Formula 1. Una crisi in rosso: Domenicali si dimette, la Ferrari prova a risollevarsi con Mattiacci

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di Marco Milan

Foto_DomenicaliEra nell’aria, ora è ufficiale: Stefano Domenicali ha rassegnato le proprie dimissioni lasciando l’incarico di capo della gestione sportiva della Scuderia Ferrari.

Un atto dovuto, secondo Domenicali stesso, resosi necessario dopo i deludenti risultati della Ferrari nelle prime tre uscite mondiali del 2014, l’anno che doveva essere del riscatto per la rossa di Maranello e che sta invece assumendo i contorni di una stagione anonima. La conferma di Fernando Alonso e il ritorno del figliol prodigo Kimi Raikkonen avevano rappresentato in inverno la conferma che la Ferrari tornava in pompa magna a lottare per i titoli mondiali.

Domenicali ci ha messo la faccia, allora e adesso: allora ha sbandierato proclami e promesse, adesso riconosce implicitamente il proprio fallimento e si allontana silenziosamente dal muretto del cavallino rampante. Ma è davvero tutta colpa di Domenicali o la sua uscita rappresenta il classico capro espiatorio per riportare tutti all’ordine e alla concentrazione per venir fuori dal momento critico? Quasi impossibile da stabilire, questioni di lana caprina, verrebbe da dire. Nello sport, specie negli ultimi due o tre lustri, a contare sono i risultati, il resto molto spesso funge da arredamento o poco più. Ebbene, i risultati di Stefano Domenicali, da quando divenne capo della gestione sportiva della Ferrari al posto di Jean Todt (anno 2007) non sono stati quelli che a Maranello si attendevano: titolo mondiale con Raikkonen al primo colpo, vero; campionato costruttori l’anno dopo, ma solo perché la McLaren fu esclusa dalla coppa dei marchi per la nota e squallida vicenda di spionaggio industriale proprio ai danni della Ferrari. Ma da lì in poi, in Ferrari si sono registrati solo bocconi amari: stagione anonima nel 2009, mondiale buttato l’anno successivo quando Alonso arrivò in vantaggio all’ultima gara in Brasile, ma perse il titolo a beneficio di Vettel a causa di un grossolano pasticcio nelle strategie ai box che costrinsero lo spagnolo dietro la carriola travestita da Renault di Petrov per gran parte del gran premio, incoronando la Red Bull campione del mondo; nel 2011 la scuderia austriaca fece il vuoto, dominando la stagione in lungo e largo, lasciando agli altri (Ferrari compresa) appena qualche briciola. Lì si disse che a Maranello avevano capito come contrastare Newey e compagni, che Alonso e Massa erano carichi a pallettoni e che nel 2012 avrebbero tutti tremato di fronte ai bolidi di rosso vestito.

Ebbene, la Ferrari inizia alla grande ed Alonso a metà luglio ha il mondiale in tasca con 50 punti di vantaggio sui rivali. Domenicali e soci si pavoneggiano e passano il resto dell’estate a specchiarsi, mentre in Austria iniziano a lavorar sodo, a spender soldi per sviluppare una Red Bull che a fine agosto rientra in scena con i crismi della perfezione: Vettel rimonta e stravince il mondiale, lasciando Alonso annichilito e il muretto della Ferrari ad arrampicarsi sugli specchi, a giustificare la sconfitta con gli incidenti occorsi all’asturiano in Belgio ed in Giappone, senza i quali la Red Bull non sarebbe giunta davanti a lui, ed invocando la malasorte, incapace di bussare alla porta di Vettel che nell’epilogo iridato in Brasile venne tamponato un po’ da tutti ma senza che la sua monoposto subisse danni rilevanti. Nel 2013 la storia è più o meno la stessa: Alonso vince in Cina e in Spagma, poi la Ferrari scompare nuovamente, arranca in qualifica e vivacchia in gara, approfittando di errori altrui e del talento del pilota di Oviedo; Vettel vince, tra le altre, le ultime nove gare stagionali che lo portano alla conquista del quarto titolo consecutivo; a Maranello non sanno cosa dire, fanno i complimenti ai rivali, danno appuntamento alla stagione successiva, sogghignando sotto i baffi per le rivoluzioni regolamentari che azzereranno i distacchi riportando le squadre quasi sullo stesso livello. Nei test invernali la Ferrari è seconda solo alla Mercedes che appare la macchina più attrezzata per vincere il titolo; intanto la Lotus e soprattutto la Red Bull arrancano nelle retrovie, la Williams e la McLaren sono in ricostruzione, insomma ci sono tutte le possibilità per riportare le rosse nelle zone alte. Ma la stagione 2014 scrive un’altra storia: conferma la supremazia della Mercedes, ma mostra una Ferrari in difficoltà, inferiore alla rediviva Red Bull, alla buona Williams, alla McLaren, persino alla piccola Force India, motorizzata sì Mercedes, ma sempre Force India.

In questi sette anni Stefano Domenicali ha avuto a disposizione un budget inferiore rispetto all’epopea precedente di Jean Todt, quella dei cinque titoli consecutivi vinti da Michael Schumacher, ma ha dimostrato di non sapersene servire comunque a dovere. Domenicali paga strategie discutibili ed anche una leggera arroganza, un sorriso da primi della classe quando le cose filano alla meraviglia, una lagna da complotto ordito ai danni delle povere macchinine rosse quando il meccanismo si inceppa (un comportamento, peraltro, di pieno stampo italiano in generale e ferrarista in particolare). La Ferrari è spesso apparsa come la cicala che si adula da sola, cantando della sua magnificenza, mentre le formichine austriache riempivano le loro lattine di molliche utili per godersi l’inverno da campioni del mondo. E’ altrettanto evidente, allo stesso tempo, che Domenicali non abbia colpe se il motore Renault dal 2010 al 2013 e quello Mercedes quest’anno siano propulsori pressoché perfetti, merito del lavoro meccanico ed elettronico, ma anche dei danari messi a disposizione per lavorare. Domenicali si è fatto un esame di coscienza ed assunto le proprie responsabilità, ora è necessario che anche altri, iniziando dal presidente Montezemolo, critico, sfiduciato e sfiduciante in Bahrain nei confronti del responsabile emiliano, in cui dovrebbe iniziare ad insediarsi il dubbio che in Formula 1 col solo blasone e le sole speranze non si va molto lontano. Stefano Domenicali se ne va, la sua poltrona verrà occupata da Marco Mattiacci, ex respnsabile di Ferrari North America; 43 anni, in Ferrari dal 2001, Mattiacci ha come primo compito quello di riportare serenità e autostima in un ambiente depresso, schiacciato dalle ennesime promesse invernali non mantenute allo sbocciar della primavera. Auguri.

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