NBA. Tutto, ma proprio tutto, lo spettacolo dell’All Star Game

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fonte foto: nba.com // All Stare Game

Arriviamo al week-end dell’All Star Game NBA. Come affrontare questa tre giorni? Gli amanti del basket devono sapere che questo evento non è sempre il massimo per i puristi della palla a spicchi. Durante questi giorni la NBA apre le porte al mondo e si mette il vestito di gala e per farlo c’è principalmente una buona dose di show, tanto che lo sport a volte diventa semplicemente contorno. Ma andiamo con ordine. La cornice 2015 è stata New York, nei primi due giorni gli eventi hanno avuto luogo al Barclays Center, casa dei Brooklyn Nets, la gara delle stelle invece è stata giocata al Madison Squadre Garden, arena dove giocano i New York Knicks.

BBVA Compass NBA Rising Stars Challenge – Il venerdì è di riscaldamento. La NBA da visibilità ai suoi giocatori più giovani, nel corso degli anni più volte è cambiata la formula di questa partita e spesso critiche hanno accompagnato l’evento. Istituita nel 1994 con l’idea di mostrare le nuove leve della lega è stata per due anni una versione junior della sfida East-West, per prendere la forma più utilizzata nel 2000, diventando la sfida tra Sophomores (giocatori al secondo anno di militanza NBA) e Rookies (giocatori all’esordio in NBA). La lega sceglieva i migliori per una squadra e per l’altra, formando roster di dieci giocatori. La partita però ottenne numerose critiche, i giovani non difendevano per divertirsi il più possibile ed il risultato vedeva quasi sempre le squadre intorno ai 150 punti. La NBA provò allora a dare un po’ di pepe all’evento, coinvolgendo leggende della pallacanestro per creare interesse intorno ad una partita che suonava di farsa anche per il pubblico americano, abituato ad apprezzare lo show prima che lo sport. Così nel 2012 la lega organizzò un draft tra Shaquille O’Neal e Charles Barkley. L’idea era focalizzare l’attenzione su chi sarebbe stato scelto da due delle stelle più simpatiche ogni epoca, un “fantacalcio” tra VIP del basket. La modalità fu la stessa fino a quest anno (lo scorso il draft fu fatto da Grant Hill e Chris Webber). Il nuovo commissioner Silver questa stagione ha puntato sulla globalizzazione della NBA, la sfida è stata tra atleti del primo e del secondo anno americani, contro atleti del primo e del secondo anno del resto del mondo. Effettivamente il match a tratti è stato più teso, il resto del mondo vantava tra le sue file atleti di dieci nazionalità differenti ed è un peccato che nessun cestista italiano fosse tra questi (anche se il solo Gigi Datome al secondo anno avrebbe potuto partecipare). La scena l’ha presa il canadese Andrew Wiggins, prima scelta nel draft più recente della NBA, ventidue punti, come quelli del compagno di squadra americano Zach LaVine e di Victor Oladipo (altro atleta a stelle e strisce). I punti di questi ultimi però non sono bastati. La partita è finita 121 a 112 per i giocatori non americani e Wiggins è stato premiato MVP della partita.

