Maps To The Stars. Il viaggio di Cronenberg nelle psicosi dello star System

di Annalisa Gambino

Maps To The Stars di David Cronenberg porta sul grande schermo il lato più scuro di Hollywood che diventa la  patria di nevrosi, ossessioni e paranoie.

Il film, in concorso a Cannes, è una commedia grottesca dalle reminiscenze lynchiane che porta alla ribalta le esistenze drammatiche dei divi hollywoodiani.

Maps To The Stars ha un impianto narrativo corale, la sceneggiatura si struttura su due linee narrative destinate a incrociarsi: quella di Havana Segrand, un’attrice che deve fare i conti con il tempo che passa e una carriera che sfuma e quella della famiglia Weiss composta da un padre guru-terapista, una moglie manager succube del figlio divo tredicenne e la figlia Agata con tendenze suicide.

Cronenberg organizza con sguardo asettico un climax di situazioni ed eventi destinati a convergere verso il caos. Traumi infantili, segreti inconfessabili e fantasmi del passato sconvolgono le vite dei personaggi con il risultato di un evidente collasso di sentimenti e valori.

Le relazioni inter-familiari sono messe in secondo piano e l’unica cosa importante nella Hollywood Cronenberghiana è essere famosi e difendere un’invidiabile status sociale.

Il personaggio che lega i destini di Havana e della famiglia Weiss è Agata tornata a Los Angeles dopo essere stata ricoverata in un ospedale psichiatrico per l’accusa di aver appiccato un incendio e di aver tentato di uccidere il fratellino Benji, ora impertinente divo della televisione.

Agata (Mia Wasikowska), rappresenta il prototipo della dark lady della modernità. La ragazza costretta in guanti neri per nascondere le sue ustioni diventa, all’insaputa della sua famiglia, l’assistente personale di Havana (Julianne Moore) che a sua volta è in cura dal terapeuta Stafford Weiss con la quale instaura un rapporto professionale che sconfina nella competizione amorosa.

Il regista, sulle orme di Mulholland Drive, si muove nel territorio della memoria e sulle dinamiche della famiglia disfunzionale. Havana è succube della madre morta in un incendio e per questo sceglie come sua assistente una ragazzina sopravvissuta al fuoco. Contemporanemamente Havana è in corsa per il ruolo da protagonista nel remake del più grande successo della madre.

Maps To The Stars è forte e tragico come i romanzi di Breat Easton Ellis. Gli stati d’animo e le inquietudini dei personaggi vibrano e arrivano dritti allo spettatore. Le loro paure sono visibili e assumono le forme di fantasmi e di comportamenti folli e inaccettabili.

Torna un Cronenberg visionario che denuncia lo stile di vita plastificato dalle fondamenta fragili di un certo tipo di società di cui fa parte.

Un cast stellare fa da contorno a questo film conturbante. Convince John Cusack nei panni del guru dell’autocontrollo, calzante è anche Mia Wasikowska e straordinaria è Julianne Moore per aver dato vita alla sua Havana, ruolo per il quale è stata premiata a Cannes come miglior interpretazione femminile; non male nemmeno la prova di Robert Pattinson che, seppur con fatica, riesce a togliersi di dosso la patina del sex symbol delle fan di twilight.

Il risultato nel complesso, tuttavia è però quello di un affresco straziante già visto e rivisto, da Lynch al più recente The Canyons di Paul Schrader e, sceneggiatto per l’appunto da Ellis.

Manca in Maps To The Stars la storia, e la forza di una trama che lega i singoli personaggi che  invece riescono ad assumere un ottimo spessore drammatico.

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