Bergoglio, il Papa che piace (anche troppo)

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bergogliodi Pierfrancesco Demilito

“Io non entro in una chiesa da un sacco di tempo ma questo Papa mi piace, Bergoglio è un’altra cosa!” Sono sicuro che pochi di voi possono dire di non aver sentito almeno una volta pronunciare questa frase. Ma allora chi è questo Papa che piace a così tanti?

La prima caratteristica del pontefice, succeduto al dimissionario Ratzinger, è proprio questa: piacere. Bergoglio piace a tutti: grandi e piccini, credenti e non, ricchi e poveri. La tal cosa mi preoccupa un po’, perché quello che mi è sembrato di capire in questi mesi è che al Papa “venuto dalla fine del mondo” piace piacere. E per ottenere gradimento rasenta il populismo e non è certo un caso se Beppe Grillo (uno che di populismo se ne intende) poco dopo la fumata bianca lo definì il primo Papa grillino.

E prima ancora che all’opinione pubblica, questo Papa piace agli opinion makers, ai giornalisti, anche a quelli ultralaici come Scalfari. La stampa italiana è follemente innamorata di Bergoglio e non perde occasione per incensare le sue immense doti di comunicatore e innovatore. Ma così si rischia di offrire un racconto distorto di questo papato e Papa Francesco non contribuisce particolarmente ad evitare che questa distorsione prenda il sopravvento. Continua ripetutamente a cercare il gradimento, ma così facendo rischia di trasformarsi in un pastore che, per piacere alle sue pecore, le lascia libere.

Facciamo qualche esempio. Lo scorso anno, nel pieno dell’emergenza sbarchi, Bergoglio si recò a Lampedusa. Dall’isola tuonò contro il disinteresse della collettività e dei potenti nei confronti della tragedia in corso nel Mediterraneo. Le parole contro l’Europa piacquero molto a chi considerava nociva l’indifferenza di Bruxelles, quelle contro l’indifferenza della collettività piacquero a chi sottolineava una certa ipocrisia dei tanti credenti e praticanti italiani che guardavano in cagnesco i migranti giunti sulle nostre coste sui barconi, pur andando a messa ogni domenica. Piacque a tutti e i giornali titolarono: “Bergoglio tocca il cuore dei cattolici”.Ora, a distanza di dodici mesi, tutto è rimasto invariato e tanti tra quei fedeli continuano a provare insofferenza verso i migranti che nel corso del tempo, nell’opinione pubblica, sono diventati anche untori, portatori di epidemie di scabbia e tubercolosi. Bergoglio sulla vicenda migranti ha raccolto consenso ma non è riuscito ad essere incisivo. Insomma, Bergoglio piace ma non punge.

Uno dei temi fortemente cavalcati da Bergoglio è stato fin da subito quello di una Chiesa povera, con la scelta di rinunciare alla casa papale in favore di una più modesta residenza a Santa Marta e l’annuncio della radicale riforma dello Ior. A inizio papato si parlò addirittura della volontà del pontefice di chiudere la Banca Pontificia, ipotesi che fece passare Bergoglio come un vero rivoluzionario. Ma alla fine tanto tuonò che non piovve.

Durante una delle sue prime omelie a Santa Marta Bergoglio disse infatti: “San Pietro non aveva una banca”. E giù con nuovi titoli strillati sui giornali e nuovo consenso nell’opinione pubblica.

A indicare le linee guida della nuova banca sarà la Commissione referente sui dicasteri economici della Santa Sede, commissione nella quale Bergoglio ha voluto la trentenne Francesca Chaouqui. A far guadagnare applausi a Bergoglio, in questo caso, è la scelta di assegnare ad una donna così giovane un ruolo così importante.“Papa Francesco ha fiducia nei giovani, valorizza i giovani e con loro cambierà la Chiesa” dicevano i fedeli dopo la nomina della Chaouqui. Ma ci sono trentenni e trentenni. La Chaouqui non è una trentenne qualunque: vicina ad Enrico Letta e al suo think tank “Vedrò”, ma vicina anche all’Opus Dei e al cardinale Comastri (secondo alcuni il suo testimonial).

A distanza di quasi un anno dopo, però, la radicale riforma dello Ior stenta a palesarsi e il Papa in un comunicato – molto meno pubblicizzato della dichiarazione/battuta su San Pietro – ha sottolineato la sua volontà di voler riaffermare “l’importanza della missione dello Ior per il bene della Chiesa cattolica”. La Banca vaticana dunque – si legge nel comunicato – “continuerà a servire con attenzione e a fornire servizi finanziari specializzati alla Chiesa cattolica in tutto il mondo”.

