Brasile 2014. L’Italia chiude a testa bassa e Prandelli passa la mano

prandelli 2 di Cristiano Checchi 

Finisce il sogno mondiale dell’Italia, e finisce forse nel modo peggiore che ci poteva essere. È bastato un gol di Godin in una brutta partita a farci fuori. L’Uruguay ringrazia la totale rinuncia della squadra azzurra di provare a fare gioco e vola agli ottavi di finale, che sembravano soltanto un sogno dopo la sconfitta all’esordio contro la Costa Rica.

Il disastro azzurro si è materializzato lentamente ma inesorabilmente e l’espulsione di Marchisio a inizio secondo tempo ha rappresentato soltanto l’inizio della fine. Tra i dubbi e i problemi interni allo spogliatoio, Prandelli alla fine aveva scelto il blocco Juventus. Buffon tra i pali, difesa a tre con Chiellini, Barzagli e Bonucci, Pirlo, Marchisio e Verratti a centrocampo con esterni Darmian e De Sciglio, davanti l’inamovibile Mario Balotelli più, a furor di popolo, il capocannoniere della Serie A, Ciro Immobile. Dall’altra parte l’Uruguay era più o meno lo stesso della sfida con gli inglesi, con il duo Suarez e Cavani davanti a spaventare. Nonostante questi nomi, però, la sfida è stata incentrata sullo scontro e sulla fisicità. Ma dopo i 90, illusori, minuti contro l’Inghilterra, l’Italia si è sciolta come neve al sole minuto dopo minuto. La condizione fisica non c’è, l’unico in partita è Marco Verratti (che poi non faceva parte dei piani iniziali del Ct), Balotelli, quello che dovrebbe poter risolvere la partita da un momento all’altro, tocca 3 palloni e ne sbaglia 2. Immobile è volenteroso e poco altro. Se giocano male quasi tutti i giocatori, stessa cosa fa la terna arbitrale. Tutto accade nel secondo tempo: manca un rigore a Cavani, per poi toccare il fondo con un rosso inventato a Marchisio e per la mancata sanzione al folle gesto di Suarez che ha morso, per la terza volta in carriera, un avversario, nella fattispecie Chiellini.

Il gol della definitiva beffa è di Godin e arriva, meritatamente, dopo un miracolo di Buffon su Suarez. Il Mondiale azzurro si è chiuso così, giustamente, con le responsabilità, che vanno oltre alle due partite giocate alle 13 e oltre agli errori dell’arbitro, ma che vanno invece divise tra tecnico e giocatori. La squadra di Prandelli è nata con dei problemi di fondo: la leadership totale data a un giocatore, Balotelli, che ha appena finito (tra mille difficoltà) il primo campionato da titolare in carriera; un rosa composta da due punte di ruolo (sempre volendo considerare Balotelli come punta), con Destro e Rossi a casa, per poi finire praticamente nella sfida decisiva senza un centravanti vero; un modulo cambiato alla ricerca di certezze, quelle juventine, che poi non sono arrivate, cancellando di fatto due anni di qualificazioni e di amichevoli.

Un fallimento quindi. Fallito il progetto tecnico, mai capito quello tattico e ancora di meno si è capita la gestione del gruppo. La sostituzione di Balotelli all’intervallo (per far posto all’ennesimo centrocampista, Parolo) l’ha detta tutta su come sia finito il progetto costruito in ritiro. Il risultato finale, oltre il gol di Godin, oltre l’assurdo schieramento con cui l’Italia ha finito la partita (Thiago Motta che a 30 secondi dalla fine ancora rallentava il gioco e un Cassano nella stessa condizione fisica di qualche giorno prima), sono le dimissioni di Cesare Prandelli e di Giancarlo Abete.

L’ex Ct alla fine si è quindi arreso, colpa del “fallimento tecnico” ma anche di un “partito anti nazionale” nato e cresciuto dopo il rinnovo firmato prima della partenza per il Brasile. Prandelli ha parlato di critiche ricevute per il suddetto rinnovo, di accuse per soldi presi come se rubati allo Stato. Non comprendendo bene lo sfogo del Ct sul discorso soldi, è forse meglio soffermarsi soltanto sul fallimento tecnico, in realtà unico motivo per la decisione. E ne viene fuori che le dimissioni sono giuste, vista la totale assenze di gioco, palesata in 180 minuti, tre tiri in due partite, una condizione fisica scadente, spenta dopo la prima buona partita contro l’Inghilterra. E poi ci sono le scelte, quelle convocazioni che da subito avevano fatto storcere il naso a tanti, con in più quell’accusa di non riuscire mai a centrare cambi realmente utili alla squadra, era stato così con la Costa Rica ed è stato così con l’Uruguay.

Adesso quindi si deve ripartire, senza colui che comunque dopo il 2010 aveva riunite le fila e aveva comunque centrato, è bene ricordarlo, un ottimo secondo posto all’Europeo. Senza Abete che aveva già deciso di passare la mano, per un rinnovamento, che anche nella politica sportiva serve e anche tanto. Bisognerà recuperare dei giocatori, quello stesso Balotelli uscito a pezzi, schiacciato da un peso troppo grande da sopportare da solo, far rientrare i vari Destro, Florenzi e Rossi, forse l’unico vero talento in grado di poter vincere una partita da solo. Per il futuro è ancora presto per i nomi, siamo una nazionale tradizionalista, il nuovo Ct sarà italiano e quindi guardando tra la lista degli italiani liberi spuntano Roberto Mancini e Luciano Spalletti i nomi da copertina, ma occhio anche a Massimiliano Allegri e Alberto Zaccheroni.

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