Gigi Datome e il sogno americano: anno difficile ma importante

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datomedi Lorenzo Centioni

Prima stagione a stelle e strisce per Gigi Datome. Un anno difficile per lui e per i Pistons che non centrano i playoff. Nonostante il cambio di panchina i Pistons chiudono la stagione con 52 sconfitte, e solo 30 successi. La stagione dei Pistons è uno specchio crepato che ricorda in maniera drammatica le vetrate dei negozi abbandonati e degli edifici delle fabbriche desolate della città di Detroit. Il cosiddetto pistone del Michigan, vive un periodo nero, la disoccupazione è alle stelle, quelle strade una volta centro industriale degli Stati Uniti, sono desolate. A Detroit la gente parla a Gigi di pride, le persone si fanno forza a vicenda parlando dell’orgoglio di Detroit, qualcosa di  necessario per risollevarsi nei momenti di difficoltà, lo stesso orgoglio che servirà a Gigi per affrontare un’altra stagione e viverla al meglio.

Questa è una storia romantica; un ragazzo di 26 anni che porta Roma e i suoi tifosi nel cuore tenta il grande salto. A Detroit la stagione è un’alternanza tra tanta panchina, la sua stella sembra perdersi nello sconfinato firmamento del Nba. A Roma, nella Virtus, era lui la luce, e non solo prendeva la palla quando era bollente, ma era uno che la faceva scottare. Negli States invece i bloggers fanno satira, accostano le parole cecchino implacabile agli altrettanto implacabili numeri. A Roma la palla era sempre nelle sue mani, li è costretto a vedere i grandi dalla panchina, Lebron James che controlla il gioco solo con la sua presenza in campo, Kevin Durant che sembra avere 4 braccia e 4 gambe, l’implacabile Durantola. Tutto questo potrebbe spaventare il più impavido tra i cestisti, ma non lui. Gigi, tornato in questi giorni a Roma per tifare l’Acea contro Pistoia, ha parlato di quella che è stata comunque una grande esperienza, che l’ha formato come uomo e come giocatore, a prescindere dal campo visto con il contagocce.

L’America ama chi non molla, è questo il sogno americano, avere solo un’altra occasione. Ad esempio. Nel 2007 un ragazzo di San Giovanni in Persiceto va a giocare in California per i Golden State. La sua prima stagione è una delusione, gioca 33 partite su 82 con una media di 7 minuti a partita, la stessa media di Gigi, Datome però gioca una partita in più, 34 su 82. In quel dicembre del 2007 le malelingue serpeggiano  e sostengono che quel ragazzo non sia pronto per la Nba e dovrebbe giocare in una lega minore, magari la D-League.  Quel ragazzo gira tutti gli States per fermarsi soltanto l’anno scorso a San Antonio, quel ragazzo gioca con Parker, Duncan e Ginobili  e diviene il primo italiano nella storia a vincere la gara da 3 punti in un All Star Game, ladies and gentlemen: Marco Belinelli.

Belinelli sapeva che per brillare non bastava essere una stella, perché di stelle lì ce ne sono tante, bisogna essere piuttosto una cometa, o meglio le comete bisogna tirarle a canestro. C’è una seconda possibilità e ecco quindi che l’augurio e la speranza di tutti gli amanti di questo sport è quello di vedere Gigigante partecipare un giorno all’All Star Game, magari  prendere parte alla sfida dei tre punti e sentire il suono che fa la palla dipinta a stelle e strisce mentre accarezza la retina, con noi a udirlo a migliaia di chilometri, dall’altra parte dell’oceano.

Go! Gigi Go!

Foto: AttribuzioneCondividi allo stesso modo Alcuni diritti riservati a Girovagando

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