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fonte foto: kare11.com

Dopo l’antipasto, passiamo al primo piatto: il sabato ricco di eventi che poco o nulla c’entrano con la pallacanestro, ma che tanto appassionano i tifosi americani e mondiali.
Degree Shooting Stars Competition – La prima sfida della notte del sabato prevede una gara di tiri da quattro posizioni: poco al di fuori dell’area dei tre secondi, dalla linea del tiro libero, da posizione di tiro da tre ed infine da centrocampo. In questa gara la NBA mette in mostra oltre che i suoi atleti anche una leggenda ed un’atleta della WNBA (la versione femminile della NBA). Le squadre infatti sono così formate un giocatore NBA, un giocatore del passato ed una giocatrice WNBA. La gara è divisa in due turni, uno preliminare con tutti e quattro i team impegnati ed una finale tra le due squadre che segnano da ogni posizione nel minor tempo possibile. Per la cronaca le squadre 2015 sono state Team Curry (composta da Stephen Curry, suo padre Dell come gloria del passato e Sue Bird delle Seattle Storm per la WNBA). Team  Millsap (con l’ala degli Hawks obbligata a sostituire Anthony Davis infortunato, Scottie Pippen compagno di vittorie di Michael Jordan ai tempi dei Chicago Bulls come ex giocatore e Elena Delle Donne delle Chicago Sky per la lega femminile). Team Westbrook (con la guardia dei Thunder, Penny Hardaway per le leggende e Tamika Catchings delle Indiana Fever). Infine i campioni in carica del Team Bosh, già vittoriosi nelle ultime due edizioni (con squadra composta da Chris Bosh, Dominique Wilkins e Swin Cash delle New York Liberty). La gara è andata avanti tra momenti emozionanti, in particolare con i canestri da centrocampo delle glorie del passato Hardaway e Wilkins e momenti più lenti, come quando la squadra di Westbrook non è riuscita a completare il percorso nel limite temporale massimo stabilito. Per la cronaca la finale è stata tra il Team Westbrook ed il Team Bosh, con i campioni in carica in grado di difendere il titolo e che anche il prossimo anno a Toronto dovranno presenziare.

Taco Bell Skills Challenge – Se nel primo evento l’organizzazione si occupa di pubblicizzare la WNBA e di riproporre in maglia e pantaloncini giocatori che tanto hanno fatto per la lega in termini sportivi, in questa gara la NBA reclamizza la NBA Cares, gli eventi in cui compie atti di altruismo nei confronti di persone disagiate. Lo Skills Challenge è sfida in cui alcuni giocatori, principalmente guardie o playmaker, compiono un percorso con ostacoli da dribblare e tiri e passaggi da compiere. Nel nuovo formato di quest anno sono stati scelti otto atleti, inseriti in un tabellone tennistico che andava a comporre accoppiamenti per i quarti di finale le semifinali e la finale. I giocatori impiegati sono stati: Isiah Thomas contro Patrick Beverley, Elfrid Payton contro Jeff Teague, Trey Burke (vincitore dell’ultimo Skills Challenge) contro Brandon Knight e Dennis Schroder contro Kyle Lowry. A trionfare è stato incredibilmente e con qualche giocata sporca, ma lecita il giocatore più improbabile, Patrick Beverly, un pò come se Gattuso avesse vinto una gara di palleggi con dei giocolieri, dando magari qualche spallata o mettendo pressione ai suoi avversari. Per tornare alla NBA Cares, la Lega ha scelto quattro ragazzi meritevoli e bisognosi e li ha abbinati ai quattro semifinalisti, ognuno di loro ha ottenuto 10.000 dollari di borsa di studio, ma per lo studente sorteggiato con il campione dell’evento il premio si è raddoppiato, arrivando a 20.000.

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fonte foto: zimbo.com

Foot-Locker Three-Point Contest – E dopo le prime due gare, si arriva agli eventi più importanti e con più storia dell’All Star Saturday. La gara del tiro da tre di quest anno da tutti i critici è stata definita la migliore di sempre. Otto triplatori, i sette con le medie più alte della NBA, più il nostro Marco Belinelli in quanto campione in carica. Questa sfida è tra quelle che hanno subito meno modifiche nel corso degli anni. Si tira ovviamente da tre, vengono collocati cinque carrelli con cinque palloni al loro interno, su cinque posizioni uguali per ogni atleta, dal centro preciso dell’arco, dai due angoli ed a metà tra queste due posizioni. I palloni hanno colore diverso, quattro sono i consueti palloni NBA, e l’ultimo per ogni carrello è di colore bianco, blu e rosso, come quelli che venivano utilizzati nella ABA. Queste ultime sfere sono chiamate Money Ball e valgono due punti, le altre valgono un solo punto. Inoltre dallo scorso anno, ogni giocatore può scegliere un carrello composto unicamente da Money Ball. I concorrenti in gara sono stati: i due Splash Brother Stephen Curry e Klay Thompson Golden, il miglior tiratore nella percentuale di tiro da tre della stagione Kyle Korver, Wesley Matthews, JJ Redick, Kyrie Irving, Marco Belinelli e James Harden. Anche questa gara è stata composta da due turni, uno preliminare ed una finale a tre. i finalisti sono stati gli Splash Brothers e Kyrie Irving. A trionfare con un risultato da capogiro è stato Stephen Curry con 27 punti, mai nessuno ha fatto tanto, anche se come anticipato dallo scorso anno con il carrello con solo Money Ball è diventato più facile ottenere punteggi superiori a quelli delle gare precedenti. E’ comunque una vittoria importante e meritata dal giocatore più votato per la partita delle stelle, che è anche al primo posto nella Western Conference con i suoi Golden State Warriors e che sta diventando un simbolo per la NBA.