La Chaouqui, invece, in questi dodici mesi più che per le innovazioni portate nella banca vaticana è diventata famosa per un rinfresco organizzato, sulla terrazza della Prefettura degli affari economici della Santa Sede, nel giorno della canonizzazione dei due Papi (Wojtyla e Roncalli). Un rinfresco servito a soli Vip, con esclusiva vista sulla Piazza, mentre centinaia di migliaia di fedeli si accalcavano lungo Via della Conciliazione. Insomma, la Chaouqui non sembrerebbe muoversi propriamente nel solco francescano tanto evocato dal pontefice.

In tanti ritengono che Bergolgio innoverà anche sul tema delle aperture al mondo omosessuale, ipotesi alimentata principalmente da un episodio avvenuto nel luglio dello scorso anno, durante il volo del Papa tra Roma e Rio de Janeiro. In quell’occasione Bergoglio, rispondendo a una domanda dei cronisti al seguito, disse: “chi sono io per giudicare un omosessuale?”, una frase che ha aperto un considerevole credito in una fetta della società attenta all’ammodernamento della Chiesa. Una frase trasmessa in loop da tutte le tv. Nell’aprile di quest’anno, invece, meno clamore ha guadagnato la frase pronunciata dallo stesso Bergoglio durante il suo discorso alla delegazione dell’Ufficio Internazionale Cattolico dell’Infanzia: “occorre ribadire il diritto dei bambini a crescere in una famiglia, con un papà e una mamma capaci di creare un ambiente idoneo al suo sviluppo e alla sua maturazione affettiva. Continuando a maturare nella relazione, nel confronto con ciò che è la mascolinità e la femminilità di un padre e di una madre, e così preparando la maturità affettiva. Ciò comporta al tempo stesso sostenere il diritto dei genitori all’educazione morale e religiosa dei propri figli. E a questo proposito vorrei manifestare il mio rifiuto per ogni tipo di sperimentazione educativa con i bambini. Con i bambini e i giovani non si può sperimentare. Non sono cavie da laboratorio! Gli orrori della manipolazione educativa che abbiamo vissuto nelle grandi dittature genocide del secolo XX non sono spariti; conservano la loro attualità sotto vesti diverse e proposte che, con pretesa di modernità, spingono i bambini e i giovani a camminare sulla strada dittatoriale del pensiero unico”.

Bergoglio, insomma, a seconda dell’uditorio pesa le parole. Ad ognuno dice quello che vuole sentire. Ecco perché piace. Ma da un Papa, da un guida, da un pastore, immaginiamo che un credente debba sentire ciò che è necessario ascoltare, non semplicemente quello che vuole ascoltare. Questo vuol dire guidare.

Dunque anche la Chiesa, così come le istituzioni a spese dei cittadini, sembrerebbe aver rinunciato al ruolo di guida della comunità credente, in favore di un maggiore consenso, di una tacita benevolenza della società, di una sorta di populismo della fede. Ad una guida reale s’è preferito un ottimo comunicatore.

Allora in questo senso più di Bergoglio (e di Wojtyla) è stata guida Ratzinger, che nell’anno del cinquantenario del Concilio Vaticano II, poco prima delle sue dimissioni, non ebbe paura di dire che allora: “c’era il Concilio dei Padri – il vero Concilio –, ma c’era anche il Concilio dei media. Era quasi un Concilio a sé, e il mondo ha percepito il Concilio tramite questi, tramite i media.Quindi il Concilio immediatamente efficiente arrivato al popolo è stato quello dei media, non quello dei Padri. E mentre il Concilio dei Padri si realizzava all’interno della fede, ed era un Concilio della fede che cerca l’’intellectus’, che cerca di comprendersi e cerca di comprendere i segni di Dio in quel momento, che cerca di rispondere alla sfida di Dio in quel momento e di trovare nella Parola di Dio la parola per oggi e domani, mentre tutto il Concilio – come ho detto – si muoveva all’interno della fede, come ‘fides quaerens intellectum’, il Concilio dei giornalisti non si è realizzato, naturalmente, all’interno della fede, ma all’interno delle categorie dei media di oggi, cioè fuori dalla fede, con un’ermeneutica diversa”.

D’altronde, come profeticamente osservò Vittorio Messori poco dopo l’elezione al soglio pontificio di Ratzinger, quello era “un papato da ascoltare e da leggere, piuttosto che da vedere”.

