Obiettivo LIS, protesta in favore della Lingua dei Segni Italiana

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L’Ente Nazionale Sordi, il 20 novembre, è sceso in piazza a Roma per chiedere, ancora una volta, il riconoscimento ufficiale della Lingua Italiana dei Segni (LIS), utilizzata prevalentemente dalle persone non udenti, per favorire all’accesso all’informazione e alla comunicazione della comunità dei sordi e dei sordo-ciechi a garanzia di un’effettiva inclusione sociale nella società.

Dopo lo sciopero della fame intrapreso dal presidente dell’Ente Nazionale Sordi (ENS), Giuseppe Petrucci l’11 novembre e la proclamazione dello stato di agitazione con presidi davanti a Montecitorio, ha preso il via la dieci giorni di mobilitazione organizzata dal “Comitato Obiettivo LIS” per accelerare il percorso delle proposte di legge ferme in Parlamento. Con la spinta di “un movimento di protesta strutturato ed organizzato a livello nazionale”, circa 7.000 persone sorde e udenti hanno partecipato alla manifestazione, secondo gli organizzatori, sfilando da Piazza della Repubblica fino a Piazza SS. Apostoli. Guanti bianchi per sottolineare l’importanza delle mani nella LIS, magliette e striscioni con la scritta “Obiettivo LIS”, interventi sul palco e tra i manifestanti, tradotti simultaneamente nella lingua dei segni da numerosi interpreti presenti al corteo.

La Lingua dei Segni in Europa – A livello europeo, le lingue dei segni hanno trovato tutela e riconoscimento fin dagli anni Ottanta.  Dopo la Commissione al Consiglio del 4 novembre 1981 e la risoluzione del Consiglio del 21 dicembre dello stesso anno, sull’integrazione sociale dei minorati, la risoluzione del Parlamento europeo del 13 novembre 1985 sull’Europa dei cittadini, come si legge sul dossier della Camera dei Deputati, la prima Risoluzione del Parlamento Europeo sulla Lingua dei Segni è stata adottata il 17 giugno 1988. Fin da allora, si prevedeva il riconoscimento e l’utilizzo della lingua dei segni in ogni Stato Membro, ribadendone l’importanza dell’interpretariato e dell’insegnamento. Un’altra tappa importante verso il pieno riconoscimento è la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, fatta a New York il 13 dicembre 2006, che all’articolo 21 disciplina, in particolare, la libertà di espressione, opinione e accesso all’informazione. Diritti inclusi anche nella Strategia europea sulla disabilità 2010 – 2020, incentrata sull’eliminazione delle barriere in otto ambiti d’azione principali: l’accessibilità, la partecipazione, l’uguaglianza, l’occupazione, l’istruzione e la formazione, la protezione sociale, la salute e le azioni esterne. L’ultimo in ordine di tempo è il progetto pilota sulle lingue dei segni lanciato dalla Commissione europea nel 2013, volto a migliorare la comunicazione tra le istituzioni europee e le persone non udenti o con difficoltà uditive.

L’iter legislativo in Italia – Il nostro Paese è l’unico, insieme a Malta e al Lussemburgo, a non aver ancora riconosciuto la lingua dei segni, come ha sottolineato più volte il presidente dell’ENS nei giorni della mobilitazione. Sebbene solo in quattro Paesi dell’Ue – Austria, Finlandia, Portogallo e Ungheria – la lingua dei segni sia riconosciuta dalla Costituzione, la quasi totalità l’ha inserita in leggi o regolamenti. Come ribadisce l’Unione Europea dei Sordi (EUD), nonostante l’Italia abbia ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità nel 2009 (Legge 3 marzo 2009, n.18) e tale Convenzione, agli articoli 21 e 30, dichiari che le misure di protezione, tra cui il riconoscimento delle lingue dei segni, devono essere assicurate e riconosciute dalla legge, l’iter normativo verso il riconoscimento legislativo è fermo alla Camera dal 2011 dopo l’approvazione al Senato. Da allora, l’AC 4207, “Disposizioni per la promozione della piena partecipazione delle persone sorde alla vita collettiva e riconoscimento della lingua dei segni italiana”, giace nella XII Commissione Affari Sociali della Camera.

Il disegno di legge, nell’ambito delle finalità della legge 5 febbraio 1992, n. 104 “Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate” e dei principi costituzionali sanciti dagli articoli 3 e 6 della Costituzione, che tutelano l’uguaglianza e le minoranze linguistiche, non è il solo a essere approdato in Parlamento. Tra questi, il disegno di legge n. 1151 presentato al Senato, sotto la spinta propulsiva dell’ENS, “Disposizioni per la rimozione delle barriere della comunicazione, per il riconoscimento della lingua dei segni italiana (LIS) e della LIS tattile, nonché per la promozione dell’inclusione sociale delle persone sorde, sordo-cieche e con disabilità uditiva in genere”, ispirato al principio della libertà di scelta. Libertà e riconoscimento ufficiale di una comunicazione e di un accesso alle informazioni che la comunità dei sordi continua a rivendicare, dopo le tante promesse per ora disattese, nel pieno rispetto della loro autonomia e identità.

di Elena Angiargiu

Fonte immagine: http://www.ens.it/2014-11-11-15-11-03/20-novembre-2014-g-grande-manifestazione-lis

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