NBA. Tutta la Western Conference: comanda Golden State Warriors

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Western Conference
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La lotta alla qualificazione nella Western Conference è più difficile che mai. Ormai da anni il campionato Occidentale esprime più qualità di quello orientale e per arrivare nei primi otto posti il numero delle vittorie deve essere superiore a quello delle sconfitte. La situazione è talmente paradossale che la decima forza ad Ovest sarebbe tranquillamente settima ad Est e quindi qualificata ai playoffs. Proprio per questo il commissioner Adam Silver che lo scorso hanno ha raccolto l’eredità trentennale di David Stern in settimana ha ipotizzato la possibilità di cambiare la modalità d’ingresso ai playoffs. Ma vediamo nello specifico cosa è successo in questa settimana di Western Conference.

Prima della classe – Proprio come nella conference che si affaccia sull’Atlantico, anche ad Ovest c’è una squadra sola al comando. I Golden State Warriors, la squadra di Steve Kerr è guidata in campo dagli Splash Brothers: Stephen Curry e  Klay Thompson, due giocatori in grado di segnare da ogni posizione del campo. Non è un caso che per entrambi è arrivata la convocazione all’All Star Game, Curry è stato addirittura l’atleta più votato dai fans (1.513.324), superando mostri sacri come LeBron James, Kobe Bryant e Kevin Durant. Ma anche i lunghi della squadra di Oakland sono notevoli, l’australiano Andrew Bogut (prima scelta al draft del 2005) e David Lee garantiscono qualità sotto canestro. Se a questi elementi si aggiunge l’esperienza del co-capitano André Igoudala, della guardia tiratrice brasiliana Leandrinho Barbosa e del playmaker di oltre due metri Shaun Livingston. Oltre al talento di Draymond Green, tra i papabili vincitori del titolo di Most Improved Player, capite che il mix diventa esplosivo. Questa settimana sono arrivate tre vittorie ed una sconfitta, il match perso però fa male ai Warriors, perché la sconfitta è arrivata contro gli Hawks, primi ad Est ed anche grazie a quella vittoria con il miglior record di tutta la NBA, con Golden State al secondo posto.

Posizioni playoffs consolidate e consolidabili – A differenza della Eastern Conference qui è più difficile stabilire quali squadre hanno già strappato un pass per la post season, a parte i Warriors infatti tutte le inseguitrici se incappassero in un periodo no potrebbero rischiare di perdere il treno playoffs proprio per via dell’immenso talento espresso ad Occidente. Al secondo posto ci sono i Memphis Grizlies, è l’anno decisivo per la squadra del Tennesse. E’ l’ultima stagione infatti in cui i Grizzlies avranno a disposizione Marc Gasol, che questa Estate non avendo rinnovato sarà free agent, Memphis mai è andata bene come in questi anni che hanno visto l’esplosione del centro spagnolo, neanche quando era di casa al FedEx Forum il fratello Pau, una volta considerato il Gasol forte. Da qualche anno non è più così, Gasol e Randolph formano una coppia di lunghi tra le meglio assortite della lega e la loro maggior esperienza in confronto al Warriors potrebbe aiutarli in post season. Questa settimana anche per loro una sola sconfitta, per un punto contro i Wolves, peggior squadra ad Ovest. In terza posizione gli Houston Rockets, i texani sono squadra solida guidata da James Harden miglior realizzatore di tutta la NBA, con più di 27 punti a serata. L’ex Arizona State inoltre sta coprendo anche l’importante assenza per infortunio di Dwight Howard, con lui Houston potrà addirittura migliorare. Per i Rockets, due partite settimanali e due W. Un gradino più in basso i Portland Trail Blazers, la squadra dell’Oregon  continua la marcia per le zone alte della classifica, ma nello spogliatoio è scoppiato un caso. Damian Lilard, il giocatore con più talento di Portland è stato escluso dalla rosa dell’All Star Game e non l’ha presa bene, lamentandosi sui social. Pronta la reazione di Kevin Durant che su twitter ha cinquettato: “Se qualcuno vuole il mio posto dell’All Star Game, che mi venga a sfidare in un uno contro uno”. La polemica non è terminata il Rookie of the Year 2013 ha rinunciato a partecipare ad uno degli eventi dell’All Star Saturday, lo Skills Challenge, di cui era campione in carica. Ma la telenovela sembra essere senza fine, Blake Griffin per infortunio infatti dovrà rinunciare alla gara delle stelle, il commissioner Silver avrebbe deciso di reclutare, nonostante la polemica aperta, proprio la guardia di Portland. A questo punto ci si chiede se il giovane non possa addirittura rifiutare per rimanere coerente nella sua protesta, anche se gli appassionati di basket si augurano che questa mano aperta tesa dalla NBA possa essere stretta da Damina Lilard. In settimana i Blazers hanno vinto due partite su tre, perdendo nella notte di sabato ai supplementari contro i Dallas Mavericks. I Mavs sono quinti in classifica, questa settimana ha regalato anche a loro un filotto di vittorie ed un’unica sconfitta, contro i primi della classe, i Golden State Warriors. Settimana non nera, ma nerissima, per la seconda squadra di Los Angeles, i Los Angeles Clippers, che in realtà da qualche stagione non hanno più il vecchio ruolo di comprimario, ma anzi hanno eclissato sul campo i Lakers, alle prese con un rinnovamento lento e tanti infortuni dei giocatori più importanti. I californiani questa settimana sono volati sulla costa Est per un mini tour lontano dalle assolate spiagge di Santa Monica, ma i risultati sono stati disastrosi, tre sconfitte su altrettante partite, contro Nets, Cavaliers e Raptors. Questi risultati hanno fatto riavvicinare i campioni in carica, i San Antonio Spurs che hanno vinto contro le due squadre della Florida in casa (Magic ed Heat) ed ora sono ad una vittoria di distacco dai Clippers, avendo giocato una partita in meno. Comunque gli Speroni non sembrano attrezzati come la scorsa stagione ed hanno visto calare notevolmente le valutazioni di Tony Parker, vero giocatore decisivo degli Spurs.

