Intervista a Emma Pietrafesa di Wister: Conoscere i rischi della rete

rischi reteDove non arriva la scuola, quella tradizionalmente intesa, con lezioni frontali e banchi, ecco che subentrano gli esperti ed i learning meeting. Ovvero giornate di formazione non tradizionale. Esattamente quello che è accaduto agli studenti della scuola secondaria di primo grado “S. Marchetti”, di Cori, Latina. Tema approfondito : Internet come opportunità professionali, sociali, economiche. Per privati e collettività. Ma anche internet come sinonimo di rischi. Ignorarli o sottovalutarli non può essere la soluzione. Meglio conoscerli. Per agire, consapevolmente, di conseguenza. Titolo completo dell’incontro: “Consapevolezza, uso della Rete e Strumenti Social. Conoscere per prevenire i pericoli”. Tra i relatori, Emma Pietrafesa, Ricercatrice non strutturata presso Enti di Ricerca ed Università, componente del Direttivo Stati Generali dell’Innovazione e membro della rete Wister, Women for Intelligence and Smart Territoies. L’abbiamo incontrata per un approfondimento sul tema.

Dottoressa Pietrafesa è stata tra i relatori del learning meeting “Consapevolezza, uso della Rete e Strumenti Social. Conoscere per prevenire i pericoli”. Da dove deriva, come necessità e come opportunità, un incontro come questo?
Come rete Wister, ci occupiamo da tempo della tematica specifica della consapevolezza in rete. Abbiamo anche realizzato una pubblicazione dal titolo: “La Rete e il Fattore C: competenze, conoscenze e consapevolezze”. Testo nato proprio a seguito di vari incontri e corsi gratuiti, da noi promossi, tenutisi nel corso degli ultimi anni a diverse categorie, quali genitori, docenti, educatori, insegnanti e studenti. I nostri meeting coprono l’intero italico stivale e sono itineranti. Nascono on demand. Ovvero come bisogno/richiesta dal basso dei singoli territori. Di solito, una Wister a km 0, come diciamo noi, ovvero di zona, presenta la necessità e l’esigenza di approfondire una tematica in una certa zona. Per questo ogni evento formativo-divulgativo non è mai uguale a se stesso: evidentemente, ogni territorio ha esigenze diverse. In maniera specifica, la necessità e l’esigenza di approfondire questa tematica, in questa zona, ci è stata presentata da una componente del nostro network, ovvero la Dr.ssa Loretta Campagna.

Dottoressa Pietrafesa i nostri adolescenti sembrano in grado di usare le tecnologie oggi disponibili di default. E sembrano conoscerne tutte le caratteristiche meglio degli adulti. Non a caso per loro è stato coniato il termine “nativi digitali”. Voi, però, li avete scelti come destinatari del vostro incontro. Perché? Quale il cortocircuito che vedete e/o volete sanare?
Lo stereotipo dei “nativi digitali” spesso veicola il grandissimo equivoco che i giovani conoscano, tutto, della rete, oltre ad essere esperti informatici. In realtà, da un lato è vero che essi sono abili utenti, perché hanno la dimestichezza e la manualità necessaria nell’accedere velocemente ai sistemi e alle piattaforme digitali, in quanto ne hanno assorbito in giovane età le metafore d’uso. Ma, dall’altro, è altrettanto vero che devono poter essere istruiti sugli adeguati strumenti conoscitivi e metodologici per affrontare internet e tutte le manifestazioni sociali che ne possono derivare. Con la consapevolezza di quello che può accadere in un contesto in cui l’informazione e la condivisione istantanea non lascia abbastanza tempo alla riflessione, interiorizzazione e ricezione del messaggio. La rete, oggi, è sempre più intesa come “social”. Ovvero riassume digitalmente le strutture sociali, replica le dinamiche, le regole e le distorsioni. Oltre ad amplifica le dinamiche psicologiche e sociali umane. Proprio per questo, più che di cortocircuito, parlerei di rifocalizzazione dell’attenzione su un utilizzo critico e consapevole dello strumento e delle dinamiche che si creano in relazione all’utilizzo dello strumento stesso.

