Michael Phelps è tornato: secondo al Gran Prix Arena, sognando Rio 2016

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Foto_Michael Phelpsdi Cristiano Checchi 

Atene 2004-Londra 2012. Un regno, un dominio durato 8 anni che sembrava concluso, finito per colpa dei più grandi nemici dello sportivo: l’avanzare dell’età e la mancanza di stimoli. Ma nel mondo del nuoto il fattore anni è relativo, superati i 25 anni si è considerati dei “vecchietti” della specialità. E così capita di ritirarsi a 27 anni, che è quello che fece Michael Phelps, il 4 agosto del 2012. Partecipa e vince la 4×100 misti a squadre e poi, come aveva già annunciato, dice basta. Salutare nel giorno in cui si viene incoronati “miglior atleta olimpico di tutti i tempi” è forse il modo più bello che c’è. Sembrava un addio quello fato al mondo dello sport da quel ragazzo 27enne arrivato alla fine di una carriera pazzesca, condita da numeri impressionanti anche solo da ripetere: 22 medaglie olimpiche (18 d’oro, 2 d’argento e 2 di bronzo) e 33 mondiali (26 d’oro, 6 d’argento e una di bronzo), adesso però quel addio non era nient’altro che un arrivederci.

Il mondo scoprì lo “Squalo di  Baltimora” quando soltanto 15 enne fu il più giovane a partecipare alle Olimpiadi, a Sidney non andò oltre un quinto posto nei 200 farfalla, ma si tratta soltanto dell’inizio. Dal 2001 in poi Phelps comincia la sua personale incetta di record del mondo, a partire da quello dei 200 farfalla. L’impatto con le Olimpiadi, le prime da protagonista, ad Atene è un vero e proprio crack. Vince 6 medaglie d’oro (grazie anche alla forte squadra statunitense nelle staffette) e 2 bronzi. Eguaglia il record del ginnasta Aleksandr Ditjatin di otto medaglie in una sola Olimpiade, ma manca di poco quello delle sette medaglie d’oro del nuotatore Mark Spitz. L’aggancio è però soltanto rimandato e 4 anni dopo lo squalo è più forte che mai: vince 8 medaglie d’oro, con ben 7 record del mondo. Spitz è superato e un posto nella storia conquistato per sempre. Le Olimpiadi di Londra, ovviamente, non lo vedono più alla caccia del record, vince “soltanto” 6 medaglie (3 nelle staffette) ma soprattutto manca l’oro nella sua gara, i 200 farfalla, sembra quindi il momento giusto per salutare.

La chiusura della carriera è una decisione dovuta a un misto di stanchezza e assenza di stimoli. Nei giorni dell’addio raccontò delle difficoltà trascorse, dei periodi duri, depressione e continua stanchezza. Aveva anche assicurato che non sarebbe tornato, troppo triste vedere un ex campione essere l’ombra di se stesso una volta tornato in vasca, come fu per Ian Thorpe (che sta combattendo in questi giorni contro un infezione per non perdere l’uso del braccio sinistro).

Tutte motivazioni giuste e condivisibili per le quali il mondo era convinto di non vedere più in vasca lo Squalo Phelps. Tutti però si sbagliavano, il ragazzone americano in primis: “Dopo Londra farò tutto quello che voglio fare“, ed ecco che due anni dopo tutto quello che Michael vuole fare è nuotare, ancora. “Il nuoto mi è mancato, non vedo l’ora di riprendere l’avventura delle gare, indipendentemente da dove mi porterà“. Quindi Rio 2016 per ora è soltanto sullo sfondo, ancora sfocato e non messo a fuoco, arrivarci per ora non è la priorità, ma intanto nel giorno del suo ritorno ha già lanciato un messaggio. Al Gran Prix Arena in Arizona quello che 20 mesi fa sembrava un miraggio è diventato realtà: di nuovo in vasca, di nuovo a cimentarsi nel suo stile, la farfalla. Questa volta è arrivato il secondo posto, battuto soltanto dall’eterno rivale Ryan Lochte. Il tempo di 52″13 fatto stampare sul cronometro è un signor tempo, soprattutto considerata la lunga assenza dalle gare agonistiche… Rio forse non è poi così lontana.

Foto: LicenzaAttribuzioneCondividi allo stesso modo Alcuni diritti riservati a jdlasica

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