Brasile 2014. Gli assenti del mondiale: un dream team che resta a casa

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di Lorenzo Centioni 

Tra i flash delle fotocamere e gli occhi puntati dei giornalisti, qualche giorno fa, il ct. della Colombia Pekerman sedeva fianco fianco alla sua punta di diamante, l’attaccante dal viso scuro e dal capo chino è particolarmente silenzioso. Pekerman sostiene che quello è il giorno più triste della sua carriera da allenatore. Radamel Falcao non andrà in Brasile e dire che la Colombia avrebbe potuto dire la sua nel girone C, avversari tosti certo, come Drogba e compagni, Zac e il suo Giappone, ma con la Tigre li davanti erano gli altri a dover temere Los Cafeteros.

Resta a casa anche Frank Ribery il numero 7 transalpino non ce la fa a causa di problemi alla schiena che gli hanno impedito di disputare le due partite pre mondiale, l’asso del Bayern Monaco ha dichiarato che è come se gli avessero sottratto l’anima, lì davanti i francesi sono comunque paurosi con Benzema, Giroud e Pogba, ma senza Ribery sono un’altra cosa. Dall’altra parte del campo in una ipotetica formazione stellare, c’è un certo Theo Walcott, ala sinistra della nazionale dei Tre Leoni, che fortunatamente per noi non giocherà il mondiale, lui che aveva debuttato in nazionale prima ancora che in Premier League a 17 anni. Nel girone B Spagna e Olanda partono favorite, a insidiare però la seconda piazza o la prima, chissà, è la Roja del Sud America, gli uomini di Bielsa sono tosti e proveranno a spodestare le due europee più blasonate con i portabandiera arrembanti Sanchez e Vidal. Forse i campioni del mondo spagnoli dormono sonni tranquilli ma non possono dire altrettanto gli olandesi, che nonostante si presentino al mondiale con una formazione di tutto rispetto, mostrano una defezione a centrocampo rilevante, quella di Kevin Strootman, il giocatore che rappresenta tutto ciò che è sempre mancato all’Olanda: concretezza e cattiveria sportiva.

Veniamo al nome più caldo del momento Marco Reus, il biondo centrocampista tedesco è un fulmine di guerra lo sappiamo, nell’amichevole contro l’Armenia vinta per 6 a 1 dai tedeschi, si getta al recupero di un pallone a centrocampo, vuole sopravanzare il centrocampista armeno e sfilargli il pallone da sotto il naso, una dimostrazione di superiorità, è il momento della Germania, è vero lo si dice ogni 4 anni, ma questa volta sembrano essere più forti che mai. L’asso del Borussia Dortmund però si infortuna alla caviglia nel tackle e alla fine anche lui, protagonista annunciato, salterà il mondiale. Guardiamo però in casa nostra, come se non bastasse l’assenza del nostro ”Falcao”, Giuseppe Rossi, per scelta di Cesare Prandelli, anche Riccardo Montolivo, elemento importante nella formazione azzurra, si aggiunge alla lista degli infortunati. Così l’Italia si presenta a pochi giorni dall’inizio del mondiale come al solito accompagnata da un’alone di sfiducia e scetticismo, ma questa è una caratteristica intrinseca della nazionale italiana, dalla quale non ci si libera tanto facilmente. Più o meno come il pessimismo cosmico che si era impossessato degli spagnoli prima che divenissero i maestri del calcio moderno, per sempre convinti che la propria nazionale non sarebbe mai arrivata oltre il quarto posto; o come la posizione di eterna favorita della Germania, un ruolo per altro scomodissimo. Un’altra posizione scomoda è quella della Seleção, quando il mondiale si gioca in Brasile, solo i Verde Oro possono perderlo, l’Argentina di Messi e il fortissimo Uruguay di Suarez e Cavani faranno di tutto perché ciò accada per fermare, come fu nel 1950, le parate di musica e giubilo già ben allestite per le strade di tutto il Brasile. Ci siamo, se c’è un dream team che resta a casa, ci sono 32 squadra pronte a dare il via… buon Mondiale a tutti gli appassionati.

Licenza Foto: Wikimedia Commons

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