti nell’armadio, forse davvero le tensioni tra le tre generazioni sono esplose quando la vecchiaia del vecchio Le Pen ha acutizzato le sue convinzioni (si, certo).

Intanto Marine intervistata dall’ “Espresso”, continua a ribadire la ferma volontà di far uscire la Francia dall’euro, espone le sue soluzioni per fermare l’immigrazione in Europa, spera in una nuova riconciliazione dell’Occidente alla Russia di Putin ed auspica un’alleanza con Bashar Assad, nel tentativo di utilizzare un’alleanza siriana in funzione anti-Isis. Parla anche di un certo Matteo Salvini: «È intelligente, misurato. Soprattutto solido. È di questo che abbiamo bisogno in questo momento. Di gente solida che sa dove vuole andare». Se lo dice lei. Dice inoltre che Front National e Lega hanno molti punti in comune, tra tutti la difesa e il controllo dell’identità.

Staremo comunque a vedere quale sarà il prossimo passo della «dédiabolisation», o quale altro membro della famiglia sarà pronto a scendere in campo. La strada per l’Eliseo è ancora lunga, ma il viaggio è già iniziato.

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