Brasile 2014. Tanto cuore e poco spettacolo. Il Brasile è in semifinale, ma con la Germania sarà durissima

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Scolaridi Marco Milan

Era l’obiettivo minimo ed è stato centrato. Il Brasile ha raggiunto la semifinale del campionato del mondo dove se la vedrà con la Germania nella riedizione della finalissima iridata di Tokyo del 2002. Ma quanta fatica per i verdeoro di Scolari, partiti in pole position nell’ipotetica griglia di partenza del torneo e costretta invece a sudarsi ogni partita, ottendendo tanti risultati e pochi consensi.

Che non fosse il Brasile migliore di sempre lo si sapeva già: due sole stelle assolute, Thiago Silva e Neymar; qualche campione dal passato ruggente ma dal presente col punto interrogativo (Julio Cesar, Maicon, Fred), molti gregari (L. Gustavo, Fernandinho, più i vari Jo e Bernard) ed un paio di uniche certezze: una delle migliori coppie centrali di difensori della rassegna iridata (David Luiz-Thiago Silva), un attacco completamente appoggiato su Neymar, vista l’assenza di un centravanti di razza. Nessun Careca o Romario, nè tantomeno un Ronaldo. Si dirà che anche nel 1970 o nel 1982 la nazionale carioca non vantava un numero 9 di livello assoluto, già, ma la stratosferica formazione dei 5 fantasisti vista in Messico e quella dall’immensa qualità ammirata in Spagna potevano anche considerarlo un dettaglio insignificante, ma questa volta la mancanza di un bomber si sta rivelando più problematica, poichè non compensata dal talento nel ruolo nevralgico del campo, la linea mediana. La vittoria contro la Croazia all’esordio è stata a dir poco fortunosa, il pari nella seconda gara col Messico può essere spiegato solo in parte con le prodezze del portiere avversario Ochoa, in evidente serata di grazia. Così come la roboante vittoria sul disastrato e disastroso Camerun non ha rallegrato più di tanto i sostenitori verdeoro, considerando l’inconsistenza degli avversari. Col Cile, poi, agli ottavi di finale, il Brasile ha sudato freddo, schiacciato nella propria metà campo dai cileni negli ultimi venti minuti di gara, salvato poi dalla clamorosa traversa di Pinilla ad un soffio dai rigori che hanno poi, come spesso accaduto ai mondiali, sorriso ai brasiliani. La vittoria nei quarti contro la Colombia è stata probabilmente la miglior prestazione degli uomini di Scolari, con un Thiago Silva sontuoso ed un David Luiz attentissimo, peraltro entrambi mattatori del 2-1 che ha eliminato i colombiani. Qualche sofferenza nel finale c’è stata, anche se il Brasile mai come questa volta ha dato dimostrazione di essere meno teso ed impaurito rispetto alle prime quattro uscite mondiali davanti all’innamoratissimo pubblico di casa.

Ma dalla sfida alla Colombia esce un Brasile ridimensionato negli uomini in vista dello scontro contro la Germania di martedì sera: Neymar è stato attaccato alle spalle dal napoletano Zuniga ed è uscito con la grave frattura alle vertebre che ha posto fine alla sua presenza in questi mondiali. Una perdita terribile che va a sommarsi all’assenza di Thiago Silva che contro i tedeschi non ci sarà a causa della squalifica rimediata dopo le due ammonizioni nelle gare contro Cile e Colombia. Senza spunti in attacco dell’attaccante del Barcellona e senza la personalità e la sapiente guida della difesa del capitano di Brasile e Paris Saint Germain, Scolari dovrà inventarsi una formazione tutta nuova per fronteggiare la granitica nazionale teutonica. Uno fra Willian (favorito) e Jo sostituirà Neymar, mentre Dante rimpiazzerà Thiago Silva. L’unico vantaggio tecnico tattico potrebbe derivare dal fatto che Dante gioca nel Bayern Monaco e conosce forse meglio di altri pregi e difetti di Mueller e compagni. Sembra una consolazione insignificante, eppure il Brasile, se vuol raggiungere la finale di Rio di domenica prossima, deve tentare di mettere una pezza laddove infortuni e squalifiche hanno creato falle e crepe nella già traballante struttura in maglia gialla. La Germania è tosta, determinata, stufa di arrivare sempre fino in fondo e non raccogliere niente. I tedeschi non vincono i mondiali dall’edizione italiana del 1990, mentre l’ultimo trionfo è datato Europei del 1996 nella vittoriosa spedizione in terra inglese. Poi un periodo grigio, quindi la rifondazione di un intero movimento con due finali perse (Mondiali 2002 ed Europei 2008) e tante semifinali gettate alle ortiche per un’inezia.

Forse per il Brasile, apparso in grande difficoltà mentale tanto da rendere necessario il supporto di una psicologa che riuscisse a rendere più gestibile la pressione data dall’evento organizzato in casa, la fortuna potrebbe essere proprio l’affrontare la semifinale da sfavorito, alleggerendo il peso di una sfida da vincere a tutti i costi; in fondo il Brasile è fra le prime quattro del mondo, il risultato minimo l’ha già ottenuto. Giocarsi la semifinale con l’ago della bilancia leggermente pendente verso Berlino, potrebbe essere la svolta per giocare con più serenità. Resta una sfida complicata, la Germania sente la paura brasiliana e prova ad approfittarne, prova a diventare la prima nazionale europea a trionfare in Sud America dopo aver sfiorato l’impresa nel 1986 quando si inchinò all’Argentina di Maradona; ma il Brasile, dopo l’epilogo drammatico del 1950, ha tutte le intenzioni di agguantare la sesta coppa del mondo della sua storia proprio in casa, ma per farlo dovrà giocare (e vincere) la partita perfetta, di testa, di cuore e di gambe. Per lo spettacolo è probabile che si passi la mano anche stavolta.

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