Dottoressa Pietrafesa tra i potenziali rischi della rete lei stessa annovera: cyberbullismo, cyberstalking, hate speech, cyberharrassment, flaming, denigrazione, sostituzione di persona, rivelazione e inganno, esclusione, malicious code. Oltre a cyberviolenze e molestie online. Ci permetta una domanda un po’ capziosa: piuttosto che parlare di tutti questi “lati oscuri”, chiamiamoli così, inerenti la rete e che sembrano demonizzarla, non le sembra minimamente più utile tentare di prevenire il problema, magari con corsi di media education, interdisciplinari e curriculari?
Intanto vorrei esplicitare che il senso dei nostri interventi con i ragazzi non è affatto quello di demonizzare lo strumento che di per se è neutro. Anzi personalmente ritengo che quando usato adeguatamente consenta di cogliere le migliori opportunità di sviluppo professionale e sociale. In questo senso la rete non è il Far West. Anzi ritengo necessario incoraggiare la ricerca di contenuti e modelli positivi online, favorendo e facilitando, allo stesso tempo, un’adeguata conoscenza delle competenze, affinché i nostri ragazzi possano essere cittadini attivi e consapevoli non solo italiani, ma di questo  mondo globalizzato. È evidente che per approfittare al meglio delle innumerevoli opportunità legate al potenziale dell’utilizzo di internet in molti ambiti è necessario implementarne l’utilizzo. A un patto: che sia un utilizzo corretto e consapevole. Tra l’altro, tenendo un atteggiamento di questo tipo, possiamo contribuire, tutti, a fare della rete un posto più pulito, più serio e più attendibile. E magari anche un posto dove possiamo sentirci più sicuri. Indubbiamente sarebbe auspicabile in tal senso l’inserimento nei curricola scolastici di corsi di media education. Che personalmente estenderei anche ad educatori, insegnanti e genitori, poiché spesso nelle attività online le persone hanno una minore consapevolezza dei rischi e sono meno prudenti nella valutazione delle situazioni di pericolo rispetto all’ambiente fisico. Precedentemente si diceva “nativi digitali”. Questi ragazzi, in realtà, sono la prima generazione che ha messo in piazza, o meglio in pubblico, dati, momenti e aspetti della propria vita privata, sin da subito, sin dalla loro stessa nascita. Si pensi, ad esempio, alle foto di neonati su profili social. Si pensi, poi, alle implicazioni connesse al fenomeno della profilazione, non solo a scopo commerciale, di questi fruitori di servizi digitali. È qualcosa che andrebbe analizzata e valutata con particolare attenzione. Per questo ritengo che, in realtà, ai nostri ragazzi andrebbero trasmessi strumenti per imparare a cogliere le opportunità del web. Ma al contempo anche tutte quelle conoscenze e competenze per fronteggiarne i possibili rischi che, purtroppo, esistono, non a causa o in favore del web, ma di per se stessi. Pertanto, a mio modo di vedere, questi rischi, non andrebbero ne sottostimati ne sovrastimati, come spesso accade nella disputa tra tecno-entusiasti e tecno-scettici, ma affrontanti tutti insieme e in maniera trasversale per quello che possono o che potrebbero rappresentare per quanti in questo mondo liquido ci si sono ritrovati a vivere.

Infine, Dottoressa Pietrafesa, accennava alle Wister, Women for Intelligent and Smart TERritories, della quale fa parte. Quali altre nuove azioni, sul breve-medio e lungo termine, state progettando, con questa rete, a livello locale, nazionale e/o internazionale? E se altre donne volessero dare il loro apporto, come possono farlo?
Wister è una rete di donne nata da un’idea di Flavia Marzano, a luglio 2012, sviluppata dopo un intervento a Smart City Exhibition di Bologna nell’ottobre 2012 e presentata ufficialmente nel maggio 2013 a Forum PA. Oggi è un network formato da oltre 500 donne. Wister è parte di Stati Generali dell’Innovazione (SGI) meta associazione di movimenti, aziende, associazioni e cittadini convinti che le migliori opportunità di crescita per il nostro Paese siano offerte dalla creatività dei giovani, dal riconoscimento del merito, dall’abbattimento del digital divide, dal rinnovamento dello Stato attraverso l’Open Government. Per maggiori informazioni e attività potete scrivere a: info@wister.it oppure, chiaramente, potete contattarmi direttamente via social (facebook, twitter o linkedin). Mi trovate con il mio nome e cognome.

(di Eloisa De Felice)

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