Brasile 2014: promossi e bocciati del continente nero a una partita dagli ottavi di finale

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di Piergiorgio Frazzini 

Che il calcio africano sia ormai un’importante componente del panorama mondiale non lo scopriamo certo ora, ma dopo la delusione di Sud Africa 2010, le formazioni provenienti dalla “culla dell’umanità” erano attese ad un’importante banco di prova. Cinque rappresentanti, cinque modi diverse d’interpretare il calcio, ma sempre puntando su forza fisica e mentalità offensiva.

Andiamo quindi ad analizzare il percorso compiuto in questi primi 10 giorni mondiali dalle formazioni africane tra rivelazioni, attese confermate e fallimenti annunciati.

Camerun – Questa esperienza in terra verdeoro si è rivelata una vera debacle per i Leoni d’Africa, che dopo due giornate sono già fuori dalla competizione. Le cause di questa disfatta sono tante e di varia natura. Sul campo la formazione camerunense ha dimostrato di non avere un’identità e di essere molto indietro anche sul piano atletico, aspetto che ai nastri di partenza avrebbe dovuto rappresentare un punto di forza. E poi c’è quella brutta storia legata ai premi, dove la squadra è stata quasi sul punto di non presentarsi in Brasile. E’ servito infatti l’intervento di Eto’o, che in fase di trattative si è fatto portavoce degli interessi della squadra, salvo poi alloggiare da solo in una suite extralusso lontano dai compagni. L’ambiente e la marcia d’avvicinamento quindi non lasciavano presagire nulla di buono, e così i 5 gol subiti e gli zero fatti dopo le prime due apparizioni sono un bottino tutt’altro che impronosticabile alla vigilia.

Costa d’Avorio – La nazionale ivoriana era senza dubbio assieme al Ghana la più attesa fra le squadre del continente nero. La presenza di tanti giocatori di talento e la straordinaria voglia di raggiungere uno storico passaggio del turno hanno permesso alla squadra di Lamouchi di battere in rimonta il Giappone, e di giocarsela alla pari con la forte e spumeggiante Colombia. Il passaggio del turno sembra così a portata di mano visto l’ultimo impegno contro la Grecia, ma anche se all’apparenza sembra andare tutto abbastanza bene, in queste due partite sono emersi diversi aspetti da rivedere. Su tutti la capacità dell’allenatore di gestire due forti personalità come Yaya Tourè e Didier Drogba. I due non si amano, e Lamouchi sembra aver deciso, spinto dalle pressioni della federazione, di affidare la squadra al centrocampista del City. Così mentre Drogba viene relegato a riserva di lusso e Yaya stenta ad imporre la propria leadership all’interno dello spogliatoio, il vero trascinatore degli ivoriani è il romanista Gervinho, che con due reti è anche il capocannoniere della squadra.

Ghana – La formazione allenata da Appiah dopo esser stata l’unica africana a ben figurare quattro anni fa, era attesa ad una riconferma in questa edizione. Tuttavia l’inizio delle Black Stars non è stato dei migliori. La sconfitta inaugurale con gli USA ha evidenziato alcuni limiti strutturali della squadra ghanese, che dopo aver meritatamente agganciato il pari, si è fatta sorprendere nei minuti di recupero dal colpo di testa di Brooks. Ben diversa è stata invece la prestazione che Boateng e compagni hanno tirato fuori dal cilindro contro la corazzata tedesca. Corsa, qualità e sfrontatezza per un pari che ha messo in luce tutte le armi di una squadra che difficilmente potrà vincere il mondiale, come sostenuto da Boateng alla vigilia, ma che sicuramente potrà giocarsi sino all’ultimo la qualificazione in uno dei gironi più difficile di Brasile 2014.

Nigeria e Algeria – Percorsi simili per due africane che sono giunte al mondiale con prospettive completamente diverse. Da una parte la Nigeria, per tradizione una delle più forti squadre del continente, messa in un girone complicato ma non impossibile; e dall’altra l’Algeria, alla sua seconda partecipazione e inserita in un girone all’apparenza già scritto. Ed invece sia le Super Eagles che l’Algeria sono in piena corsa per la qualificazione. Per la Nigeria, che ancora deve subire un gol in questo mondiale, gli ottavi sono sempre stati il vero obiettivo, che con quattro punti dopo due gare sembra essere a portata di mano, ma per l’Algeria di Halilhodzic l’esperienza in Brasile rischia di diventare un vero e proprio sogno ad occhi aperti. L’accortezza tattica e la predisposizione al sacrificio della squadra nordafricana hannno stupito tutti sia contro il Belgio, sia nella sfida di ieri sera contro la Corea e non farà dormire sogni tranquilli nemmeno alla Russia di Capello, disperatamente a caccia di una vittoria. Due iter positivi quindi per entrambe le squadre, che rappresentano una conferma e una rivelazione del sempre più valido calcio africano.

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