Tennis. Roger Federer: campione senza tempo

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Federer- Shanghai 2014
Federer- Shanghai 2014

Roger Federer, classe 1981, da stamattina nuovamente numero 2 del mondo. La mattina dopo il successo dell’elvetico nel master 1000 di Shanghai, arrivata con un doppio 7-6 ai danni di un volenteroso Gilles Simon, le considerazioni su Roger Federer non possono essere le stesse fatte nel corso di questi 10 anni.

Un fenomeno, che negli anni ha dominato, vinto, stravinto, è caduto, ha perso e si rialzato, vinto di nuovo, caduto ancora proprio lo scorso anno, e che rappresenta in tutto e per tutto il tennis mondiale. Nessuno prima d’ora, e nessuno come Roger Federer in futuro, rappresenterà il binomio uomo-tennis come riuscito a lui. Il suo tennis, l’aver vissuto la sua era, va ben  oltre “l’esperienza religiosa” che noi tutti compiamo da tempo potendo ammirare. Lo svizzero rappresenta l’uomo fatto apposta per giocare a tennis, l’uomo capace di andare oltre i suoi limiti, restando lì, anno dopo anno, nonostante tutto e nonostante avversari, sempre più forti, sempre più muscolosi e più potenti.

Per un tempo si è detto che la grandezza di Federer fosse stata sospinta dalla penuria di veri talenti negli anni della sua ascesa. Federer si trova, invece, adesso, in un periodo decisamente affollato di potenziale, numero due del mondo. A 33 anni compiuti chiuderà ancora una volta la stagione con più di 60 partite vinte, con quattro titoli vinti e con bene nove finali disputate. Un paio di rimpianti, è vero,  Montecarlo (che insieme a Roma e dopo la vittoria di Shanghai è uno dei due mille che gli mancano) e sopratutto la sua finale a Wimbledon. Una stagione nuovamente da Federer, nonostante l’età. Appunto un età, che se da un lato toglie, dall’altro sicuramente dà. Ecco quindi che con la saggezza del 33enne Roger Federer è stato capace di reinventarsi, di accettare il cambio racchetta, di rimettersi in gioco con un nuovo coach e sopratutto modificando qua e là il suo gioco (che lo aveva condotto comunque dritto dritto nell’Olimpo assoluto).

La grandezza del Federer giocatore e del Federer uomo è proprio in tutto questo. All’età in cui un tennista comincia a pensare soltanto a qualche torneo o direttamente al ritiro, lui ha deciso di riprendersi tutto. L’essere campioni è un mix: talento e continuità. E nessuno più di Roger Federer rappresenta la continuità, la ferma volontà di essere sempre sul pezzo. C’è stato qualche passaggio a vuoto, qualche anno più duro, qualche anno in cui la pubblica piazza aveva già sentenziato il suo prossimo ritiro. Lui sotto i baffi rideva e pensava a Rio, per tanti erano soltanto frasi di circostanza per far felici sponsor e tifosi. Invece aveva visto lontano Roger Federer, aveva visto che il 2014 sarebbe stato l’anno dell’ennesima rinascita, oppure semplicemente un altro anno in cui il Re non avrebbe abdicato: si è preso un paio di mille (Cincinnati e appunto per la prima volta Shanghai) e giocherà la finale di Coppa Davis (finalmente). Non si è ripreso Wimbledon, o uno slam, ma forse ha fatto qualcosa di più: è tornato ad instaurare una dittatura psicologica, quella paura negli altri giocatori di capitare nel quarto di Federer e, sicuramente involontariamente, si è lasciato ancora qualche sfizio da togliersi nel 2015.

(di Cristiano Checchi) 

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