In lotta per un posto playoffs – Con le squadre precedenti leggermente distaccate, la corsa all’ottavo ed ultimo posto valevole la post season si sta facendo incandescente. I Phoenix Suns in questo momento occupano quella posizione, ventinove vittorie su cinquantadue partite giocate, solo uno di questi successi è avvenuto in settimana, contro i Jazz, per il resto due sconfitte con Grizzlies e Blazers. Un gradino più in basso i New Orleans Pellicans la squadra della Louisiana è guidata da Anthony Davis, che presto diventerà il centro più dominante della lega, i Pellicani ora sono a quota ventisette vittorie e l’andamento settimanale è perfettamente in equilibrio, due sconfitte e due vittorie, con Thuder (avversari in questa speciale corsa all’ottavo posto) ed Hawks (fermando la serie di vittorie consecutive di Atlanta, che in quel momento erano diciannove). Nel lotto delle squadre che vogliono partecipare ai playoffs, come non inserire gli Oklahoma City Thunder, la squadra dell’MVP della scorsa stagione ha trovato grosse difficoltà, proprio perché per infortunio gli è mancata la sua stella più luminosa. Ora Kevin Durant è tornato, ma per i Thuder a ventisei vittorie, potrebbe essere troppo tardi.

Nel limbo – Purtroppo a differenza della Eastern Conference, per chi ad Ovest si trova al di sotto del 50% di vittorie, la speranza di partecipare ai playoffs, di fatto non esiste. Ad ogni modo alcune squadre non sono neanche in una situazione tanto pessima da poter sperare di arrivare ultime ed ottenere quindi il diritto a scegliere per prime nel prossimo draft. A guidare l’elenco di queste squadre i Denver Nuggets, la squadra del Colorado ha riabbracciato in campo il nostro Danilo Gallinari, ma è in caduta libera, questa settimana tre sconfitte su tre partite, per un record di L che li vede ora a cinque partite senza vittorie, in totale nelle ultime tredici gare è arrivata solo una vittoria a New Orleans. L’unica nota positiva probabilmente è proprio il recupero dell’ala italiana. Con una vittoria in meno dei Nuggets ci sono gli Utah Jazz, che a differenza della squadra del Colorado in questa settimana è riuscita a vincere una partita, contro i Sacramento Kings, altro team che vive questa situazione di limbo, nonostante abbia un giocatore convocato per l’All Star Game, il capitano DeMarcus Cousins, per i Californiani il momento non è positivo, in questa settimana sono arrivate sconfitte ogni volta che i Kings hanno messo piede sul parquet.

Chi gioca per arrivare ultimo – Vale il discorso fatto per la Eastern Conference la scorsa settimana, arrivare ultimi in un contesto sportivo come quello Nord Americano, può essere positivo, non ci sono infatti ovviamente retrocessioni ed in compenso si può avere più possibilità di scegliere per primi al prossimo draft. Le squadre in lotta per questo strano risultato sono i Los Angeles Lakers, franchigia con mille problemi ed i Minnesota Timberwolves, che forse già ad inizio anno avevano pensato che arrivare tra le ultime questa stagione avrebbe potuto garantire un futuro più roseo ai lupi di montagna. I Californiani hanno iniziato l’annus horribilis con una notizia pessima, Steve Nash infatti è stato costretto al ritiro per via di un’infortunio da cui in Estate non era riuscito a riprendersi. Alla prima gara stagionale contro Houston si è poi infortunato Julius Randle, scelta numero sette allo scorso draft e giocatore su cui molte speranze erano riposte dalla dirigenza gialloviola, che lo avrebbe voluto in versione alunno a lezione dal maestro Kobe Bryant per tutta la stagione. Nel corso del campionato inoltre proprio il leader dei Lakers ha avuto modo di polemizzare apertamente con alcuni compagni, come Nick Young, che non ha digerito il rimbrotto del capitano e dopo una vittoria in cui Los Angeles non aveva avuto a disposizione il proprio giocatore simbolo si era presentato in sala stampa dicendo che senza Kobe Bryant la squadra giocava meglio. Ma le notizie negative a Los Angeles sponda Lakers non erano finite, Bryant si è infatti infortunato e probabilmente la sua stagione è già terminate, inoltre, sembra che il numero 24 giallo-viola stia già pensando al ritiro con un anno d’anticipo. Nonostante questa situazione pessima dei Lakers i T’Wolves hanno vinto addirittura tre partite in meno e stanno facendo i conti con la prima stagione senza Kevin Love. Ironica la presentazione del ritorno al Target Center del figlio del cantante dei Beach Boys. Sostanzialmente in un video venivano elencati tutti gli avversari dei Cleveland Cavaliers senza nominare Love e poi alla fine appariva la scritta “ed il ritorno a casa di…” e sullo schermo appariva Mike Miller, altro ex, ma sicuramente meno decisivo di Love che veniva così ignorato. Minnesota sta pagando oltre la cessione di Love l’infortunio dello spagnolo Ricky Rubio, da poco tornato arruolabile e non è un caso il fatto che con il play spagnolo sul parquet, questa settimana siano arrivate addirittura due vittorie consecutive.

(di Flavio Sarrocco)

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