Amarcord: la storia della Virescit Boccaleone, dalla serie B persa per un soffio alla sparizione

virescitNel 1949 l’Italia dell’immediato dopoguerra si stava rimettendo in piedi gettando le basi per la rinascita economica culminata col celebre boom degli anni ’60. Nello stesso anno scompariva tragicamente il Grande Torino, forse la più forte squadra italiana di tutti i tempi; proprio in quel 1949, però, vedeva luce la seconda squadra di Bergamo, denominata Virescit Boccaleone, nome derivato da un oratorio dell’omonimo quartiere della città lombarda in cui nacque l’idea di fondare la compagine bergamasca.

La Virescit inizia a giocare nei campionati regionali dilettantistici, si affilia alla FIGC all’inizio degli anni settanta e scende in campo con la maglia viola e i calzoncini bianchi. A Bergamo seguono tutti l’Atalanta che alterna in serie A ottime prestazioni e retrocessioni spesso riabilitate da immediate risalite nella massima serie. La Virescit Boccaleone, viceversa, occupa solo qualche trafiletto sui giornali locali il lunedì mattina, giusto lo spazio del risultato finale della sua partita e la conseguente posizione di classifica. Sul finire degli anni settanta, la Virescit dà la svolta alla sua breve esistenza: lo storico presidente Mangili passa la mano e la società viene acquistata da Alessandro Ghisleni che eredita la squadra in Prima Categoria e in soli due anni la porta in serie D vincendo prima il campionato di Promozione e poi quello di Eccellenza. Ora sì che a Bergamo si inizia a guardare con occhi diversi, con curiosità e simpatia quel piccolo gruppo di ragazzi in maglia viola che in tempi brevissimi ha scalato le gerarchie dei campionati regionali. Un po’ di assestamento in serie D, poi, al termine della stagione 1983-84, arriva l’incredibile promozione in C2, raggiunta dopo lo spareggio vinto per 2-0 contro i corregionali del Seregno, squadra peraltro più esperta e blasonata.

Per la piccola ma gagliarda Virescit è festa grande, raggiungere il professionismo era un traguardo impensabile per una società nata in parrocchia e con ambizioni ed economie limitate, in più in una città come Bergamo dove il calcio si è sempre e solo chiamato Atalanta. L’obiettivo per la prima stagione fra i professionisti è chiaro: provare a salvarsi. La Virescit, però, sorprende ancora tutti, intraprende una lotta a tre con Trento ed Ospitaletto, e alla fine riesce a vincere il girone B sbalordendo l’intero panorama calcistico nazionale ed approdando in C1 a cinque anni dal primo affaccio in serie D. Grande protagonista dell’impresa è l’attaccante Fulvio Simonini, autore di ben 22 reti. E’ l’estate del 1985, il Verona ha vinto lo scudetto e sembra un miracolo, la Virescit Boccaleone, nel suo piccolo, imita gli scaligeri di Bagnoli e raggiunge la serie C1 dove si scontrerà con realtà di spessore e storia, quali Parma, Modena e Padova. Il primo anno in terza serie è ancora estremamente positivo: la matricola viola, infatti, arriva quinta in campionato e ottiene 16 vittorie, le stesse del Parma di Sacchi che vince il torneo; inoltre la Virescit diventa la miglior squadra lombarda della serie C, classificandosi davanti al Legnano e alle retrocesse Pavia e Varese. Il secondo anno in C1 è più tribolato e i viola si salvano per tre punti, ma ancora una volta sono i migliori della Lombardia in C1: le altre corregionali, Mantova e Legnano, infatti, finiscono fra le retrocesse. La Virescit ormai è una realtà consolidata e nella stagione 87-88 Bergamo vive un’annata da batticuore: l’Atalanta sfiora la finale di Coppa delle Coppe, la Virescit la promozione in serie B al termine di un torneo di altissimo livello grazie anche ai 10 gol di un certo Igor Protti, e chiuso al terzo posto ad un sol punto da Ancona e Monza che salgono fra i cadetti. Decisiva e clamorosa la sconfitta dei bergamaschi nell’ultimo turno di campionato in casa della Spal contro una squadra senza motivazioni ed a centro classifica e che demolisce gli avversari per 4-1 nello stesso momento in cui l’Ancona travolge il Livorno e il Monza vince di misura in casa del Derthona. E’ una sconfitta inspiegabile, derivata forse, come dirà un deluso tecnico Magistrelli,  dall’altissima posta in palio o da una rosa non amplissima che paga una stagione massacrante. Ma la speranza non è finita: la stagione 87-88, infatti, è quella delle riforme dei campionati: la serie A passerà da 16 a 18 squadre, la B da 18 a 20, e per effettuare tale rivoluzione è necessario aumentare le promozioni dalla C1 alla B, passando da 4 a 5. Le prime due classificate dei gironi salgono direttamente, le due terze disputeranno uno spareggio per decretare l’ultima promozione fra i cadetti.

