Lubiana, la città dai tetti rossi

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di Arianna Catti De Gasperi

Se noi poveri italiani pensavamo di essere i soli ad avere un Pil disastroso non è così. Infatti, anchela Slovenia, nonostante i suoi paesaggi magnifici e la sua ricca cultura, può “vantare” un Pil che nel terzo trimestre2013 hasubito una contrazione dello 0,6% su base annua.

Cosa vuol dire? Che nonostante esteriormente questo Paese sia bellissimo, ha comunque subito la pesante incursione della crisi economica come qualsiasi altro stato europeo. Proprio per questo il premier Alenka Bratusek ha cercato – riuscendoci – di far passare l’approvazione della legge finanziaria per il 2014. Questa legge finanziaria dovrebbe portare nelle casse dello stato 8,63 miliardi di euro di entrate e 9,64 miliardi di euro di uscite.

Per aiutarsi durante la crisi, un altro metodo a cui il governo ha pensato –da notare ancora la somiglianza con l’Italia – è la privatizzazione dell’aeroporto Jože Pučnik di Lubiana. E’ stato messo in vendita oltre il 75 per cento del pacchetto azionario dello scalo e per ora sono giunte dimostrazioni di interesse da operatori di Venezia, Istanbul, Francoforte, Zurigo , Vienna e – ovviamente – aziende cinesi.

Ma d’altronde, come può un Paese crescere se noi stessi Italiani investiamo ma a prezzi ridicoli? Molte aziende nostrane, infatti, aprono filiali nella capitale slovena poiché la forza lavoro e l’energia costa la metà rispetto all’Italia, gli utili reinvestiti vengono detassati e il cuneo fiscale è più basso di sette-otto punti.

Nonostante tutto questo, però, Lubiana rimane una città notevole. Adagiata sul piccolo fiume Ljubljanica presenta un interessante centro storico in stile barocco e Art nouveau. Nel corso della sua storia è stata influenzata dalla sua posizione geografica, incrocio della cultura tedesca, slava e latina, che si fanno sentire e vedere tutte.

Basti pensare che a Lubiana si sono conservate tracce di cinque millenni di storia, tra cui il lascito dell’Emona romana e il centro storico con il castello medievale, facciate barocche, portali ornati e tetti (rossi) storti.

Grande impronta e dimostrazione artistica è stata lasciata anche dall’architetto di fama mondiale, Jože Plečnik. La Lubianadi Plečnik rientra tra le più importanti opere d’arte integrali del XX secolo.

Sfortunatamente e fortunatamente, Lubiana è stata soggetta a svariati disastri naturali: dopo il terremoto del 1511, Lubiana è stata ricostruita sul modello di una città rinascimentale e dopo quello del 1895, che ha gravemente danneggiato la città, è stata nuovamente ricostruita in stile Art nouveau.

C’è da dire che la capitale slovena è decisamente a dimensione d’uomo: camminando si incontrano i principali siti di interesse storico-artistico e la visita non dura più di un paio di giorni. Inoltre, la sua cultura è arricchita enormemente dal fatto che su 270.000 abitanti, un settimo della popolazione della città è composto da studenti, il che rende Lubiana una città decisamente giovane.

Piazza Preseren è la piazza principale e partendo da qui è possibile raggiungere la famosa via Miklosic dove sorgono i più rilevanti monumenti architettonici della città.
Andando nella capitale slovena è ovviamente impossibile tralasciare una visita al castello, che è stato ricostruito e modificato più di una volta nel corso dei secoli.

Il castello di Lubiana (Ljubljanski grad) è un castello in stile medievale completamente ristrutturato nella forma attuale nel 1960 ed è arroccato in cima alla collina che domina il centro storico. La cima della collina fu probabilmente un accampamento dell’esercito romano, dopo un periodo celtico e illirico. Per arrivarci è possibile prendere una comodissima funivia, unico mezzo di trasporto pubblico, oltre agli autobus, che si trova nella capitale slovena.

Notevole è anche piazza Preseren davanti alla chiesa barocca dei Francescani  – e la chiesa stessa del XVII secolo, tutta rosa – raggiungibile attraversando l’originale Ponte triplo (Tromostovje). In principio c’era solo il ponte centrale in pietra (1842) e solo successivamente sono stati costruiti i due laterali (1932).

Altro ponte “must see” è quello pedonale denominato il “Ponte dei draghi”, perché protetto infatti da quattro statue di bronzo che rappresentato 4 draghi, simbolo di Lubiana stessa.

La periferia della città, come nella maggior parte dei casi, è grigia cemento, ma per avere un po’ di essenza slovena basta fare un salto alla piazza del mercato (Mercato di Plecnik), situata accanto al municipio e alla Cattedrale di San Michele.

Insomma, nonostante i problemi economici – e fortunatamente non politici – Lubiana rimane una città degna di nota, che prima o poi nella vita tutti dovrebbero visitare.

 

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