Cameron trionfa e conferma il referendum sull’UE

Il pas630_PM-DowningSt-8May2015-960x640_3574rtito Conservatore e il suo leader, David Cameron, hanno conquistato la maggioranza assoluta dei seggi alla Camera dei Comuni. A pochi giorni dalla nascita del secondo “Royal Baby”, la principessa Charlotte, il Regno Unito resta sotto i riflettori internazionali per l’esito della consultazione elettorale che ha visto trionfare il Primo Ministro uscente. Se nella precedente tornata del 2010 Cameron aveva avuto bisogno dell’appoggio dei laburisti, il risultato del 7 maggio gli consente di formare un governo conservatore in piena autonomia, dopo aver ricevuto l’incarico dalla Regina Elisabetta II all’indomani del voto.

Una vittoria oltre ogni previsione per il partito Tory, una sconfitta cocente per il Labour Party, smentendo i sondaggi della vigilia che davano un testa a testa tra i due principali candidati. Il risultato delle urne, inoltre, ha provocato una serie di dimissioni a catena tra gli sconfitti: il leader laburista Ed Miliband, il segretario liberaldemocratico Nick Clegg e il capo dell’UKIP, Nigel Farage. Nei collegi scozzesi stravince il partito indipendentista dell’SNP guidato dalla leader Nicola Surgeon.

I numeri del voto – L’affluenza alle urne ha registrato un 66,1% di votanti con un lieve aumento rispetto al 2010.  La “regione britannica” con il più alto tasso di partecipazione è stata la Scozia (71,1%), dove il partito nazionalista scozzese, dopo la sconfitta del 18 settembre 2014 al referendum sull’indipendenza dal Regno Unito ha ottenuto un’inaspettata rivincita assicurandosi 56 seggi sui 59 in palio (+50 rispetto al 2010) e attestandosi come terza forza politica a Westmnister. In Inghilterra e nel Galles la percentuale di votanti ha sfiorato il 66%, mentre il più alto tasso di astensionismo si è registrato nell’Irlanda del Nord con il 58,1% di votanti.

Se si osservano i risultati elettorali, pubblicati dalla BBC, a premiare i Conservatori è il numero di seggi conquistati in Parlamento, 331 su 650, cinque in più della soglia di maggioranza. Con un sistema uninominale maggioritario (first past the post) che non manca di suscitare perplessità, il 36,9% dei consensi ha permesso a David Cameron di distanziare nettamente gli avversari, più per i seggi guadagnati (24) che per la percentuale di voti incassati, soltanto lo 0,8% in più rispetto alle elezioni del 2010.  Il principale avversario, il partito Laburista, si è fermato a 232 seggi (-26). Non sono bastati il 30,4% dei consensi e il leggero aumento dei consensi (+1,5%) per decretare a notte fonda una sconfitta che, a guardare la mappa interattiva del voto non lascia alcun dubbio: il rosso dei laburisti è sovrastato dal blu dei conservatori e dal giallo del partito nazionale in Scozia. A Londra, invece, il partito di Ed Miliband si è, tutto sommato, difeso bene conquistando 6 collegi.

Ad avere la peggio –  e non solo nella Capitale – il partito Liberal Democratico che ha perso complessivamente 49 seggi, di cui 6 a Londra, conquistandone soltanto uno. I Lib Dem potranno contare soltanto su 8 seggi per i prossimi cinque anni. Il partito indipendentista britannico UKIP ha ottenuto il 12,6% dei voti (+9,5%) facendo registrare la performance elettorale migliore rispetto al 2010. Ma non è bastato a fare la differenza in termini di seggi. Si è aggiudicato soltanto un posto nella Camera dei Comuni, la stessa rappresentanza del partito ecologista (Green Party). L’Irlanda del Nord ha sostenuto soprattutto gli Unionisti Democratici (DUP) e gli indipendentisti del Sinn Féin (SF), che hanno rispettivamente ottenuto 8 e 4 seggi in Parlamento, mentre gli unici 2 seggi conquistati dal partito Unionista dell’Ulster (UUP) sono arrivati proprio dalle preferenze nordirlandesi. Il partito gallese Plaid Cymru e il partito Socialdemocratico e Laburista irlandese (SDLP) si sono fermati a quota 3.

Le reazioni – “Questa è la vittoria più dolce”, è il primo commento del premier David Cameron appena appreso l’esito del voto, al di là di ogni aspettativa. L’avversario laburista Ed Miliband, amareggiato, ha lasciato la leadership del partito, dichiarando che non smetterà di lottare per la Gran Bretagna in cui ha sempre creduto. La devastante sconfitta subita dai Libdem ha spinto alle dimissioni anche Nick Clegg, che si è assunto la piena responsabilità dell’insuccesso elettorale maturato nella “terribile notte” del 7 maggio, dichiarando che “hanno vinto la paura e l’ingiustizia. Il liberalismo ha perso”. La sconfitta che brucia di più è quella occorsa al partito euroscettico UKIP. Il leader Nigel Farage, battuto per 2000 voti dal conservatore Craig MacKinlay nel suo collegio di Thanet South, ha rassegnato le dimissioni con una vena polemica e ironica:  “Non mi sono mai sentito più felice”, ha dichiarato, definendo il sistema di voto “fallimentare” e invocando un cambiamento del sistema elettorale, che non ha premiato il suo partito nonostante i quasi 4 milioni di voti raccolti.

Verso il nuovo governo – I prossimi appuntamenti che attendono l’inquilino del numero 10 di Downing Street sono la lista dei ministri, tra cui spiccano numerose riconferme, la convocazione del Parlamento il prossimo 18 maggio e la Cerimonia di Apertura del Parlamento (State Opening of Parliament) prevista per mercoledì 27 maggio alla Camera dei Lord in presenza della Regina Elisabetta II, che pronuncerà il discorso dal quale emergeranno le linee guida del governo e della nuova sessione parlamentare.

Se i temi dell’occupazione e dell’economia sono stati al centro della campagna elettorale dei conservatori, nel dopo elezioni a far discutere è la ferma intenzione del premier David Cameron di indire entro il 2017 un referendum  sul futuro del Regno Unito nell’Unione Europea. I mercati da un lato, le istituzioni europee e i principali governi nazionali dall’altro, guardano con interesse e preoccupazione alla promessa del premier inglese, percepita come una (ulteriore) minaccia alla coesione e alla stabilità dell’ ‘Unione’. La partita dei negoziati per scongiurare la consultazione popolare che potrebbe significare l’addio del Regno Unito all’UE è solo all’inizio.

 (di Elena Angiargiu)

Fonte immagine: https://www.gov.uk/government/organisations/prime-ministers-office-10-downing-street

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