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2 thoughts on “Bergoglio, il Papa che piace (anche troppo)

  1. Caro Demilito,
    parlare di Chiesa Cattolica è complicatissimo, perché i meccanismi interni, il linguaggio, i punti di riferimento, sono lontani anni luce dalla semplificazione che i media tendono a fare di qualunque concetto invece complesso. Proprio come diceva il Ratzinger che lei cita.
    Lasciando da parte l’attico di Bertone e le feste in terrazza della Chaouqui, ovviamente e evidentemente non in linea con lo stile di Bergoglio (è il Papa poco incisivo, o sono gli altri menefreghisti?lo stesso dicasi per l’immigrazione), mi pare più interessante commentare due sue affermazioni. Anzitutto questa: “Continua ripetutamente a cercare il gradimento, ma così facendo rischia di trasformarsi in un pastore che, per piacere alle sue pecore, le lascia libere”.
    Non credo che il Papa continui a cercare il gradimento, non foss’altro perché ampi settori di fedeli non lo apprezzano per nulla, perché mette in discussione posizioni farisaiche, che da secoli tranquillizzano chi paga le decime e osserva certi precetti, scordandosi di amare. Il Papa non lascia libere le pecore per piacere loro, ma perché Dio ha creato l’uomo libero, Cristo lo ha salvato libero e lo Spirito Santo lo assiste libero, nella vita di questo mondo. Liberissimi di non crederlo, ma questa è la fede della Chiesa e, scrivendone, bisogna tenerne conto. La totale libertà dell’uomo, che risponde alla propria coscienza davanti a Dio, non è uno dei cavalli di battaglia di Santa Romana Chiesa, che per prudenza l’ha sempre tenuta un po’in sordina, ma è una verità incontrovertibile, ribadita con forza dal Concilio Vaticano II (quello dei vescovi, non quello dei media). Cristo stesso lascia i propri apostoli liberi di abbandonarlo e di tradirlo, liberi di credere o non credere, di amare o non amare, lui che pure “li amò fino alla fine”. Per cui, se Bergoglio lascia le sue pecore libere, non fa altro che fare come Cristo fece. E non sbaglia. Ma Cristo non disse: fate come vi pare. Propose, invece, se stesso come modello da seguire. E qui viene il secondo punto. Il Papa ha detto: “Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà chi sono io per giudicare?”. Lei trova contraddittoria questa affermazione con quanto detto circa l’educazione dei bambini ai delegati dell’Ufficio Internazionale Cattolico dell’Infanzia. In cosa sarebbe contraddittorio? Il Papa dice che una persona omosessuale di buona volontà non è da condannare (in questo senso è da intendersi “giudicare”). Tuttavia, non si può non ribadire qual è il pensiero della Chiesa circa il diritto naturale, la famiglia, l’educazione dell’infanzia e – proprio in ossequio alla libertà, che è condizione essenziale e originaria dell’uomo – il pensiero unico, che oggi i media tentano di proporre, nella speranza di annullare definitivamente ogni facoltà critica del nostro povero cervello. Non c’è contraddizione alcuna, caro Demilito, tra il Papa che non giudica i gay e quello che ribadisce che i bambini hanno diritto di crescere con un padre e una madre. (Altri credono, invece, come la nostra Corte Costituzionale, che il diritto prevalente sia quello dell’adulto che vuole avere un figlio, a prescindere da padre e madre. I quali, ancorché strettamente necessari, sono degradati al rango di fornitori di gameti. Ma questo è tutt’altro argomento).
    Tanto è vero che, proprio alla faccia del pensiero unico, nello stesso variegato mondo LGBT non tutti sono disposti a negare la legge naturale in favore della teoria di genere, che pure piace tanto ai politici e non può piacere, evidentemente, alla Chiesa Cattolica.
    Senza arrivare agli eccessi ridicoli di Giovanardi, il Papa ama, accoglie e annuncia la verità del Vangelo. Che non può piacere a tutti, ma nemmeno a tutti dispiacere.

    1. Caro Petiti,
      Come prima cosa voglio ringraziarla per il lungo commento che ha dedicato al mio articoletto. Rispetto alla sua posizione conservo delle divergenze, ma per il tempo che ha dedicato prima alla lettura dell’articolo e poi alla stesura del lungo commento merita un mio ringraziamento.
      Non entro nel merito del suo discorso dedicato alla libertà concessa dalla Chiese ai credenti perchè, avendo compreso le su obiezioni, non voglio annoiarla con le mie considerazioni.
      Della seconda parte del suo commento ci tengo, invece, a smentire con forza una sua frase: “Lei trova contraddittoria questa affermazione con quanto detto circa l’educazione dei bambini ai delegati dell’Ufficio Internazionale Cattolico dell’Infanzia”. Affatto. Io non parlo di contraddizioni, io parlo di opportunità. Bergoglio in quell’occasione non dice “chi sono io per giudicare”, giudica perchè quei delegati si aspettano che lui giudichi.
      Le mi dirà: “Il Papa ha detto due frasi giuste e condivisibili, che importa l’ordine? che importa dove e a chi le ha dette? restano frasi giuste”.
      E qui vorrei sottolinearle la sottotraccia del mio articolo: le colpe dei media. Che decidono di condividere con l’opinione pubblica solo le frasi ad effetto di Bergoglio e non quelle piene di sostanza. Travisando spesso il messaggio che il Papa vuole trasmettere. In questo senso Bergoglio può fare di più!

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