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fonte fonto: nbcsports.com

Sprite Slam Dunk Contest- Ed eccoci alla gara delle schiacciate. I concorrenti di quest anno sono stati Giannis Antetokounmpo, Victor Oladipo, Mason Plumlee e Zach LaVine. Gli ingredienti per una buona competizione c’erano tutti. Anche se dispiace sapere che tutti e quattro erano scesi sul parquet anche la sera prima, gli ultimi tre con il Team USA ed il primo con il Resto del Mondo. E’ un peccato perché questo è potenzialmente il biglietto da visita della NBA nel mondo, la gara delle schiacciate è probabilmente l’evento più atteso del week-end e sarebbe bello vederlo disputare dai migliori schiacciatori della lega. Se per esempio un tempo duellavano Michael Jordan e Dominique Wilikins, Kobe Bryant, Vince Carter, Dottor J ed altri atleti rimasti nell’immaginario collettivo, oggi la gara delle schiacciate è sempre più una sfida tra emergenti. Probabilmente tutto ciò avviene per l’alto coefficiente di difficoltà di una competizione del genere, i giocatori a freddo devono compiere uno dei gesti più impegnativi di questo sport ed il rischio figuraccia è costantemente dietro l’angolo. Proprio per questo dovremmo arrenderci a non vedere mai LeBron James per esempio, in gara. Le storie di questi giovani ragazzi sono comunque interessanti. A partire da Giannis Antetokounmpo aka “The Greek Freak”, il suo è stato un percorso lungo prima di arrivare alla fama, un passato commovente per il ragazzo fuggito con la famiglia dalla Nigeria. E’ stato un extracomunitario senza permesso di soggiorno in Europa, costretto fin da piccolo ad essere venditore ambulante. Proprio per questo fa male vederlo sbagliare e non portare a termine la sua prima schiacciata della serata (per regolamento, ci sono massimo tre tentativi a turno). Mason Plumlee invece è di casa al Barclays Center, lui che gioca con i Nets e di recente ha fatto parte della nazionale campione del mondo, inoltre non è l’unico a giocare in NBA in famiglia, il fratello Miles fa parte dei Phoenix Suns e lo ha aiutato anche a portare a termine una schiacciata nel corso della gara. Poi c’è Victor Oladipo, anche lui con origini nigeriane, ma con un percorso ben più semplice di Antetokounmpo, la sua famiglia infatti si è spostata in America, ma perché il padre è insegnante universitario. Un ragazzo a suo agio nel mondo dello show biz americano, entra microfono alla mano cantando “New York New York” e prova in continuazione dei 360°, dopo il primo riuscito prende il cartellone già pronto all’uso, con su scritto “Mister 360°”. Infine Zach LaVine, nella sua presentazione video il giovane diceva di essersi appassionato al basket quando da bambino vide il film Space Jam. Così il giocatore dei Minnesota Timberwolves si presenta sul parquet con la maglia dei Looney Tunes, con il numero 23 ed il nome Jordan stampati sul retro. Un vero showman nonostante i suoi diciannove anni. A differenza delle ultime edizioni, non c’è la possibilità di votare da casa, ma c’è una giuria di cinque ex giocatori a giudicare le schiacciate. Anche in questa gara il primo turno è solo preliminare, i primi due qualificati poi disputano la finale. A giocarsi il titolo sono Oladipo e LaVine, ma il giocatore di Orlando non riesce a completare la prima schiacciata e così è facile per LaVine amministrare, compiendo comunque un paio di gesti atletici, da guardare e riguardare. Termina così il sabato dell’All Star Week-End, ma si arriva alla portata principale, la partita delle stelle della domenica.

