Premier League. La speciale giornata di Anfield Road, per la Premier e per i 96

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di Francesco Proietti 

kopCi sono partite che contano come una carriera intera, ci sono partite che valgono una stagione, ci sono partite che vanno oltre al semplice concetto di sport. Ventiquattro anni di attesa separano i ragazzi di Anfield dal titolo numero diciannove, l’unico trofeo che manca nella bacheca personale di capitan Steven Gerrard.

Venticinque anni di ricordi separano Il Liverpool dai suoi novantasei tifosi. Nel giorno della memoria per le vittime di Hillsborough in cui morirono novantasei fan dei reds il 15 aprile del 1989, il Liverpool riceve e supera il Manchester City intravedendo il titolo.  Un pomeriggio unico, per tutto il calcio inglese, una partita speciale per tante storie, per Steven Gerrard, che perse suo cugino in quella tragedia che ha cambiato completamente il concetto degli stadi in Inghilterra, della loro sicurezza e del modo di tifare in tutto il Regno Unito, modo che adesso è un “must!” per tutta Europa. “Ci sono 96 persone in cielo che sosterranno la nostra squadra. Vogliamo vincere la Premier per loro” ha evidenziato Brendan Rodgers a proposito dell’evento di 25 anni fa nel pre match.

Inutile aggiungere altro, se non dare il merito al tecnico nord irlandese di aver preparato questa partita nei minimi dettagli e nel migliore dei modi. A cominciare dall’inno pre gara di Anfield, cantato come se fosse sempre stato sotto la Kop, la famosa e suggestiva curva del tifo più caldo del Liverpool. Quel tifo, che ovviamente non ha tradito le premesse a cominciare dalla commovente coreografia che ha accompagnato “You’ll never walk alone”, il minuto di silenzio e il calcio di inizio ritardato di sette minuti, in memoria proprio di quegli attimi che susseguirono dopo l’avvio  di Nottingham Forest-Liverpool a Sheffield. La concentrazione dei giocatori di casa in campo e tutto l’ardore possibile dagli spalti si sono uniti come una sola marea rossa che si è completamente abbattuta sul Manchester City nei primi trenta minuti di gioco, portando in vantaggio i reds con le reti di Sterling e Skrtel in ventisette minuti; per il difensore centrale gol numero sette in campionato, nessun altro compagno di reparto ha fatto meglio in tutta la Premier. Il City non riesce a reagire per gran parte del primo tempo, scosso sia dalla forza degli avversari che dall’abbandono del campo da parte del suo uomo di punta Yaya Tourè, colpito da un probabile risentimento muscolare dopo pochi minuti di gioco. Poco prima dell’intervallo però il Liverpool abbassa il suo raggio di azione e Pellegrini intuisce la mossa giusta: Milner al posto di Navas, un inglese in campo per la partita più inglese dell’anno. La decisione premia gli ospiti che trovano prima il gol con Silva e poi sono fortunati su deviazione maldestra di Johnson  a pescare l’importante pareggio che li terrebbe in virtuale vantaggio in classifica.

Inizia un’altra partita, ma si sa, il cuore è un’altra cosa, e il cuore Liverpool spesso ha avuto rivalità di pari livello soltanto con l’altra sponda di Manchester, quella rossa. Troppo forte la voglia dei reds di vincere questa partita, per la classifica, per gli anni senza la Premier in bacheca, per i suoi tifosi, quelli presenti e quelli che purtroppo non lo sono più. È cosi che l’unico errore del capitano dei citizens Kompany diventa un assist per Coutinho che in perfetta torsione del corpo indovina la girata e l’angolo giusto riportando in estasi tutto il Liverpool e facendo fischiare non poche orecchie dalle parti di Milano. In un soffertissimo e lunghissimo finale dove trova l’espulsione Henderson per un’entrataccia in mezzo al campo, succede di tutto. I reds ringraziano l’arbitro Clattenburg che non vede in area un netto tocco di braccio di Skrtel nella mischia finale e benedicono il triplice fischio scoppiando in una gioia epica.

Nel boato finale c’è spazio per le lacrime di Gerrard, che scarica cosi la tensione per una partita che per lui valeva anche qualcos’altro, abbracciato da tutti i compagni e da tutto lo stadio trova la forza per prendersi sulle spalle la squadra e caricarla nel cerchio di centrocampo in cinque secondi di poche parole “questa è andata, pensiamo alla prossima andiamo a Norwich a vincere tutti uniti come sempre, nulla è ancora nostro”. Sono parole che valgono moltissimo che dimostrare tutto il valore di un capitano con la C maiuscola. I Reds mantengono la testa della classifica e sono ora padroni del loro destino, in caso di vittoria delle ultime quattro partite sarà titolo per loro e per chi li guarda dal cielo. La strada è ancora lunga e Chelsea e City sono ancora lì per un finale entusiasmante che solo questo campionato può regalare, ma a Liverpool cantano qualcosa di più speciale.You’ll never walk alone.

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