Media education: plus per acutizzare il pensiero critico

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di Eloisa De Felice

Zagabria – Croazia Mettere un po’ d’ordine nella complessa vita mediatica che viviamo è possibile. E la sola e unica chiave di volta per farlo è la media education. Di cosa si tratta? Come funziona? Come la si sta gestendo in Europa e nel resto del mondo? Quale i suoi punti di forza e quali le sue debolezze? Due giorni di discussione, full immersion, all’interno dell’evento Media Literacy in Digital Age. Cultural, Economic and Political Perspective (http://www.hrstud.unizg.hr/conference/media-literacy/home)

Con buona pace di Marshall McLuhan, il medium, oggi, non è più il messaggio. O meglio: non lo è più in modo esclusivo. Da un lato, grazie al passaggio dall’analogico al digitale. Dall’altro, grazie alle vecchie capacità cognitive umane, ovviamente, riviste in chiave tecnologica, che i singoli stanno pian piano rielaborando e/o introiettando. E se ciò ancora non bastasse? È in questo puzzle che si va ad inserire la media education come il “plus” capace di acutizzare il pensiero critico. Che, scaltro e ben allenato, fa il resto.

Non si tratta solo di non demonizzare la tecnologia o non lasciarsi fagocitare. Ma di coglie le problematicità come possibilità. Ricercatori, professori, accademici, dottorati. Ma anche studenti di comunicazione, appassionati di media e operatori del sociale si sono confrontati proprio su questo delicatissimo aspetto. Da tutto il mondo i relatori. Dalla Svezia alla Turchia. Dall’Italia alla Nuova Zelanda. Dal Qatar alla Francia. Dalla Croazia alla Slovenia. Evidente dimostrazione che non c’è posto dove non ci si senta, in qualche modo, coinvolti sul tema. Anche in Africa, a ben guardare. In quanto, non essendoci una adeguata rete internet, si sta sempre più ampliando un nuovo divario, il cosiddetto digital divide.

Quindi: educazione, educazione, educazione. Dai piccoli fino agli anziani. Nessuno escluso. La tecnologia come connettore sociale e inclusore sociale. Come il nuovo linguaggio condiviso per ricostruire antiche fratture. Anche se, evidentemente, nessuno dei presenti ha voluto sostenere che sia facile o che ci sia una via univoca da percorrere.

 

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