João Braz de Aviz: “Ricostruire i rapporti con la società che abbiamo di fronte oggi!”

di Eloisa De Felice

Roma – “Basta con l’idealismo. Occorre tener più conto del clima che viviamo. E ricostruire così i rapporti con gli uomini e le donne di oggi!” Penserete: parole di un politico in tempo elettorale o forse di un sindacalista. E invece no. Anzi. Assolutamente no. A parlare è don Flavio Peloso, superiore generale degli Orionini, all’interno dell’evento organizzato per la presentazione del libro: “Dalle periferie del mondo al Vaticano: la mia storia verso la Chiesa di domani” redatto dal cardinale João Braz de Aviz.

“E pur si muove” potrebbero sostenere i soliti cinici. “È l’effetto del ciclone Francesco” potrebbero dire altri. Dalla formazione ai carismi, passando per il sentito tema della fede. Dai giovani alle opere, incrociando l’economia. Dal sociale alle vocazioni, approfondendo la delicatissima relazione uomo-donna. Senza paura. Da un tema all’altro durante tutto il pomeriggio. Come se veramente stia accadendo qualcosa. Come se finalmente stiano cadendo tabù e anche la Chiesa si stia rendendo profondamente conto che la nostra società ha bisogno di risposte. Nuove. Concrete. Tangibili.

Nell’incontro João Braz de Aviz non si risparmia e ne ha veramente per tutti: “i religiosi sono forse una delle multinazionali più forti esistenti. Ci sono ordini ricchi che hanno molti soldi e andrebbero usati per aiutare molto di più. Li devono usare! Per esempio aprendoli a ordini più poveri in difficoltà o anche ai laici e al loro carisma e al loro impegno. Apriamo i rapporti! Occorre ricostruirli con la società che abbiamo di fronte oggi!”. Con la tedesca guida Ratzinger, avreste mai pensato di poter sentire una frase di questo tipo?

Una Chiesa nuova quella che si sta proponendo. Una Chiesa che si asservisce alle persone. Che non le giudica. Ma che anzi si fa giudicare. Forse per la prima volta. Che non si vuole più celare dietro a dogmi e dottrine, così lontane dalla vita reale e dai suoi problemi. Una Chiesa che, tra l’altro, si vuole impegnare con i giovani. Che desidera parlare la loro lingua e usare anche i loro strumenti. Non in senso tecno-riduzionistico, ma con cognizione di causa. Una Chiesa che si fa viva tra la gente. Una Chiesa vicina e che ama. Tutti. Perché, come dice João Braz de Aviz: “diversi è bello. Diversità è arricchimento. Proprio come i nuovi carismi hanno la freschezza e quelli vecchi hanno l’esperienza. Sono diversi. E si arricchiscono a vicenda”.

E proprio la bellezza risulta la chiave di volta in tutto questo piano di rinnovamento proposto. La bellezza in tutte le sue forme. Che spazia dal creato, alle figure maschili e femminili. Non antagoniste, ma tra loro complementari. Come vuole la famiglia. Che torna nucleo centrale e primitivo di formazione dell’individuo e della sua socialità, della sua capacità di relazionarsi e del suo senso di responsabilità. “Ciascuna famiglia sia una Chiesa e la Chiesa sia la famiglia di ciascuno. Serve un cambio di mentalità. Perché è inutile fare la dieta se hai la testa che è di grasso”. João Braz de Aviz, infatti, propone anche un po’ di sana ironia nel suo parlare. Che non guasta. Anzi. Fa sorridere i presenti. Che escono completamente galvanizzati dall’incontro. La sensazione è quella che finalmente il rinnovamento non sia solo un venticello, ma l’urlo di un ciclone ormai sopra tutti noi.

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