Materie a scelta nell’ultimo anno, ecco la nuova scuola

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Proprio in questi giorni l’esecutivo sta limando il testo contenente i nuovi provvedimenti che dal prossimo 28 febbraio disciplineranno il sistema scolastico. Tra i punti nodali è da segnalare la risoluzione presentata dalla VII Commissione cultura del Senato, derivata da un momento di dialogo e confronto con le associazioni di dirigenti scolastici, insegnanti e genitori. La proposta riguarda la possibilità per gli studenti di scuole superiori di scegliere quali materie approfondire durante l’ultimo anno del ciclo scolastico, dotandosi, in tal modo, di un curriculum personalizzato estremamente utile per l’approccio al mondo universitario o lavorativo.

La risoluzione è già stata approvata dal Senato e attualmente è in corso l’azione di modifica e riflessione da parte del governo, il quale dovrà scegliere se accogliere o meno i diversi suggerimenti. Non è chiaro, dunque, l’esito di tale proposta. Senza dubbio essa pone l’accento su una questione fondamentale del panorama scolastico italiano: quale deve essere il ruolo degli istituti di istruzione superiore? Ѐ una domanda a cui non è facile trovare una risposta immediata, perché gli indirizzi di studio scelti in terza media (anche su questo punto sarebbe opportuno porsi degli interrogativi) hanno da una parte il dovere di sviluppare ulteriormente la formazione scolastica e personale di ragazzi troppo giovani per camminare da soli, ma abbastanza grandi per cogliere le proprie passioni e capacità; dall’altra, essi dovrebbero rappresentare un ponte tra il mondo dell’istruzione obbligatoria e la realtà futura,lavorativa o universitaria.
In questo senso, dunque, i licei e gli istituti tecnici hanno l’onere di orientare e guidare giovani studenti verso il percorso che li attende, rendendoli consapevoli delle proprie caratteristiche e determinati a conseguire gli obiettivi preposti. In altre parole, l’istruzione superiore ha un enorme ruolo nella formazione della futura classe lavorativa.

L’attuale impostazione scolastica, però, non aiuta questi istituti ad assolvere pienamente e coscienziosamente questo prezioso compito. Sono sempre più frequenti, per esempio, gli studenti che, di fronte alle prove universitarie di ammissione, lamentano un’impreparazione e una insicurezza tali da non permettere l’esito positivo della prova. A tal proposito, da un’ indagine DOXA è emerso che quasi tutti gli aspiranti medici hanno scelto di prepararsi al test di ammissione con uno studio lungo e autonomo, dovendo sviluppare capacità ben aldilà di quelle acquisite durante gli anni di scuola superiore. Le polemiche riguardo i test di ammissione sono molte e di vario genere, ciononostante risulta chiara e inconfutabile l’inadeguatezza della preparazione scolastica per affrontare le prove universitarie.
Altro dato da constatare è il disallineamento tra le competenze che il mondo lavorativo richiede e quelle offerte dal panorama scolastico. Una ricerca McKinsey ha constatato che tale disallineamento ha causato un livello di disoccupazione pari al 40%. A tutto ciò si aggiunga il fenomeno della rinuncia degli studi a metà percorso universitario e la difficoltà generale ad entrare nel mondo lavorativo. Si tratta di una serie di problematiche che sottolineano le carenze del sistema educativo-formativo.

La proposta della VII Commissione cultura si pone, dunque, l’obiettivo di sopperire a tali mancanze. Secondo le indicazioni presentate, gli studenti del Liceo scientifico, ad esempio, nell’ultimo anno potrebbero approfondire materie quali Chimica o Biologia, se intenzionati a intraprendere studi universitari in ambito medico; studenti del Classico potrebbero invece concentrarsi sullo studio delle lingue maggiormente parlate, se nei loro sogni c’è la volontà di continuare con una facoltà linguistica. Le materie basilari, ovviamente, devono essere mantenute per tutti: l’eventuale curriculum personalizzato dovrà comprendere gli studi fondamentali per la formazione di base e, in aggiunta, una o più materie a scelta dei singoli studenti. Il tutto accompagnato anche da un’ adeguata revisione dell’esame di maturità che, qualora la proposta sia accettata, dovrà tenere conto delle varie “personalizzazioni” curriculari.

La risoluzione approvata dal Senato contiene una serie di consigli per rivalutare il sistema scolastico italiano e dotarlo di una flessibilità necessaria affinchè esso diventi davvero l’attore principale nella formazione delle nuove generazioni. Non è detto che l’esecutivo accolga questi suggerimenti ma, il dato importante da constatare è la consapevolezza sopraggiunta riguardo a un problema da affrontare: per uscire dalla crisi socio- economica e costruire una realtà lavorativa migliore, capace di accogliere tutte le risorse umane, è essenziale partire da mattone fondamentale: l’istruzione.

 (di Giulia Cara)

Fonte immagine: www.corriereuniv.it

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