E’ l’occasione della vita per la Virescit Boccaleone che domenica 12 giugno affronta allo stadio Curi di Perugia la Reggina, terza classificata nel girone B della C1 alle spalle di Licata e Cosenza e beffata sul filo di lana proprio come i viola bergamaschi. I favori del pronostico sono tutti dalla parte dei calabresi, guidati in panchina da Nevio Scala che sarà l’artefice del miracolo chiamato Parma dei primi anni novanta. A Perugia la Reggina porta con sè ventimila tifosi impazziti che aspettano il ritorno in serie B dopo 15 anni fra C1 e C2, mentre la Virescit arriva in Umbria con macchine e pullmann e 900 appassionati che dal rione Boccaleone (pieno nel frattempo di bandiere viola appese alle finestre) attraversano gli appennini per vivere un sogno. Fa caldo, si gioca di pomeriggio, sembra di essere allo stadio Granillo perchè i tifosi della Reggina cantano dall’inizio alla fine e non lasciano spazio ai cori dei pur festanti sostenitori lombardi. La squadra della Virescit, inoltre, fa fatica a raggiungere lo stadio perchè ad un km dall’impianto il pullmann viene bloccato da un cordone di tifosi calabresi che rendono lento e difficoltoso l’avvicinamento della comitiva viola al campo.

La gara non ha storia, la Reggina ne ha di più ed ha probabilmente una rosa migliore: segna subito Bagnato, nella ripresa raddoppia Catanese; la Reggina è in serie B, la Virescit torna a casa con la consapevolezza di aver perso un’occasione probabilmente irripetibile. La favola bergamasca tramonta forse più rapidamente di come era nata: scottata dalla mancata promozione, infatti, l’anno successivo la squadra viola (che nel frattempo cambia denominazione diventando Virescit Bergamo) retrocede in C2 per un punto a causa della fatale sconfitta di Mantova nell’ultimo turno di campionato. Dopo due salvezze senza infamia e senza lode, infine, la Virescit scende in serie D nel 1992, tenta il ritorno immediato ma viene beffata dal Cittadella che sale in C2 per soli due punti. E al termine di quel campionato la Virescit chiude i battenti, cede il titolo sportivo all’Alzano (squadra di Alzano Lombardo, città natale di Beppe Signori) e lascia attivo solo il settore giovanile. Curioso come il neonato Alzano Virescit, al termine della stagione 98-99 e dopo una scalata dalle serie minori che ricorda molto quella dell’antenata Virescit Boccaleone, raggiunga quella serie B solo sfiorata nove anni prima dal vecchio club. L’Alzano e le sue maglie bianconere a scacchi conosceranno il torneo cadetto per soli 365 giorni, poi andranno incontro ad una discesa altrettanto simile a quella dei viola che li porterà a stazionare fra serie D ed Eccellenza. Forse è il destino del nome Virescit, forse era scritto che dovesse andare così.

(di Marco Milan)

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