A Roma il 14° vertice mondiale dei Premi Nobel per la Pace

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Un percorso di educazione permanente è l’unica via per costruire un mondo migliore e una convivenza pacifica tra i popoli. È il messaggio principale lanciato dai Premi Nobel per la Pace riuniti a Roma per la 14ª edizione del “World Summit of Nobel Peace Laureates”.

Nei due giorni di lavori all’Auditorium Parco della Musica e nella giornata conclusiva in Campidoglio sono intervenute nove personalità e dodici rappresentanti di organizzazioni internazionali a cui è stato conferito il prestigioso riconoscimento.

Peace. Living it! In honor of Nelson Mandela è il titolo scelto per l’edizione 2014, spostata a Roma, dopo la negazione del visto al Dalai Lama per il vertice previsto a Città del Capo, in Sud Africa.

Dal 12 al 14 dicembre, i Nobel hanno partecipato a sei sessioni di discussione, intervenendo anche ai workshop pomeridiani del programma dei giovani, con l’obiettivo di diffondere un messaggio di speranza per le società in conflitto in tutto il mondo.

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L’apertura dei lavori è stata affidata al sindaco di Roma, Ignazio Marino, che ha ricordato il discorso pronunciato da Nelson Mandela a Pretoria nel 1994, il premio Nobel sudafricano simbolo della lotta all’apartheid, cui è stato dedicato il meeting a un anno dalla scomparsa. Il co-presidente del Summit, Walter Veltroni, ha sottolineato l’importanza per Roma, città che ricorda le ferite dei bombardamenti, di ospitare un evento per la pace, dedicando un pensiero alla tragica uccisione dei 43 studenti messicani. Sulle note del brano Ordinary Love degli U2, che risuona tra una sessione e l’altra in programma all’Auditorium, i Nobel per la Pace hanno fatto il loro ingresso nella Sala Sinopoli, dibattendo di democrazia in Sud Africa e delle minacce allo sviluppo sostenibile.

Il sindaco di Città del Capo, Patricia de Lille, ha chiesto scusa al Dalai Lama, Tenzin Gyatso XIV, l’ospite più atteso del vertice, per il “terribile comportamento” del suo Paese, mentre Maired Maguire e l’ex primo ministro dell’Irlanda del Nord, William David Trimble, che si sono battuti a favore della pace nel conflitto nordirlandese, hanno posto l’attenzione rispettivamente sulla necessità dell’antimilitarismo da parte dell’ONU e sullo smantellamento del programma nucleare, come fece Mandela in Sud Africa. “Dalla giusta indignazione all’azione” è il messaggio di Jody Williams, fondatrice della Campagna Internazionale per la messa al Bando delle Mine Antiuomo, che ha sottolineato l’importanza dell’attivismo per cambiare il mondo, monito condiviso anche da Amnesty International, insignita del premio nel 1995. I diritti umani e lo sforzo per la pace sono stati al centro dell’intervento di Leymah Gbowee, che ha raccontato con fervore e umorismo la lotta nonviolenta delle donne contro la guerra civile in Liberia.

Nel secondo panel dedicato allo sviluppo sostenibile ha preso la parola il Dalai Lama, che ha invitato a perseguire uno sviluppo sostenibile partendo da un “cambiamento mentale” che metta al primo posto l’istruzione. Per raggiungere la pace, ha aggiunto, inoltre, il capo spirituale dei buddisti, bisogna dominare emozioni come la paura e la sfiducia. Dopo l’intervento del presidente del Timor Est, José Ramos-Horta sull’esperienza nonviolenta del movimento indipendentista di cui è stato il leader, a parlare dei fatti dello Yemen è stata Tawakkol Karman, che ha evidenziato la mancanza di parità di diritti tra uomini e donne, sollecitando la comunità internazionale a intervenire. Horta ha anche dichiarato che “il conflitto siriano è stato sottovalutato” e si ricomporrà solo per “sfinimento” tra fazioni opposte. Una lettura preoccupante, al pari di quella fatta dall’Organizzazione Internazionale dei Lavoratori (ILO), a proposito delle differenze di reddito e della disoccupazione giovanile nel mondo. Al termine della giornata è stata consegnata la medaglia per l’attivismo sociale a Tareke Brhanepresidente del Comitato 3 Ottobre, che nel dedicare il premio “alle vittime del mare” ha fatto un appello a “proteggere le persone, non i confini”.

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“Vivere la pace, fermare la violenza di genere e sessuale” è il tema della terza sessione, che ha aperto i lavori della seconda giornata. Jody Williams ha ricondotto la violenza, in particolare i femminicidi, al potere detenuto dagli uomini; Tawakkol Karman ha raccontato come dalla “rivoluzione pacifica” dello Yemen del settembre 2011 si sia arrivati al terrorismo dell’Isis e alla corsa agli armamenti nucleari, incoraggiata da stati come l’Iran, che interferiscono negli affari del paese yemenita. Un intervento forte, che toccato la sensibilità dell’iraniana Shirin Ebadi che, commossa, ha chiesto scusa alla “cara amica yemenita”, abbracciandola sul palco tra l’ovazione dei presenti. Il gesto di pace tra le due donne è stato il momento più significativo di una giornata che ha ospitato dibattiti anche sulla riconciliazione delle comunità e sul ruolo degli organismi internazionali nella prevenzione dei conflitti.