fonte foto: washingtonpost.com
fonte foto: washingtonpost.com

NBA All Star Game – Come già anticipato le squadre sono composte da: John Wall, Kyle Lowry, Carmelo Anthony, LeBron James, Pau Gasol, Chris Bosh, Dwyane Wade, Jimmy Butler, Al Horford, Paul Millsap, Jeff Teague e Kyrie Irving  per la Eastern Conference e Stephen Curry, Kobe Bryant, Blake Griffin, Anthony Davis, Marc Gasol, LaMarcus Aldridge, Tim Duncan, Kevin Durant, Russell Westbrook, James Harden, Chris Paul e Klay Thompson per la Western Conference. In panchina come da regolamento ci sono i due allenatori con i migliori record delle due conference Mike Budenholzer degli Atlanta Hawks e Steve Kerr dei Golden State Warriors. Dal momento della decisione dei convocati alla partita delle stelle ci sono state però delle defezioni per infortunio. Così a Est Dwyane Wade è stato sostituito da Kyle Korver ed ad Ovest Kobe Bryant, Anthony Davis e Blake Griffin sono stati sostituiti da DeMarcus Cousins, Damian Lillard e Dirk Nowitzki.  Ma se la defezione di Wade non ha cambiato nulla nel quintetto titolare della Eastern Conference (gli starting five sono decisi con il voto mondiale dal pubblico sul sito nba.com), che è stato: Wall, Lowry, Anthony, James e Gasol. Per Steve Kerr, allenatore della Western Conference al suo primo anno su una panchina NBA i problemi sono stati più ampi, Griffin, Anthony e Bryant erano infatti titolari e l’allenatore dei Golden State Warriors ha deciso di sostituirli con Aldridge, Harden e Thompson. Prima del match notevoli le presentazioni in 3D proiettate sul Madison Square Garden, in particolare grandi ovazioni ha suscitato quella di Carmelo Anthony, simbolo dei New York Knicks padroni di  casa, che ha voluto stringere i denti nonostante le condizioni non ottimali, per rappresentare sul campo la squadra della grande mela ed il medley di canzoni dedicate a New York di Christina Aguilera. Poi, finalmente, il basket ha la meglio. E’ la partita dei record senza dubbio. Fin dall’inizio, per saltare sulla palla a due si sfidano due fratelli, mai successo ad un All Star Game, anche loro simbolo della globalità della lega, sono infatti due spagnoli ad entrare nella storia, Marc Gasol per l’Est e Pau Gasol per l’Ovest. Al termine del primo tempo entra nelle enciclopedie anche il nome di Russel Westbrook, autore di 27 punti, mai nessuno ha realizzato tanto nei soli primi due quarti di All Star Game. La guardia di Oklahoma City poi prova ad attentare al record di punti totale nella partita delle stelle, 42 di Wilt Chamberlain nel 1962, ma si ferma a 41. La gara è ricca di spunti, schiacciate e alley-oop non vengono lesinate. Un altro record è quello di triple realizzate, 48. La Western Conference crea un solco grazie a Harden e Curry oltre al già citato Westbrook, King James però non ci sta e prende in mano la situazione, realizzando 30 punti, e superando Michael Jordan nelle realizzazioni totali in questo evento. La rimonta della Eastern Conference è targata anche Kyle Korver. La guardia di Atlanta si mette in mostra con la specialità della casa, sette triple a referto dal trentatreenne californiano, alla prima convocazione ad un All Star Game, giusto premio per uno specialista del tiro come lui. Così il vantaggio, che ha toccato anche quota 20 punti della Western Conference viene azzerato a quattro minuti dal termine (148-148). Il recupero però fiacca i giocatori che disputano la conference orientale, gli occidentali piazzano un parziale di 10-1 ed il match va in ghiaccio. Termina 163 a 158, come MVP viene ovviamente premiato Russel Westbrook, contento per l’onoreficenza, per la vittoria, ma forse dispiaciuto leggermente per aver mancato di un punto il record ogni epoca di realizzazioni in un unica partita delle stelle.

(di Francesco De Felice)

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