Betty Williams ha sottolineato il contributo delle donne dell’Irlanda del Nord alla costruzione della pace e ha raccontato un aneddoto su un’anziana vedova, decisa a lottare contro l’interramento di scorie nucleari in Basilicata, nel luogo dove sorge la Città della Pace per i Bambini, esempio positivo di resistenza e riconciliazione. Sul palco, il fondatore del Children’s Peace Prize ha sottolineato il contributo dei bambini al cambiamento, mostrando un video dei premiati dal 2005, fino alla consegna del riconoscimento a Malala Yousafzai nel 2013, che ha appena ricevuto il Nobel per la Pace 2014 per la sua battaglia al diritto all’istruzione. Disarmo nucleare, robot killer e sistemi d’arma autonomi, proibizione di armi chimiche e mine anti-uomo, sono i temi affrontati da alcuni rappresentanti delle organizzazioni internazionali, che hanno confermato l’impegno per la Campagna per il Disarmo Nucleare (ICAN), invitando la società civile, singoli e partenariati, a schierarsi per il disarmo. Il Dalai Lama in chiusura, rispondendo a due domande del pubblico, ha esortato i presenti a essere ottimisti, “ampliando la prospettiva” sui fatti che accadono nel mondo, rimarcando il valore della speranza e dell’amicizia, che porta alla fiducia e alla felicità.

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L’ultima giornata del Summit è stata ospitata in Campidoglio: in aula Giulio Cesare si è tenuta la sessione sullo sviluppo dell’Africa e sulle problematiche legate ai cambiamenti climatici, nella Sala della Protomoteca la conferenza stampa di chiusura. Dopo un minuto di silenzio per le vittime dell’ebola in Africa, la lettura di un messaggio di saluto di Michail Gorbaciov e Ban Ki-moon, il Dalai Lama è intervenuto sul divario tra ricchi e poveri anche nel continente africano, sottolineando che “il futuro dell’umanità è nella responsabilità morale di ciascuno” e auspicando “un mondo più compassionevole”; Betty Williams ha posto l’accento sulla piaga della malnutrizione, troppo spesso dimenticata dai media, mentre la liberiana Leymah Gbowee ha ammonito contro lo sfruttamento delle risorse ai danni degli stati africani, un messaggio indirizzato ai leader politici, come quello lanciato da Maired Maguire, che ha invitato Putin e Obama a dialogare per aiutare l’Africa.

Shirin Ebadi ha posto l’accento, ancora una volta, sul tema della corruzione, esortando le banche europee a non accogliere quei fondi, messaggio già lanciato il giorno prima in presenza dell’Alto Rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini. Ebadi, ha parlato della minaccia del terrorismo, invitando a trovare le vere radici del fondamentalismo nell’assenza di giustizia sociale. Altro tema molto sentito è quello delle problematiche ambientali che, se non risolte, saranno causa di conflitti, come ha spiegato Rajendra Kumar Pachauri, presidente del Panel intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC), lanciando l’allarme sulle emissioni di gas serra, responsabili dell’innalzamento del livello dei mari, dello spopolamento di territori e di vaste migrazioni.

Il momento più atteso della giornata è stato l’assegnazione del “Peace Summit Award 2014” al regista italiano Bernardo Bertolucci. Alla presenza del Dalai Lama e dal sindaco di Roma, Ignazio Marino, Bertolucci ha ringraziato per il riconoscimento ricevuto, citando tra le motivazioni del premio, il suo contributo “per rendere le città più vivibili, soprattutto per disabili”. Durante la conferenza stampa, ampio spazio è stato riservato al ruolo delle donne come protagoniste attive della società civile. Agli interventi delle donne premi Nobel, che hanno rivendicato la necessità di ruoli di potere per le donne, ha fatto seguito quello del Dalai Lama, che rivolgendosi con senso dell’umorismo a Leymah Gbowee, ha sottolineato la capacità della donna, più dell’uomo, di esprimere la compassione umana, anche perché in grado di vivere l’esperienza profonda della maternità. Sul mancato incontro con Papa Francesco, invece, il Dalai Lama ha risposto senza polemizzare, dicendo che la sua presenza può essere “fonte di guai”, mentre vicino a Piazza Venezia i buddisti della comunità Shugden lo contestavano tenendo in mano alcuni striscioni con la scritta “Falso Dalai Lama – Permetti la libertà di religione”. Il testimone passa da Roma ad Atlanta, che ospiterà l’incontro nel 2015. Il sindaco, Kasim Reed, emozionato per il compito che attende la città statunitense, si è detto pronto a interpellare i giovani leader per trovare le soluzioni migliori per mettere in contatto le nuove generazioni di attivisti e la saggezza dei premi Nobel per la Pace.

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Guarda la Galleria del 14° Summit mondiale dei Premi Nobel per la Pace – Roma, 12-14 Dicembre 2014

See the Gallery of the 14th World Summit of Nobel Peace Laureates – Rome, 12-14 December 2014

 (di Elena Angiargiu)

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